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venerdì, luglio 21, 2017

"Pensioni da fame, agricoltori sotto la soglia dei 500 euro"

BARI - "Pensioni dignitose per i pensionati di ieri, di oggi e di domani”. E’ questo il tema dell’assemblea pubblica organizzata dalla CIA Agricoltori Italiani della Puglia, in collaborazione con il patronato INAC Puglia e l’ANP Puglia Associazione Nazionale Pensionati. L’incontro si terrà lunedì 24 luglio 2017, alle ore 17, all’Hotel Majesty di Bari, in via Gentile 97/b. “L’obiettivo è quello di continuare la nostra azione sindacale”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia, “per la discussione e l’approvazione, da parte di Parlamento e Governo, delle nostre proposte in merito all’aumento delle pensioni basse e alla garanzia per i futuri pensionati di una pensione dignitosa, oggi compromessa dal sistema retributivo”.

CIA Puglia, Inac e ANP chiedono che le loro proposte siano discusse e approvate in sede di elaborazione della legge di stabilità 2018. L’Assemblea - cui parteciperanno delegazioni CIA, INAC e ANP da tutta la Puglia – sarà coordinata da Giannicola D’Amico, vicepresidente regionale CIA Agricoltori Italiani della Puglia. Interverranno Francesco Tinelli, presidente regionale ANP-CIA Puglia, e Antonio Barile, presidente nazionale patronato INAC. Le conclusioni del dibattito saranno affidate a Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

Equiparare progressivamente i minimi pensionistici al 40% del reddito medio nazionale (650 euro), come previsto dalla Carta Sociale Europea. Questa la richiesta del sistema CIA Agricoltori Italiani, come recentemente ribadito nel corso dell’incontro a Montecitorio tra i vertici dell’organizzazione e Carlo Leoni, consigliere politico della presidente della Camera Laura Boldrini. Un colloquio frutto dell'impegno dell'Associazione a sostegno dei pensionati con manifestazioni in tutta Italia e, soprattutto, con la petizione popolare presentata ufficialmente nei mesi scorsi a Parlamento e Governo. Centomila firme raccolte dall'Anp-Cia sul territorio nazionale che hanno contribuito all'arrivo, il 1°luglio, della sospirata quattordicesima mensilità per circa tre milioni e mezzo di pensionati. Un miglioramento atteso e invocato, che comunque non basta. La CIA sostiene con forza che quell’intervento debba essere confermato nella legge di Bilancio 2018. Pensioni da fame per chi ha lavorato in agricoltura, le più basse d'Europa con una media largamente sotto i 500 euro al mese. Questo costringe i produttori a continuare l'attività, bloccando il turn-over nei campi. La diretta conseguenza è uno dei più bassi indici mondiali di nuovi ingressi nel settore da parte dei giovani, fermi sotto il 6%.

giovedì, luglio 20, 2017

Etichettatura grano, Stea: "Importante per difendere il Made in Puglia"

BARI - “E' una svolta importantissima, che da tempo chiedevamo e che ora diventa concreta. Dopo il via libera all’etichettatura per certificare la filiera del latte, era indispensabile tutelare in egual modo il grano, uno dei prodotti più genuini della produzione agroalimentare nazionale. E tanto era ed è particolarmente importante per difendere il Made in Puglia, dal momento che siamo ormai davanti ad una vera invasione di prodotti provenienti dall’estero, dalla difficile tracciabilità e con qualità organolettiche assai dubbie”. E’ quanto afferma in una nota il consigliere regionale del Gruppo Ap e componente delle Commissioni Bilancio e Agricoltura, Gianni Stea, condividendo appieno il contenuto del decreto interministeriale, firmato oggi dai ministri Martina e Calenda, e che introduce in via sperimentale, per due anni, l’obbligo di indicazione dell’origine del riso e del grano per la pasta”.

“Spero - aggiunge Stea – che sia interesse comune alle istituzioni trovare un punto di intesa per andare oltre la fase sperimentale ed estendere il provvedimento anche al grano utilizzato per altri prodotti e non solo a quello da pasta, in modo da mantenere su livelli di eccellenza la qualità dell’intera filiera agroalimentare pugliese e italiana e nel contempo tutelare la salute dei consumatori, spesso vittime di vere e proprie frodi. Da mesi sosteniamo la necessità dell’etichettatura d’origine obbligatoria, una istanza che abbiamo portato con determinazione su tutti i tavoli locali e nazionali”.

venerdì, luglio 14, 2017

Diga San Giuliano, Cia Puglia: "Campagne a rischio sofferenza idrica"

BARI - Le campagne di Ginosa, Castellaneta e Palagianello rischiano lo stato di sofferenza idrica e, a dispetto di quanto sancito dalla convenzione sulla gestione della diga di San Giuliano, alla Puglia non viene ancora assicurata la normale erogazione di acqua, nonostante le reiterate richieste. È la denuncia di CIA-Agricoltori Italiani Puglia che, in data 8 luglio, ha scritto al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, all'assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Leonardo Di Gioia e al Commissario Straordinario dei Consorzi di Bonifica Alfredo Borzillo per chiedere un intervento tempestivo e risolutorio affinché si garantisca il rispetto dell'accordo che prevede la divisione in parti uguali tra Puglia e Basilicata dell'erogazione delle risorse idriche a uso irriguo dell'invaso. Le due Regioni sono, infatti, comproprietarie della diga in provincia di Matera ed il 50% dell'acqua accumulata su base annua è destinato ad alimentare la rete irrigua del comprensorio del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara.

"La Puglia, lo ricordiamo, si sobbarca la metà delle spese e, dunque, ha tutto il diritto di usufruire della sua quota di disponibilità idrica - insiste il presidente CIA Puglia Raffaele Carrabba - Peraltro, la Basilicata avrebbe quasi esaurito la sua dotazione, perché si irriga già da febbraio, mentre in Puglia la stagione irrigua è iniziata da poco e finora il Consorzio Stornara e Tara ha attinto poca acqua e non si capisce perché il Consorzio di Bradano e Metaponto che gestisce la diga intenda ridurre l'erogazione nei mesi di luglio e agosto". Al dieci maggio, data della prima richiesta del Consorzio pugliese, a fronte di un volume utile di 53.594.000 mc, la Puglia poteva disporre di 26.797.000 mc, la metà appunto. Al 6 luglio ne aveva consumati solo 4.916.160, mentre il Consorzio di Bradano e Metaponto ha utilizzato 9.149.557 mc. Secondo convenzione, alla Puglia spettano ancora 21.880.840 mc, alla Basilicata 17.647.443 mc. Dati che chiaramente variano di giorno in giorno (attualmente la Regione Basilicata sta prelevando circa 3,5 mc al secondo, la Puglia meno della metà) e che non tengono conto dei volumi prelevati dal solo Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto dal primo gennaio al 9 maggio.

