Deficit nascite Puglia: essenziale aiutare le coppie nel concepimento per invertire il calo demografico


BARI
– Lo scorso anno nel nostro Paese si è scesi per la prima volta sotto le 400 mila nascite (edizione 2022 del Rapporto del Think Tank "Welfare, Italia"). Per effetto della pandemia Covid-19, dal 2019 al 2020 si è ridotto anche il ricorso alla medicina della riproduzione, con un calo del 19% dei cicli di fecondazione effettuati su scala nazionale. Il risultato è che il tasso di natalità in Italia è pari a 6,8 nati per mille abitanti, il valore più basso dell’intera Unione Europea, con un gap di 2,3 nati dalla media europea (9,1 nati). Nelle regioni dove c’è possibilità di accesso con i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza, le prestazioni sono cioè passate dalla Regione), però, le percentuali dei bambini nati con la PMA è nettamente superiore: in Toscana il 6,8% (LEA); Lombardia 6,2% (LEA); Campania-Lazio 2%; Puglia 1,5% (dati SIRU, 2022).

Per sostenere le coppie con difficoltà di concepimento e invertire il fenomeno del deficit demografico, un ruolo rilevante lo assume la sanità territoriale, ovvero il medico di base che può, e deve, entrare a far parte della rete di assistenza alle coppie, con un percorso dedicato in cui i centri PMA sono il fulcro e collettore.
È stato questo il tema cardine del Congresso Regionale della Società Italia della Riproduzione Umana (SIRU) Puglia, che si è tenuto lo scorso 3 dicembre, un importante momento di incontro multidisciplinare tra medici specialisti dei centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), medici di medicina generale e rappresentanti degli enti locali.
L’evento, dal titolo "La presa in carico della coppia infertile nel territorio", ha visto un confronto con l’obiettivo di promuovere reti integrate territoriali nonché la prevenzione e l’eccellenza dei trattamenti disponibili in Regione.
"Il Ministero della Salute ha affidato alla SIRU l’incarico di stilare le nuove linee guida per la cura dell’infertilità, attualmente in attesa di approvazione dal Ministero. L’incarico è stato svolto da un gruppo multidisciplinare di professionisti della materia che ha adattato alla realtà italiana quanto redatto e aggiornato dal NICE - National Institute of Health and Care Excellence (UK). Certamente un grande risultato in un settore in cui, finora, non erano previste raccomandazioni condivise, basate sull’evidenza scientifica - spiega dott. Pasquale Totaro, Responsabile scientifico del congresso e coordinatore della SIRU Puglia, nonché Responsabile del Centro di PMA dell’Ospedale Santa Maria di Bari, Ospedale di GVM Care & Research -. Per poter produrre risultati concreti in termini di assistenza di qualità nella pratica clinica quotidiana, le linee guida devono però essere implementate dai sistemi dei servizi sanitari locali, fornendo alle coppie le informazioni necessarie per approdare a una scelta genitoriale consapevole e a percorsi-diagnostici-terapeutici-assistenziali (PDTA) di qualità e sicurezza. Il Congresso Regionale SIRU è stato concepito come un percorso della coppia, una ‘presa in carico’ a partire dall’identificazione di una causa di infertilità, nel territorio, cominciando dai medici di Medicina generale fino all’assistenza in strutture specializzate".
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 15% delle coppie italiane ha difficoltà nel concepimento, a causa di problematiche che spesso sono affrontabili trattando le patologie che provocano questa infertilità.
I dati presentati dalla SIRU mostrano come le cause dell’infertilità risiedano nell’uomo nel 20-30% dei casi, nelle donne nel 20-35%, in ambedue nel 25-40% dei casi. Nel 10-20% non viene trovata alcuna causa. Attualmente la condizione che più spesso si riscontra in una coppia infertile è l’età avanzata della donna. L’infertilità ha un’incidenza maggiore in chi fuma o è obeso (il fumo di sigaretta riduce del 50% le possibilità di successo con le tecniche di PMA).
"Per questo è importante fare prevenzione, a partire dal primo approccio che è quello con il medico di medicina generale, per salvaguardare il patrimonio di fertilità di cui la coppia dispone e, nel caso le difficoltà al concepimento persistano, indirizzare correttamente le coppie verso centri specializzati che possano effettuare una diagnosi tempestiva e impostare il percorso terapeutico più appropriato" ha dichiarato il dott. Totaro.
Il Centro di PMA dell’ Ospedale Santa Maria di Bari, guidato dal dott. Totaro, è nato nel 1991 ed esegue oltre 1.000 procedure l’anno, oltre a una assidua attività di prevenzione e informazione sui fattori di rischio in vista di una futura gravidanza e sulla importanza della crioconservazione dei gameti.
Secondo la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita (legge 19 febbraio 2004, n. 40, articolo 15) nel 2020 (ultimi dati disponibili per la Puglia) i centri attivi di II e III livello in Puglia, tra cui la struttura barese di GVM, erano 11, eseguendo circa il 5,6% dei trattamenti nazionali. La Puglia è in particolare la 9^ regione per numero di cicli totali in questi centri: sommando tutte le tecniche (IUI, FIVET, ICSI, scongelamento di embrioni e di ovociti, donazioni con gameti maschili e femminili) sono stati 3.507 (per 3.101 coppie trattate) con 326 bambini nati.
"Il Centro PMA dell’Ospedale Santa Maria ha una lunga storia alle spalle: ha compiuto 30 anni nel 2021 ed è cresciuto molto da quando, negli anni Settanta, è stata fondata la prima banca del seme - ha dichiarato nei saluti di apertura del Congresso Eleonora Sansavini, Amministratore Delegato degli ospedali pugliesi di GVM Care & Research -. Nella presa in carico, però, quello che non è cambiato è la centralità del paziente. Il suo interesse globale, infatti, è salvaguardato da un percorso multidisciplinare, che tiene conto di tutte le necessità della coppia che affronta un percorso come questo e di tutti gli aspetti, anche di quello psicologico".
Il congresso è stata l’occasione anche per presentare una brochure sulla fertilità, redatta dalla SIRU Puglia in collaborazione con i Medici di Medicina Generale (ASSIMEFAC, SIICP, SIMG).
Approccio adeguato alla coppia (counseling), valutazione clinica e strumentale di primo livello e tempestività sono stati individuati come pilastri per un corretto indirizzamento verso i trattamenti più adeguati.
"La capacità di fare rete vince sempre rispetto all’azione del singolo - ha dichiarato a margine dei lavori Giuseppe Speziale, Vice Presidente GVM Care & Research -. Da cardiochirurgo conosco bene l’importanza di lavorare in team e mi complimento con la SIRU per aver messo insieme una squadra di lavoro in grado di raggiungere in modo ottimale gli obiettivi prefissati".

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