Nina Zilli (intervista): «Con il mio nuovo singolo 'Munsta' parlo di trasformazione e metamorfosi…»


NICOLA RICCHITELLI
– Dallo scorso 6 Maggio è disponibile - in digitale su tutte le principali piattaforme e in rotazione radiofonica - “Munsta”, nuovo singolo che segna l’atteso ritorno in musica di Nina Zilli, una delle artiste più energiche, interessanti e carismatiche della scena contemporanea italiana.

Il brano in uscita su Capitol Records Italy (Universal Music Italy) e disponibile in pre-save al seguente link https://presave.umusic.com/munsta inaugura così in grande stile la primavera in musica di Nina in una veste completamente inedita e rinnovata frizzante e piena di colori.

“Munsta – dichiara Nina Zilli – è una canzone a cui tengo molto e che ti proietta immediatamente nell’immaginario surf dei primi anni 60, ispirazione che mi è venuta guardando una vecchia puntata dei “Munsters” una serie tv, pre Famiglia Adams, caratterizzata da una colonna sonora surf strumentale. Il brano ci invita a riflettere sul tema della trasformazione, un processo naturale che fa parte di quella “metamorforsi” che prima poi interessa ognuno di noi. Anche se cambiare spesso risulta difficile se non impossibile, sono convinta del contrario. Giorno dopo giorno cambiamo, mutiamo, cresciamo, sia nel corpo che nello spirito. 

L’evoluzione è parte imprescindibile del ciclo naturale, ci piace l’idea di sentirci sempre uguali, fedeli a noi stessi, ma spesso sentiamo l’esigenza e il desiderio continuo di cambiare. Cambiare per migliorarsi, lavorare su sè stessi per sentirsi migliori, facendo combaciare l’immagine che gli altri hanno di noi con quello che siamo realmente è un passo importante nelle nostre vite. Evolversi e cambiare fa parte pertanto del naturale percorso di ogni essere vivente, un processo dal quale difficilmente si può scappare, nonostante ci siano comportamenti e atteggiamenti e anche persone che purtroppo sono destinate a non cambiare mai. Un’altra cosa che non cambia mai è l’erba cattiva. Rimane sempre là, sempre pronta a prendere il sopravvento…

Nina, benvenuta sulle pagine del nostre giornale. Innanzitutto, come stai?

R: «Bene direi, ripartita e pronta ai numerosi viaggi che mi aspettano».

Inizierei questa chiacchierata con “Munsta” il tuo nuovo singolo. Quali elementi hanno portato alla composizione di questo nuovo brano?

R: «Ripensavo alla sigla di un vecchio telefilm “i munsters” (una famiglia di mostri, precursori degli Addams) un pezzo surf strumentale che suonavo con la mia band quando ero piccola. Una volta imbastita la canzone, le parole sono immediatamente entrate in questo mondo “mostruoso” ed è diventata “la canzone della farfalla”, simbolo di trasformazione e metamorfosi per eccellenza».

Un brano dove la parola “cambiare” la fa da filo conduttore… Quale invito rivolgi a chi l’ascolta?

R: «A chi ascolta ma anche a me stessa in primis, un invito ad accettarsi per quello che si è e si diventerà. Accettare il cambiamento in noi stessi, per capire poi quello degli altri e convivere con i segni che ci cambiano, con fierezza. Di solito cambiare ci spaventa perchè l’abitudine ci conforta e le rivoluzioni distruggono, prima di ricostruire».

Nina, come è cambiata la tua musica nell’arco della tua carriera e come immagini si possa evolvere?

R: «Dalla prima canzone che ho scritto ad oggi, sia la mia scrittura, così come la mia voce, sono cambiate. Sono stata una piccola pianista in erba, una soprano, ma “ho visto la luce” del soul, del jazz, del r’n’b. La tecnica vocale sicuramente si affina negli anni, così come la scrittura. È talmente un continuo divenire che non mi chiedo neanche mai come sarà domani. L’ispirazione è fondamentale, ma anche imprevedibile, va aspettata e cercata. Poi bisogna anche saperla prendere».

Quali le cose che hanno cambiato la tua musica in meglio e quindi in peggio?

R: «La naturalezza dello scrivere libera da congetture “discografiche” del primo disco, o di quando ero ragazzina, ad esempio, quella non tornerà più. Anche se l’esercizio negli anni aiuta e semplifica il processo di scrittura stessa e non si brancola più nel buio, ci si crea un metodo di lavoro. Il non avere nulla da perdere dell’inizio è bellissimo, ci sono momenti in cui scrivo al pianoforte e mi sento ancora così, oggi so quanto valgono. Confrontarsi col passato invece può spegnere l’entusiasmo a volte, ma se è vero che la storia è la memoria, allora serve sempre».

Nina, quali progetti bollono in pentola per il prossimo futuro?

R: «Non vedo l’ora di farvi sentire nuova musica e riprendere l’attività live. Come chicca extra arriverà un film, “La California”, in cui ho una piccola parte. Sono la barista di un circolino di provincia, una produzione italo-cilena tutta al femminile, alla regia Cinzia Bomoll che dirige un cast tutto emiliano. Non potevo rifiutare!».

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