Nei fine settimana è già successo che il Consorzio di Bradano e Metaponto abbia ridotto o addirittura chiuso l'erogazione di acqua alla Puglia. "Sono circostanze che consideriamo gravissime e che rischiano di compromettere l'economia agricola di ampie zone della provincia di Taranto, viste le temperature eccezionali che stanno mettendo a dura prova i terreni - conclude il presidente CIA Puglia Raffaele Carrabba - Abbiamo davanti un'estate probabilmente tra le più torride degli ultimi anni e non possiamo rischiare che la siccità bruci le nostre produzioni e devasti la superficie agricola. Confidiamo nel buon senso e auspichiamo il rapido ripristino delle condizioni sancite dalla convenzione, affinché si possa ristabilire il principio di equità".



giovedì, luglio 13, 2017

Agricoltura, M5S: "Italia perde posizioni nel mondo ma piano olivicolo stenta a partire"

BARI - Per fronteggiare il tracollo della produzione di olio extravergine d’oliva italiano, su cui lancia l’allarme il Cno, risulta sempre più necessaria l’attuazione del Piano olivicolo nazionale fortemente voluto dal M5S

Da leader indiscussi del mercato e punto di riferimento mondiale a “nobile decaduta”, superata anche da paesi che non godono neppure di una stabilità politico-economica. È il destino a cui sta andando tristemente incontro l’Italia nel settore olivicolo-oleario con un tracollo nella produzione di olio extravergine d’oliva pari al 31% negli ultimi sei anni. A lanciare l’allarme è il presidente del Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) Gennaro Sicolo, secondo il quale “il trend di lungo periodo della produzione è in forte calo, mentre i più agguerriti concorrenti europei e mondiali registrano tassi di crescita produttiva eccezionali”. Stando ai dati provvisori della corrente campagna di commercializzazione dell’olio di oliva (ottobre 2016 – settembre 2017), pubblicati dalla Commissione europea su dichiarazioni periodiche trasmesse dai singoli Stati membri, a superare le 183mila tonnellate italiane ci sarebbero anche paesi come la Tunisia e la Siria, oltre la Grecia e la Spagna, attuale maggiore esportatore sul mercato globale con una quota del 53%. Ciò, mentre l’Italia ha visto scendere la propria percentuale di esportazioni mondiali dal 46% al 36% in 25 anni (dal 1990 al 2015).

“Dopo i dati del Crea e del Centro Studi Confagricoltura, resi noti in primavera, che parlavano di una Italia scivolata al quarto posto e con prezzi medi per il proprio prodotto esportato nettamente più bassi di quelli iberici, ecco un altro eclatante segnale di crollo per l’olivicoltura italiana – dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Alcune delle motivazioni del tracollo della produzione sono note da tempo come l’abbandono dei campi, la frammentazione delle imprese nonché il mancato ammodernamento del settore. Ma se la Spagna ci ha superato in maniera così evidente è anche perché mentre gli iberici in 30 anni hanno realizzato ben cinque piani olivicoli, in Italia stenta ancora a prendere avvio il primo piano ottenuto, nel maggio 2015, grazie alla nostra risoluzione in Commissione a Montecitorio e atteso da tantissimi anni dal comparto. Continuiamo a sollecitare il ministro Martina a mantenere gli impegni presi in Parlamento”.

Ciò che permette all’Italia di rimanere ancora il paese di eccellenza dell’extravergine sono proprio le importazioni da quei territori oggi maggiormente produttivi che forniscono materia prima, da cui vengono creati blend miscelando le diverse partite e mantenendo i marchi nazionali. Secondo il Cno, “per risalire le classifiche internazionali servirebbero almeno 150 milioni di nuovi olivi in produzione e almeno 25mila nuovi addetti per assicurare il ricambio generazionale nei campi” ma senza una “politica di investimenti” e “un orientamento favorevole verso la tecnologia, l’innovazione e l’impresa” ciò non sarà possibile.

“Sarebbe ora, pertanto – conclude il deputato Giuseppe L’Abbate (M5S) – che il Governo si concentri sul finanziamento dei piani produttivi nazionali di filiera, ad iniziare da quello olivicolo, piuttosto che perpetrare una politica di regalie al mondo delle banche, come per i 17 miliardi di euro per il decreto banche venete”.

giovedì, luglio 06, 2017

Caporalato, arresti in Puglia: "Non criminalizziamo gli agricoltori"

BARI - “Piena fiducia nel lavoro della magistratura, la politica e la pubblica opinione non facciano l’errore di criminalizzare un intero comparto: l’agricoltura è fatta soprattutto di persone perbene, che a costo di enormi rischi e sacrifici cercano di produrre sviluppo e reddito non solo per stessi ma per migliaia di famiglie”. E’ con queste parole che Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia, commenta la notizia degli ultimi arresti sul territorio pugliese.

“A Foggia, con il contributo di tutti gli attori del tavolo, siamo riusciti a raggiungere un’intesa proficua con il nuovo contratto agricolo provinciale”, ha aggiunto Carrabba. “Stiamo lavorando tutti i giorni affinché questo risultato possa essere raggiunto anche per le altre province, a cominciare da Bari, Lecce, Brindisi e Taranto”. Alla base della lotta alla illegalità, secondo CIA Agricoltori Italiani della Puglia, devono esserci regole realmente condivise, una visione più ampia del ruolo fondamentale ricoperto dagli agricoltori non solo economicamente e dal punto di vista occupazionale, ma anche dal punto di vista sociale e culturale.

“Lo abbiamo detto in tempi non sospetti”, ha continuato Carrabba: “massimo rigore nel perseguimento di gravi reati quali il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori e, allo stesso tempo, coordinamento nei controlli, messa in atto di azioni positive e di sostegno verso le aziende agricole sane, che sono la stragrande maggioranza. L'azione repressiva nei confronti di gravi reati quali il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori non può che esser perseguita con la massima tenacia e durezza, allo stesso tempo non va trascurato il fatto che le normative in tema di caporalato vanno ad aggiungersi a un apparato sanzionatorio già estremamente articolato e complesso. Servono azioni positive e di sostegno nei confronti della maggioranza delle aziende agricole sane, con incentivi alle assunzioni e semplificazione amministrativa, per un reale cambiamento, altrimenti si darà ragione a chi, sbagliando, criminalizza un comparto che è l’unico, in Italia, a far crescere l’occupazione in generale, offrendo le maggiori possibilità lavorative a giovani, donne e immigrati”.

CIA Agricoltori Italiani della Puglia chiede da tempo un approccio ispettivo completamente nuovo e diverso da quello attuale, un sistema di vigilanza che dia priorità alle violazioni sostanziali rispetto a quelle formali, che non sia percepito dalle aziende come vessatorio, che sia più efficiente nei confronti delle reali situazioni di violazione, più fiducioso nei confronti di tutto il resto di un settore che, tra mille difficoltà, apporta valore, lavoro, qualità. I controlli vanno operati, ma sugli stessi è necessario vi sia pianificazione e coordinamento tra gli esecutori degli stessi. Non è accettabile, infatti, che in una stessa azienda agricola, sul medesimo appezzamento e per l’identico gruppo di operai si concentrino più controlli nell’arco di pochi giorni da parte di Carabinieri, Ministero del Lavoro, Corpo Forestale dello Stato e Guardia di Finanza che richiedono di verificare – a distanza di poche ore – la stessa documentazione bloccando per ore e ore il lavoro aziendale. Serve, dunque, che venga urgentemente reso operativo il registro unico dei controlli e che sia attuato uno snellimento burocratico di tutte le procedure.

“Non c’è una guerra tra produttori agricoli e lavoratori, anzi, la stragrande maggioranza degli agricoltori e delle persone che lavorano nelle aziende agricole, insieme, costruiscono giorno per giorno un patto sul quale si fondano la serenità e il futuro di migliaia di famiglie, con un rapporto di fiducia e collaborazione che dura in molti casi da tanti anni”, ha aggiunto Carrabba. “Questo significa che le organizzazioni come la nostra, e la CIA non lo dimentica mai, devono favorire con equilibrio i legittimi interessi degli agricoltori e dei lavoratori, senza mortificare le istanze dell’una o dell’altra componente del sistema”. “I veri agricoltori, i nostri agricoltori, sono impegnati nel rispetto della legge e della legalità, e nella valorizzazione di una ‘fabbrica a cielo aperto’ in cui investono tutta la loro vita, col rischio di vedere vanificati i loro sforzi da fenomeni climatici impazziti o dai furti e dall’azione della criminalità. Sostenere l’agricoltura è un impegno comune che deve contraddistinguere tutti quanti, enti, istituzioni, associazioni e aziende”, ha concluso Carrabba.

venerdì, giugno 23, 2017

Caporalato, a Lecce il camper Asl che tutela la salute dei braccianti

LECCE - Nei giorni scorsi la Asl ha approvato il progetto “Interventi itineranti per la sicurezza in agricoltura : vigilanza e controllo sanitario ed informazione/formazione dei lavoratori stagionali con particolare riguardo a quelli migranti”,  nel quadro dell’accordo della regione con i ministeri dell’interno, dell’Agricoltura e del Lavoro, per il contrasto al caporalato e lo sfruttamento del lavoro.
Prende così corpo il protocollo d’intesa fra la Asl di Lecce, il comune di Nardò, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas della diocesi Nardò-Gallipoli, la cooperativa sociale “Rinascita” e l’Istituto di cultura mediterranea.

Il settore agricolo è considerato ad alto rischio infortunistico. Nei primi mesi del 2016  due lavoratori nordafricani morirono in campagna a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. Il primo per patologia generica aggravata dalle avverse condizioni ambientali e di lavoro, il secondo per il ribaltamento di un trattore privo dei requisiti di sicurezza. Un ruolo importante rivestono anche gli infortuni legati all’utilizzo di prodotti fitosanitari e alla movimentazione manuale dei carichi pesanti.

In prima linea il personale del Dipartimento di Prevenzione della Asl che svolgerà opera di formazione e informazione in tema di sicurezza del lavoro e controllo sanitario, in collaborazione con le associazioni,  per offrire i servizi “a domicilio”, in prossimità delle residenze provvisorie dei lavoratori.

Al centro dell’attenzione soprattutto il campo allestito presso “Masseria Boncuri” in agro di Nardò, dove un’equipe composta da un medico, un tecnico della prevenzione e un’ unità per le mansioni infermieristiche e amministrative, effettuerà visite di controllo a bordo di un camper attrezzato o in locali prossimi alle dimore dei lavoratori.

Il progetto si pone inoltre l’obiettivo di promuovere legalità e sicurezza nei rapporti di lavoro, con la presenza sul campo di ispettori e presìdi  medico-sanitari mobili per assicurare interventi di 1° soccorso e di prevenzione. La presenza di mediatori linguistici favorirà la consapevolezza nei lavoratori dei diritti sociali sindacali e sanitari e dei rischi per la salute.

Il controllo prevede la visita medica per valutare l’idoneità per il rischio bio-meccanico della colonna vertebrale, oltre al rischio cardiovascolare legato alla fatica fisica, caratteristica del lavoro agricolo. Se occorre anche esame spirometrico ed elettrocardiografico. Costo complessivo  del progetto 38.750 euro.

lunedì, giugno 19, 2017

Agricoltura, allarme siccità, M5S: "Contrastare lo sfruttamento indiscriminato delle risorse idriche"

BARI - “Non possiamo più sottovalutare la crisi idrica che ogni anno nei mesi più siccitosi investe la nostra Regione. Il problema per la  Puglia non si deve ridurre solo agli invasi, ma va attribuito anche allo sfruttamento indiscriminato delle risorse idriche esistenti, che provoca un impoverimento qualitativo e quantitativo delle stesse”. Lo dichiara il consigliere del M5S Cristian Casili in merito all’allarme siccità nelle campagne pugliesi.

“Se da un lato infatti risulta predominante nel comparto potabile la provenienza extraregionale delle acque utilizzate, dall’altro gli usi agricoli sono soddisfatti all’80% dalle risorse regionali, rappresentate sostanzialmente dalle acque sotterranee che sono in forte stress idrico. L’eccesso del prelievo di acqua - continua il vicepresidente della Commissione Ambiente - si traduce in un generalizzato deterioramento degli acquiferi, specie per contaminazione salina che espone i nostri terreni ad ulteriore fenomeni di desertificazione. A questo si aggiunge una estesa impermeabilizzazione di suoli, che non permette alle nostre falde di ricaricarsi nei periodi più piovosi”.

Migliaia secondo il consigliere pentastellato i pozzi mai censiti nelle campagne pugliesi con cui vengono prelevate abusivamente risorse idriche sotterranee.

“Una situazione che va affrontata urgentemente ed in modo sistemico - incalza Casili - occorre un intervento che preveda sia una capillare ricognizione dello stato di fatto, che l’individuazione di risorse sostitutive e il ricorso a colture meno idroesigenti. Certamente - spiega il pentastellato - il ricorso al riutilizzo dei reflui, che fino ad oggi sconta forti ritardi con i depuratori, diventerà fonte alternativa importante per la Puglia, se pensiamo che ogni anno per 100 mila abitanti sversiamo in mare 7 milioni di mc di acqua. È evidente che se oggi la principale fonte irrigua per la nostra agricoltura è l’acqua di falda, occorre un cambio repentino di rotta, perché quell’acqua non è illimitata e a fronte delle problematiche riscontrate negli ultimi anni rischiamo di restare veramente a secco o di salinizzare irreversibilmente le acque di falda rendendole inservibili per la nostra agricoltura con un danno epocale. Oggi  nel settore agricolo vi è ancora poca consapevolezza su questa problematica, occorre puntare all’innovazione nelle tecniche di irrigazione, alla disponibilità di specie vegetali produttive a bassa idroesigenza e di tecniche di aridocoltura. Chi oggi propina una olivicoltura superintensiva o sistemi colturali fortemente energivori e idroesigenti - conclude - non sta facendo i conti con la penuria d’acqua sempre crescente”.

Grano, "La Giunta si attivi per la tracciabilità del prodotto e sostenga il comparto"

BARI - “Quando abbiamo saputo dell’arrivo prossimo della ‘balena canadese’ contenente migliaia di tonnellate di grano, abbiamo condiviso e sostenuto la legittima protesta degli agricoltori pugliesi, già duramente provati da una crisi che ha provocato una contrazione di circa 60 mila posti di lavoro con una perdita stimata nel 2016, per il crollo dei prezzi, pari a 145 milioni di euro. Oggi, la notizia del sequestro del grano giunto a Bari per presenza di sostanze chimiche superiori ai limiti, impone una serissima riflessione in sede regionale: non solo c’è un settore in ginocchio, ma anche dei consumatori ignari che vanno tutelati”. Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta.

“Un fatto – aggiunge - che alimenta le ragioni dei nostri agricoltori che producono grano di altissima qualità sostenendo, così, anche costi molto più alti rispetto ai produttori stranieri. Ed il problema della tracciabilità è il nodo centrale: il made in Italy è una garanzia che va assicurata ai cittadini. Purtroppo, invece, il grano arriva nel nostro Paese e utilizzato per fare la pasta che verrà identificata come italiana, quando in realtà non è così. La Giunta regionale – conclude Gatta - deve sollecitare il governo nazionale a richiedere obblighi più stringenti per identificare la provenienza della merce in sede Ue: la nostra è la prima regione d’Italia per produzione di grano duro. Abbiamo più di un motivo per lottare a sostegno degli agricoltori”.

venerdì, giugno 16, 2017

Xylella, Cia Puglia: "Riavviare subito il monitoraggio"

BARI - “Finora è stato fatto un ottimo lavoro, adesso occorre riavviare il monitoraggio effettuato dagli ispettori fitosanitari dell’Arif”. CIA Agricoltori Italiani della Puglia chiede alla Regione di riprendere a monitorare una situazione, quella della Xylella, che appare in continua evoluzione, come si registra da nuove segnalazioni riguardo a casi sospetti e non ancora verificati sul possibile avanzamento del batterio.

“Da agosto 2016, e fino a qualche settimana fa, è stato fatto un grande lavoro dalla Regione Puglia, soprattutto attraverso il controllo puntuale e il monitoraggio sul campo di circa 160mila ettari di uliveti”, ha dichiarato Giannicola D’Amico, vicepresidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia. “Il monitoraggio ha permesso non solo di mappare la situazione, in modo da costituire una base per la ricerca e le altre azioni di controllo e prevenzione, ma è stato oltremodo utile per riscontrare nuovi focolai così da poter programmare azioni di contrasto e contenimento”. Riavviare il monitoraggio, per CIA Puglia, significa anche estendere i controlli oltre la zona cuscinetto, in modo da avere le informazioni necessarie ad attuare interventi, misure di prevenzione e tutto quanto è indispensabile per continuare la lotta contro la Xylella.

“La Regione Puglia si è trovata ad affrontare una emergenza drammatica e lo ha fatto senza lesinare impegno e risorse, come noi di CIA Puglia abbiamo chiesto sempre, anche con la grande manifestazione che lo scorso marzo ha portato davanti alla sede del Consiglio regionale oltre 2mila agricoltori dalle province di Lecce, Brindisi e Taranto”, ha ricordato Giannicola D’Amico. “La mobilitazione contro l’avanzata del batterio e per il sostegno agli olivicoltori deve essere permanente, e di questo sono certamente consapevoli il presidente Michele Emiliano e l’assessore Leonardo Di Gioia, che in questi due anni hanno dimostrato la necessaria sensibilità verso una questione enorme”, ha aggiunto il vicepresidente regionale di CIA Puglia.

“Il nostro ruolo, come organizzazione agricola, è quello di non abbassare mai la guardia perché l’obiettivo è quello di contrastare l’espansione del batterio e di perseguire una strategia che garantisca un futuro alle aziende agricole danneggiate”, ha concluso D’Amico.

Furti nelle campagne, in Puglia milioni di euro in fumo

BARI – Da Foggia alla punta estrema della Puglia, passando per la Bat, Bari, Brindisi, Lecce e Taranto, non c’è tregua per gli agricoltori che continuano a essere vittime di bande criminali che mettono a segno furti a ripetizione nelle campagne. Dell’emergenza criminalità che si è abbattuta sulle aziende agricole pugliesi se n’è discusso nella sala convegni del Comune di Palo del Colle, durante il convegno organizzato da CIA Agricoltori Italiani incentrato su un tema di drammatica attualità, “La grave crisi economica legata agli atti criminosi nelle campagne”. All’incontro, coordinato dal presidente CIA di Palo del Colle Giacomo De Robertis, sono intervenuti: il sindaco di Palo del Colle, Anna Zaccheo; il direttore regionale CIA Puglia, Danilo Lolatte; il vicepresidente della Regione Puglia, Antonio Nunziante; e Raffaele Carrabba, presidente regionale CIA Puglia.

LA CAMPAGNA DI ASCOLTO. Le sedi CIA Puglia, attive su tutto il territorio regionale, stanno lavorando da diversi anni – e in modo ancora più determinato negli ultimi mesi – per ascoltare gli agricoltori e raccogliere il loro grido d’allarme sulla gravità degli atti criminosi che danneggiano l’economia pugliese e, in modo particolare, le aziende agricole e zootecniche. Furti di macchinari, razzia di prodotti e produzioni già trasformate, assalti notturni alle aziende e danneggiamento doloso di vigneti, frutteti e campi coltivati hanno raggiunto negli ultimi anni un livello insostenibile.

PIU’ RISORSE PER L’INTELLIGENCE. Per CIA Agricoltori Italiani della Puglia, tutte le iniziative istituzionali e private tese ad aumentare prevenzione, sicurezza e repressione dei fenomeni criminosi in atto sono non solo necessarie, ma fondamentali. Uno sforzo comune va sostenuto per quanto riguarda il potenziamento delle risorse a disposizione di una più accurata e continua azione di intelligence, un’azione di indagine accurata, ad ampio raggio, che individui non solo la manovalanza criminale ma anche e soprattutto la rete attraverso la quale la grande criminalità ha trasformato la drammatica insicurezza delle campagne in un business miliardario che ha connessioni con l’estero. I furti nelle campagne, infatti, soprattutto quelli che riguardano mezzi agricoli di grande valore, alimentano un commercio illegale con snodi in tutto il Mediterraneo.

I DANNI E LE CONTROMISURE. I furti incidono per milioni e milioni di euro sulla dotazione tecnica e infrastrutturale delle aziende agricole, oltre che sulla crescita esponenziale dei costi necessari ad approntare delle difese. Negli scorsi mesi, su tutto il territorio regionale si sono registrati decine di casi, alcuni finiti tragicamente. Il controllo del territorio attraverso sistemi di videosorveglianza e altre tecnologie ha un costo molto elevato, ma è una delle misure più concrete per scoraggiare almeno in parte i continui assalti di cui sono vittime gli agricoltori. A partire dal Pon, il Programma Operativo Nazionale “Legalità”, è necessario che le istituzioni regionali e comunali effettuino una ricognizione delle risorse e dei progetti utili a sostenere una decisa azione di prevenzione che migliori i livelli di sicurezza nelle zone rurali, soprattutto quelle più isolate. E’ necessario che le Prefetture convochino, periodicamente, dei tavoli per monitorare costantemente il fenomeno.

LA SICUREZZA, PRECONDIZIONE PER LO SVILUPPO. Garantire la sicurezza ai cittadini e agli imprenditori delle zone rurali è condizione essenziale per lo sviluppo. CIA Agricoltori Italiani della Puglia è a disposizione per valutare assieme a tutti gli attori istituzionali e alle forze dell’ordine ogni utile e concreta proposta per affrontare la questione e contrastare l’assalto della criminalità alle nostre campagne. Gli agricoltori sono sfiniti, esasperati, hanno paura e non ce la fanno più a sostenere una situazione che peggiora di giorno in giorno. Servono azioni concrete, ragionate, una consapevolezza diffusa e radicata di un problema enorme. Il primo passo è denunciare. I semplici cittadini, i lavoratori delle campagne, gli imprenditori agricoli abbiano il coraggio e la coscienza di denunciare i delinquenti, i loro soprusi, le minacce. Questo è un passo essenziale. Dopo di che è necessario che con il contributo di tutti si possano attuare proposte concrete per affrontare il problema.

venerdì, giugno 09, 2017

Grano duro, nuova guerra dei prezzi. Cia Puglia: “Governo intervenga”

BARI - “Il Governo si dia da fare, la guerra del grano non riguarda un solo territorio, ma l’identità e il futuro dell’agricoltura italiana”. Sulle difficoltà del comparto cerealicolo, rese drammatiche dallo stallo dei prezzi corrisposti ai produttori e dalla immutata propensione della parte industriale a privilegiare l’import a discapito della qualità garantita ai consumatori, è intervenuto Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

“Privilegiamo misure concrete e un approccio realistico al problema”, ha aggiunto Carrabba. “Cominciamo con l’istituire la CUN, la Commissione Unica Nazionale per la rilevazione del grano duro, a Foggia. La Puglia è il territorio che produce più qualità e la maggiore quantità del grano duro in Italia. E’ una promessa del Governo da tanto tempo, anche troppo, ed è il momento di realizzare quell’impegno”.

Il rilancio del comparto, secondo CIA Agricoltori Italiani della Puglia, presuppone l’attivazione di una serie di misure: 1) velocizzare l’attuazione delle misure previste nel piano cerealicolo nazionale; 2) incentivare accordi e contratti di filiera equi che diano valore alla qualità dei grani italiani 3) prevedere una campagna di promozione della pasta italiana nel mondo; 4) garantire la massima trasparenza delle borse merci; 5) rendere obbligatoria la comunicazione delle scorte da parte degli operatori commerciali e industriali; 6) autorizzare eventuali nuovi centri di stoccaggio per l’ammasso delle sole produzioni locali, volte a favorire una maggiore aggregazione dell’offerta; 7) verificare che i centri di stoccaggio autorizzati siano destinati principalmente per le produzioni locali. Nel 2016, i dati relativi alle quantità di grano raccolte in Puglia misero in rilievo numeri da record. Alla crescita delle quantità raccolte, tuttavia, fece da contraltare il vero e proprio crollo della produzione lorda vendibile, vale a dire del valore del frumento duro, per effetto del gioco al ribasso che caratterizzato il prezzo corrisposto ai produttori.

In media, nel 2016 ogni impresa agricola che ha destinato in parte o totalmente la propria terra alla coltivazione del grano ha perso circa 165 euro per ogni ettaro. “Bisogna ricordare e ribadire che, al di sotto dei 30 euro al quintale, i produttori non riescono a sostenere i costi di produzione: praticamente, sono costretti a produrre in perdita”, ha spiegato Carrabba.

“Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: è necessario che il governo mostri la volontà, e abbia la necessaria determinazione, di intervenire con ogni strumento a sua disposizione per sostenere la redditività degli agricoltori e scongiurare lo scenario peggiore, vale a dire che i produttori decidano di rinunciare a coltivare grano. “Abbiamo sentito parlare di ‘pasta italiana 100%’ e di altre idee importanti, che condividiamo, ma per giungere a un obiettivo tanto ambizioso è necessario essere consapevoli che tutto il settore necessita di una diversa organizzazione di filiera, attraverso il sostegno della qualità, della ricerca applicata al settore agroalimentare, tutti elementi che possono aumentare il potere contrattuale della produzione rispetto alle industrie di trasformazione”. “Senza provvedimenti, per rientrare almeno dei costi di produzione, gli agricoltori saranno costretti a investire meno e quindi a realizzare un prodotto meno qualitativo. Se questo dovesse accadere, a perderne sarebbe tutto il sistema agricolo italiano”.

martedì, giugno 06, 2017

Agricoltura, Stefàno: "Serve cambio di passo. A rischio sopravvivenza del sistema"

BARI - “La denuncia del presidente di Coldiretti Puglia di ieri e quella di qualche giorno fa del presidente di Confagricoltura Bari, sullo stallo delle misure del PSR Puglia, e non solo, certificano una situazione che sarebbe utile provare a sanare subito, per non mettere a rischio la sopravvivenza del comparto agroalimentare pugliese”. Lo dichiara in una nota il senatore pugliese de La Puglia in Più, Dario Stefàno.

“L’impasse su molti dei punti chiave per il settore agricolo pugliese, denunciato dalle associazioni dei produttori – aggiunge il senatore - desta non poche preoccupazioni, in un momento di grandi cambiamenti e di grosse criticità per la Puglia agricola, alle prese non solo con la tragedia Xyella”.

"Il fatto che, dopo 2 anni, siano due grandi organizzazioni nazionali ad esprimere un giudizio così severo, libera tutti dall'imbarazzo che lo stesso possa venire confuso come valutazione politica e strumentali ad altri fini. Al contrario, chiama alla responsabilità di essere conseguenti per invertire la rotta rispetto ad un biennio che rischia di farsi riconoscere solo per l'assenza di scelte".

“E’ evidente – conclude Stefàno – che serve un cambio di passo deciso e veloce, così come sono certo che il presidente Emiliano si farà carico di assicurare una soluzione a tale situazione, un cambio di passo, perché ne va della sopravvivenza del sistema”.

domenica, maggio 21, 2017

Puglia, allarme Coldiretti: "ciliegie a rischio"

BARI - Tra la giornata di ieri e quella di oggi violenti nubifragi si sono abbattuti in diverse località del Barese, con grandinate localizzate a Capurso e Putignano, dove si registrano i disagi più gravi e i maggiori danni nelle campagne.

Nelle prossime ore, secondo Coldiretti, solo quando sarà possibile entrare nelle campagne, si potrà procedere alla verifica dei danni, soprattutto sulle ciliegie, dopo i danni sulla qualità Bigarreaux a causa delle forti raffiche di vento della settimana scorsa.
 
"Disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima - dichiara Gianni Cantele, Presidente di Coldiretti Puglia - che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e subiscono l'aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi. Di fronte al ripetersi di queste situazioni imprevedibili diventa sempre più strategico il ricorso all'assicurazione, quale strumento per la migliore gestione del rischio".

lunedì, maggio 15, 2017

Al via la Settimana della Biodiversità

BARI - Al via la Settimana dedicata alla biodiversità in Puglia, dal 18 al 26 maggio, tra mostre, convegni, presentazioni di libri, visite guidate ai campi e alle aziende, laboratori didattici e tanto altro per celebrare la ‘Giornata nazionale della Biodiversità’ (indetta dalla legge nazionale n. 194 del 2015 il giorno 20 maggio).

E’ stato presentato questa mattina alla stampa, dall’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, l’evento dedicato alla riscoperta delle antiche varietà coltivate, fondamento delle tradizioni alimentari e della storia rurale pugliese. Le iniziative della ‘Settimana della biodiversità’ sono organizzate dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia, in occasione della ‘Giornata nazionale della Biodiversità’ (indetta dalla legge nazionale n. 194 del 2015), fissata il prossimo 20 maggio. Una otto-giorni per raccontare il lavoro svolto sino ad oggi dalla Regione e dai gruppi di lavoro dei progetti integrati che hanno recuperato, caratterizzato e conservato le risorse genetiche vegetali autoctone.

“La tutela e la valorizzazione della biodiversità è asset strategico per lo sviluppo rurale della nostra Regione – ha sottolineato l’assessore di Gioia - ed eventi celebrativi come quello che presentiamo sono pretesti importanti per raccontare quanto svolto fino ad oggi in termini di studio, ricerca e conservazione delle specie autoctone e di tutto quanto è stato messo in campo dalla politica regionale a favore della tutela e valorizzazione della nostra economia agricola. Il nuovo Programma di Sviluppo Rurale della Puglia per il periodo 2014-2020 riserva alla tutela della biodiversità importanti e nuove risorse finanziarie così da sostenere gli agricoltori che si impegnano a coltivare in modo sostenibile, tale da conservare le risorse naturali e il patrimonio rurale, a vantaggio dell’immenso potenziale agricolo pugliese e della nostra qualità di vita. La Regione Puglia - ha proseguito l’assessore - crede fortemente nel valore della propria diversità agricola, zootecnica, forestale e alimentare, come testimoniato dalla Legge regionale n. 39 del 2013 ‘Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, forestale e zootecnico’ che ha anticipato le scelte nazionali e che rappresenta oggi il quadro istituzionale in cui vanno ricondotte tutte le azioni a tutela della biodiversità di interesse agricolo. Tutelare e difendere la biodiversità vegetale - conclude Di Gioia - significa preservare il paesaggio rurale, conservare tradizioni e tramandare storie millenarie, per consegnare questo patrimonio alle future generazioni”.

Sono 632 le specie autoctone vegetali della Puglia e numerose sono le antiche varietà a rischio di estinzione, gelosamente custodite dai nostri agricoltori, che pensavamo perdute e che sono state ritrovate sui nostri territori grazie ad un’attenta opera di esplorazione.

Gli eventi in programma per la Settimana sono 32 in tutte le province pugliesi, organizzati in collaborazione con i cinque progetti finanziati con il Programma di sviluppo rurale 2007-2013, per un importo complessivo di 9 milioni di euro. Tante le iniziative: seminari, visite guidate ai campi di conservazione delle piante ‘biodiverse’ e alle aziende dei ‘coltivatori custodi’, laboratori didattici presso gli Istituti di ricerca, e ancora una mostra fotografica sulle varietà locali e sui prodotti, mostre pomologiche sui frutti antichi della Puglia, presentazione di libri sulla biodiversità locale, degustazioni e laboratori aperti al pubblico.

La sede dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia (lungomare Nazario Sauro, 45/47, Bari) ospiterà per tutta la durata dell’evento la mostra fotografica ‘Biopatriarchi, varietà locali di ortaggi, legumi, cereali, olivo, vite e frutti pugliesi dimenticati e ritrovati’. La Settimana vedrà anche il coinvolgimento degli studenti universitari del progetto ‘agraria e forestale’, che hanno lanciato un contest fotografico sulla biodiversità delle colture pugliesi.

 “Con la legge – ha specificato il dirigente della Sezione Competitività delle Filiere Agroalimentari, Luigi Trotta - anche la Puglia potrà contribuire attivamente al pieno rispetto del Trattato FAO sulle risorse genetiche agricole, d’intesa con il Governo e con le altre Regioni e province autonome”, rimarcando che “la settimana in programma è l’occasione per raccogliere tutte le forze positive che hanno animato la biodiversità pugliese negli ultimi anni: i biopatriarchi, i ricercatori, i cittadini, gli studiosi, gli agricoltori e allevatori, gli studenti, tutti uniti in questi giorni per la grande festa che celebra la riscoperta della nostra identità e una nuova possibilità di sviluppo  dei territori rurali”.

Al termine della conferenza stampa l’Assessore di Gioia ha premiato 18 Biopatriarchi cui è stato riconosciuto il merito di aver conservato e protetto specie vegetali in via d’estinzione a tutela della biodiversità pugliese.

giovedì, maggio 11, 2017

Al via la Settimana della Biodiversità pugliese

BARI - In occasione della Giornata nazionale della Biodiversità, che sarà il prossimo 20 maggio, l’assessore alle Risorse Agroalimentari, Leonardo di Gioia, presenterà alla stampa la Settimana della biodiversità pugliese di interesse agricolo e alimentare, in programma dal 18 al 26 maggio 2017 in numerose località pugliesi.

La conferenza stampa si terrà lunedì 15 maggio alle ore 11.00, nella Sala Conferenze dell’Assessorato regionale all’Agricoltura (Lungomare Nazario Sauro, 45/47).

Tante le iniziative: seminari, visite guidate ai campi di conservazione delle piante ‘biodiverse’ e alle aziende dei ‘coltivatori custodi’, laboratori didattici presso gli Istituti di ricerca, mostra fotografica delle varietà locali e dei prodotti, mostre pomologiche, presentazione di libri sulla biodiversità locale.

 La Settimana è l’occasione per valorizzare e per promuovere le centinaia di varietà vegetali ritrovate sul nostro territorio e gelosamente custodite dai nostri agricoltori, e per favorirne le azioni a tutela delle stesse.

Gli eventi saranno occasione per comunicare risultati, attività e curiosità del prezioso lavoro svolto negli ultimi anni dalla Regione, sia direttamente che attraverso i Progetti integrati sulla Biodiversità a tutela delle antiche varietà di interesse agricolo a rischio di estinzione, delle nostre tradizioni alimentari e della storia rurale della Puglia.

Al termine della conferenza stampa l’assessore di Gioia premierà i Biopatriarchi per l’impegno e lavoro svolto nella tutela della biodiversità pugliese.

mercoledì, maggio 10, 2017

ESCLUSIVO. “Xylella, ecco come l’abbiamo sconfitta…”

di FRANCESCO GRECO. TERRA D’OTRANTO - Dire xylella fastidiosa è come dire leggende metropolitane. La neve dell’Epifania 2017 doveva ridimensionare il batterio, invece pare che lo abbia rafforzato. Altra leggenda: le cosiddette “buone pratiche”, la pulizia dei campi dalle erbacce infestanti. Irrilevante: ci sono distese di ulivi senza un solo filo d’erba, ma attaccate dal terribile batterio-killer.

Eppure, in questa tragedia biblica, tipo cavallette o lebbra, pare aprirsi un piccolo spiraglio di speranza per salvare una pianta secolare, trasfigurata nell’icona del Mediterraneo.

In Salento, da Lecce nord a Leuca, su circa 120 Ha, da oltre un anno, è in corso una sperimentazione informale, naturale, che sta dando buoni risultati (lo confermano soddisfatti alcuni olivicoltori di Alessano): risveglia e ripristina la vitalità e la produttività della pianta e ridimensiona l’azione devastante del batterio.

Ne parliamo con Roberto Polo, contadino.

DOMANDA: La vostra è una sperimentazione naturale: come funziona e in che modo agisce?
RISPOSTA: “E’ assolutamente una sperimentazione naturale. Funziona ripristinando la biodiversità microbica del suolo attraverso la somministrazione di specifici consorzi microbici, che vivendo in simbiosi con la pianta, provvedono a potenziare i nutrimenti e le difese attraverso meccanismi di induzione genomica. Per semplificare, come nell’uomo dopo una cura con antibiotici si ripristina la flora batterica con fermenti lattici, così noi provvediamo al ripristino della biodiversità simbiotica dell’albero e integriamo la sostanza organica”.

D. La pianta reagisce?
R. “Il ciclo di recupero consiste in una prima somministrazione di circa 5000 miliardi di spore ad albero, che si svilupperanno completamente in tre anni. Dopo il primo anno bisogna somministrare un decimo di 5000 miliardi di spore ad albero. Questo comporta che trascorsi circa 60 giorni i microorganismi cominciano man mano a riprodursi e collegarsi simbioticamente con le radici della pianta aiutandola a nutrirsi e ad assimilare tutte le sostanze necessarie. Inoltre gli endofiti dei consorzi microbici, andando in circolo nella pianta, provvedono ad attivare ledifese necessarie. L’albero reagisce rinforzando la vigoria vegetativa e talvolta ricacciando su branche secche nuovi germogli. Il processo di recupero non è immediato”.

D. E’ vero che si usa anche con gli ortaggi?
R. “Si può usare in qualsiasi coltura, in quanto il principio è uguale per tutte le piante. La differenza tra le frutticole e le orticole è che sulle seconde l’evidenza è immediata. L’importanza di questo approccio è che oltre ad aumentare le difese delle piante aumenta le proprietà organolettiche producendo cibi funzionali”.

D. Tutti possono fare questo trattamento?
R. “Tutti gli olivicoltori possono farlo per salvare gli ulivi, ma bisogna anche dare un reddito che garantisca una giusta remunerazione per poter assistere meglio le nostre campagne, quindi non più olio lampante ma alta qualità”.

D. Ci sono altre sperimentazioni diciamo così ufficiali in corso e che risultati stanno dando?
R. Come noi esistono circa 13 altre iniziative di sperimentazione approvate dalla Regione Puglia. Non posso conoscere i risultati delle in quanto la Regione non ha ancora provveduto a stanziare i finanziamenti approvati. Per questa ragione l’anno scorso abbiamo avviato una sperimentazione dal basso con circa 70 operatori agricoli e non, per una superficie di circa 120 Ha, che sta proseguendo e a Nociglia il 24 gennaio scorso abbiamo presentato i primi risultati”.

D. In futuro dovremo cambiare modo di coltivare, senza più chimica, come in passato e producendo olio di alta qualità?
R. “E’ abbastanza evidente il risultato della cosiddetta rivoluzione verde ed è necessario cambiare pagina in quanto i produttori agricoli hanno la responsabilità etica e morale di produrre alimenti che non danneggiano l’uomo. Oggi il cosiddetto benessere ha aumentato la disponibilità’ di cibo, ma di pari passo anche danneggiato fortemente la salute delle persone. E’ possibile fare agricoltura naturale e sostenibile”.

Pomodoro italiano: Cia, "contratto subito o sarà guerra della passata e dei pelati"

RIMINI - Pasta al burro e pizza bianca, il mercato detterà la dieta italiana del 2018. Perché i produttori di pomodoro sono sul piede di guerra ed è lontano l’accordo sul contratto che regola la sua commercializzazione. Distanti le parti, con una forbice di 30 euro per tonnellata, tra domanda e offerta. Un abisso che se non verrà colmato scatenerà una deregulation nel comparto, con tutti i rischi connessi. La Cia-Agricoltori Italiani dal Macfrut di Rimini (la principale fiera specializzata del settore) denuncia una situazione che si sta facendo esplosiva sui campi. Gli agricoltori -spiega l’organizzazione- si sono indebitati per impiantare le coltivazioni, e in assenza di un contratto non sanno se riusciranno a coprire i costi di produzione affrontati. A circa 2 mesi dall’avvio della raccolta del pomodoro, con le piante già a dimora -continua la Cia- tutte le aziende del centro sud del Paese non hanno alcun riferimento e si teme il caos nel comparto. Secondo quanto si apprende l’industria offrirebbe tra gli 82 e gli 87euro per tonnellata, cifra irricevibile dai produttori che non possono scendere sotto i 95 euro per la varietà tonda (quella destinata alla passata) a 105 euro per quella lunga (idonea alla trasformazione in pelati). Lo strumento del contratto -evidenzia la Cia- è l’elemento di garanzia, che va anche oltre gli aspetti commerciali, infatti le regole sono propedeutiche anche per tracciare la qualità del prodotto. Quindi, di quel pomodoro che finirà nelle scatole destinate alla vendita per i consumatori. Non vorremmo dover dare indicazioni ai consumatori di prediligere la pasta o la pizza senza il suo condimento “principe”, perché quest’anno i barattoli conterrebbero solo prodotto turco, tunisino o cinese. La situazione è calda, è in ballo la tenuta di un comparto che muove oltre 3 miliardi di fatturato annui, per una superfice coltivata che supera i 30 mila ettari. Aziende che generano 2,4 milioni di tonnellate di pomodoro, creando lavoro, tra fissi e stagionali, per circa 20 mila persone solo al Sud, dove si concentra più del 53 per cento della produzione totale. Per tali motivi, per l’importanza che questa produzione assume nell’equilibro del tessuto socio economico del meridione d’Italia, “la Cia-Agricoltori Italiani chiede un’assunzione di responsabilità delle parti, l’immediata riapertura delle trattative in un tavolo di confronto basato sulla trasparenza. Non sarebbe tollerabile -conclude la Cia- favorire comportamenti speculativi e lasciare gli agricoltori al loro destino fallimentare”.

martedì, maggio 02, 2017

Grano, "Distretto e innovazione per una nuova era dell'agricoltura pugliese"

FOGGIA - "La costituzione di un Distretto del grano potrebbe rappresentare una svolta per il settore cerealicolo e aprire una nuova era. Instaurare una collaborazione fattiva tra le associazioni di produttori, le organizzazioni agricole e la parte industriale consentirebbe di programmare mensilmente i quantitativi e stabilire un prezzo su base semestrale". Lo ha detto il presidente CIA Foggia Michele Ferrandino in apertura dei lavori del convegno "Tradizione e innovazione per l'agricoltura del futuro: il grano duro di Puglia", organizzato da CIA Puglia in collaborazione con il Crea, il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura, l'Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Foggia e l'Assessorato all'Agricoltura della Regione Puglia, nell'ambito della 68esima Fiera Internazionale dell'Agricoltura di Foggia. "Il momento è delicato. Con questo prezzo e a queste condizioni, alla vigilia della campagna, non si garantisce reddito agli agricoltori che piombano nello sconforto - ha proseguito il presidente Ferrandino - Non vorrei che questa coltura facesse la fine della barbabietola, perché la Capitanata resta il più grande granaio d'Italia: a livello nazionale, ma soprattutto europeo, la politica ha il dovere di intervenire. Non possiamo farci la guerra tra produttori e pastai. Piuttosto, dobbiamo attivare nuove forme di collaborazione: senza aggregazione non si va da nessuna parte".

CIA Puglia ha stretto una collaborazione con il Crea che studia soluzioni atte a migliorare la qualità dei grani. In occasione del convegno promosso da CIA Puglia, il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia e le Colture industriali ha presentato il suo brevetto di seminatrice in grado di esercitare un controllo delle erbe infestanti. Il prototipo è stato messo a punto nell'istituto di Foggia e ora c'è già una forte richiesta anche da altre regioni come le Marche e il Lazio. "Il dispositivo nasce dall'idea di rivisitare la classica tecnica colturale dei cereali, del frumento duro in particolare, e soprattutto per incontrare l'esigenza delle aziende che producono grano biologico - ha spiegato Pasquale De Vita, ricercatore CREA - In questi sistemi cerealicoli di tipo biologico, infatti, non si possono utilizzare erbicidi per il controllo delle infestanti. Con questo metodo abbiamo modificato un po' il classico sistema di semina a righe, con file distanti mediamente 15/20 centimetri, abbiamo ridotto l'interfila fino a farla scomparire. In questo modo il frumento ha un vantaggio competitivo nei confronti delle infestanti".

Michele Carlo Lo Storto, agronomo esperto di ricerca agro-industriale, ha relazionato sulla qualità dei grani per l'ottenimento di pasta 100% Made in Italy e sui contratti di filiera. "I contratti di filiera possono essere uno strumento di protezione del prezzo, purché vengano rivisti e adattati all'andamento climatico. Il contenuto proteico deve tenere conto dell'annata, non si può essere rigidi nel contenuto minimo proteico. Bisogna considerare, inoltre, le eventuali impennate del prezzo - ha spiegato Lo Storto - Nel caso in cui superasse la quota stabilita, occorrerebbe riconoscere una premialità a chi ha aderito ai contratti di filiera". L'auspicata introduzione dell'obbligo dell'indicazione di origine del grano non basta, è necessario prevedere anche altri strumenti a tutela del settore e del consumatore. "Dobbiamo dotarci di un disciplinare di produzione, in modo che il frumento duro nazionale 100% italiano abbia le caratteristiche che servono all'industria molitoria. La scelta agronomica e agrotecnica è importante, così come la scelta varietale. Il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura a breve finirà di mappare il Dna dei frumenti duri, e lo studio potrebbe consentire di verificare poi se davvero all'interno della pasta viene utilizzato solo grano italiano. L'etichetta non è un punto d'arrivo, è un punto di partenza, c'è ancora molto da lavorare".
Il fondatore di VàZapp' Giuseppe Savino ha raccontato l'esperienza di innovazione sociale dell'hub rurale. Nella prima giornata della Fiera, il Galà dei Contadini ha messo in relazione centinaia di ospiti e operatori del mondo agricolo. "Abbiamo messo al centro le persone. Vàzapp' non propone soluzioni ma cerca di creare contesti per farsi insieme delle domande. Una parola chiave è la disintermediazione, l'aggregazione. È un modo diverso di vedere le cose. Laddove le persone stanno insieme, ritrovano percorsi nuovi per andare avanti".

lunedì, maggio 01, 2017

Usa, start up lancia i nuovi agricoltori urbani: piante in ambienti chiusi e controllati

NEW YORK - Un'idea che forse non riuscirà a sfamare il mondo o a risolvere il problema della disoccupazione giovanile, ma può costituire una soluzione innovativa che pare stia dando risultati positivi in una grande città come New York, se dieci giovani del luogo si sono lanciati nell'impresa e hanno ottenuto i primi successi attraverso una start up di Brooklyn la Square Roots che ha deciso di importare il metodo della coltivazione fuori suolo negli Stati Uniti ed in particolare in una delle metropoli più grandi del Pianeta.

Le piantine sbucano da una parete, sono disposte tutte in verticale e illuminate da una luce psichedelica. Insalata ed erbe aromatiche crescono in un ambiente chiuso (in questo caso si tratta di dieci container allestiti in un grande parcheggio) e perfettamente controllabile, disposte in verticale e alimentate da un sistema idroponico, costituito da acqua mischiata a una combinazione di sali minerali e nutrienti essenziali.

Il progetto intende portare la cultura del cibo a chilometro zero anche a New York, intercettando la tendenza globale della ricerca di alimenti genuini e prodotti a livello locale che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” potrebbe essere replicata anche nelle grandi metropoli italiane ed europee dove non vi sono più spazi coltivabili.

venerdì, aprile 21, 2017

Maltempo, in Puglia la grandine danneggia pesche e albicocche

BARI - Albicocche, pesche e asparagi sono le vittime dell'ultima ondata di maltempo: intere produzioni sono seriamente a rischio, considerati gli sbalzi termici che stanno interessando anche la Puglia. La grandine ha pesantemente compromesso i frutteti e le colture. La zona più colpita è localizzata in una fascia molto ampia in provincia di Foggia: sono centinaia le aziende che hanno subito danni tra Borgo Tressanti, in agro di Cerignola, e nelle località Fonterosa e Beccarini, in agro di Manfredonia. CIA Agricoltori Italiani Puglia ha raccolto le segnalazioni e ha già avviato un monitoraggio per quantificare i danni.

Risparmiati dal gelo, i frutti di albicocco e pesco, dopo le fioriture anticipate dal caldo, sono stati martoriati dalle grandinate e hanno fatto registrare le perdite più ingenti. I raccolti di asparago sul terreno sono andati persi. Ancora da verificare, ma comunque minori, i danni ai vigneti. Superata la notte tra giovedì e venerdì, soggetta al maggior rischio di gelate, agli agricoltori non resta che sperare in un progressivo miglioramento delle condizioni meteo. Solo mercoledì, un'ulteriore grandinata nella zona di Borgo Mezzanone, in agro di Manfredonia, ha devastato altre colture. Dopo aver subito condizioni di stress idrico - in molte zone della regione non pioveva da mesi - la Puglia si è trovata a fronteggiare repentine variazioni di temperatura.

"L'agricoltura sta pagando a caro prezzo l'instabilità e le bizze del tempo - dichiara il Presidente CIA Puglia Raffaele Carrabba - Non sono più derogabili misure strutturali in grado di tutelare stabilmente il reddito agricolo e i sacrifici di una vita che rischiano di essere annientati ormai con cadenza mensile. Le aziende agricole colpite da calamità eccezionali devono essere ristorate nell'immediato per poter ripartire. Gli agricoltori non possono più essere ostaggio di sconvolgimenti che ribaltano le stagioni. Basti pensare alla neve fioccata dopo giornate di temperature ben oltre la media primaverile. I governi, a tutti i livelli, devono necessariamente pianificare interventi che tengano conto dei cambiamenti climatici in atto".