Visualizzazione post con etichetta Cultura e Spettacoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cultura e Spettacoli. Mostra tutti i post

martedì, febbraio 21, 2017

La leggenda delle Pupe leccesi

(credits: ceramichepuglia.it)
di MARIO CONTINO - Conoscete le 'Pupe leccesi'? Ogni turista in visita nella magica Lecce, prima o poi, incappa in qualche bottega artigiana che, tra i capolavori esposti dai maestri, espone una strana coppia di donne in ceramica (pupe in dialetto). Sono particolarissime bambole in ceramica: un uomo baffuto vestito con abiti femminili e una vestita con abiti provocanti.

Le forme risalgono al XVII secolo, al periodo della dominazione spagnola, periodo nel quale il popolo non era per nulla incline ad accettare la sovranità vigente ed i suoi 'capricci'. Il signorotto esercitava un’autorità assoluta sulle terre a lui assegnate ed era vigente l'odiato 'ius primae noctis', ossia il diritto di trascorrere la prima notte di nozze con la sposa di un proprio servo.

Secondo la leggenda popolare, un contadino decise di sottrarre la moglie a questo sopruso, travestendosi egli stesso da donna per offrirsi al padrone. Una delle versioni della leggenda afferma che l'uomo si sia mascherato per 'donarsi' al posto della moglie: in questo caso la statuina maschile reggerebbe un dono; altre affermano che si sia travestito per assassinare il suo signore ed in quest’altro caso impugnerebbe un pugnale.

Il contadino, come prevedibile, venne però smascherato a causa dei baffi che aveva dimenticato di tagliare e venne giustiziato. Questo assassinio smosse la popolazione che insorse e riuscì a far decadere questa ingiusta legge.

Questa ed altre leggende rendono grande il nostro Salento, la nostra Puglia, noi stessi che da questi atti di forza dovremmo imparare a reagire, con coraggio, alle avversità della vita.

Condividi:

Nek, il suo 'Unici Tour' farà tappa a Bari

MILANO - E' tutto pronto per il nuovo tour di Nek che partirà il 29 aprile dal Teatro Europauditorium di Bologna, subito dopo l’uscita del suo ultimo album “Unici”, il tredicesimo di inediti che è entrato ai vertici delle calssifiche. Il 18 maggio il tour del cantante romagnolo farà tappa anche al Teatro Team di Bari. Grande attesa anche per il mega evento del 21 maggio all’Arena di Verona “Nek in Arena”.

Sul palco di questi imperdibili live, Filippo regalerà al pubblico, con la sua straordinaria energia, le note dei brani del suo nuovo album e degli indimenticabili successi che in 25 anni di carriera lo hanno reso un artista di fama internazionale, con milioni di dischi venduti nel mondo.

In questo periodo Nek è uno dei giudici del nuovo talent show Standing Ovation, condotto da Antonella Clerici, in prima serata su Rai1. Il 3 marzo uscirà in Spagna, Usa e America Latina il singolo “Unicos” (versione in spagnolo di “Unici) che anticipa la pubblicazione dell’album nei Paesi Latini.
Condividi:

Carnevale di Putignano, un riconoscimento a Filomena Di Gennaro per denunciare il femminicidio

PUTIGNANO - Baciata dal sole la seconda sfilata del Carnevale di Putignano, edizione numero 623. Domenica 19 in tanti, già dalla mattinata, hanno iniziato ad affollare il centro di Putignano. Famiglie, ragazzi e amanti della grande manifestazione carnevalesca che non hanno voluto perdere l’attesa parata dei giganti di cartapesta.

Circa 8400 i biglietti staccati tra interi, ridotti e tribuna, ai quali vanno aggiunti quelli venduti online. «Nonostante l’introduzione del ticket, novità di quest’anno, e il pagamento di un importo maggiore rispetto alla prima sfilata – dichiara il Presidente della Fondazione Carnevale di Putignano Giampaolo Loperfido – siamo contenti del risultato ottenuto e contenti che in tanti abbiano scelto di prendere parte alla nostra festa. Il potenziamento delle biglietterie presenti ai varchi di accesso al percorso mascherato ha agevolato i flussi di visitatori e l’intera macchina organizzativa ha funzionato».

Protagonisti della seconda parata i sette grandi carri allegorici, le colorate maschere di carattere e i coinvolgenti gruppi mascherati ispirati al tema dei “mostri” che hanno messo in scena lo spettacolo a cielo aperto più lungo d’Europa. Divertimento e allegria alternati a momenti di riflessione sui temi sociali, perché il Carnevale è stato anche occasione per soffermarsi su un tema delicato e purtroppo attuale come la  violenza sulle donne. Denso di significati il momento durante il quale, al passaggio del carro che denuncia il femminicidio, il Presidente della Fondazione Carnevale di Putignano Loperfido ha consegnato una targa a Filomena Di Gennaro, vittima della brutalità di un uomo che l’ha costretta alla sedia a rotelle. Filomena ha portato un messaggio di forza e speranza «a tutte le donne che stanno subendo atti di violenza diciamo di denunciare. Essenziale è prevenire a partire dalla scuole».

Archiviata la seconda sfilata, ci si prepara all’ultima settima di festa ricca di appuntamenti per grandi e bambini. Il lungo weekend inizierà giovedì 23, il giovedì grasso, con la partecipazione di una delegazione del Carnevale di Putignano a La Prova del Cuoco, la trasmissione condotta da Antonella Clerici che sarà omaggiata con prodotti tipici e con una riproduzione in cartapesta della maschera di Farinella. Nel giovedì dedicato ai cornuti (gli uomini sposati) non mancherà il consueto evento curato dall’Accademia delle Corna caratterizzato dall’incoronazione del “Gran Cornuto” dell’anno e dal taglio delle corna, per cancellare i segni del tradimento. Appuntamento nel segno della tradizione che, tra la goliardia e il puro divertimento di Carnevale N’de Jos’r – balli, maschere e gastronomia nei bassi del centro storico, ci condurrà all’atteso concerto di Max Casacci e Ninja dei SUBSONICA che presenteranno DEMONOLOGY HI FI.
Condividi:

lunedì, febbraio 20, 2017

INTERVISTA. Vittorio Sgarbi: "Tolgono le palme da via Sparano per metterle davanti al Duomo..."

di NICOLA RICCHITELLI – E’ arrivato anche in Puglia 'Caravaggio', lo spettacolo teatrale del noto professore e critico d’arte Vittorio Sgarbi. L’ultima tappa in quel di Bari nella serata di ieri al Teatro Palazzo, dopo aver toccato anche Fasano (Br) lo scorso 8 febbraio.

Un'idea quella di portare il grande pittore al teatro, che nasce proprio da un produttore pugliese, così come lo stesso professore ci racconta: «… E' un'idea che nasce più di due anni fa da un produttore pugliese che si chiama Valentino Corvino… che è il punto di partenza per raccontare la grande vicenda artistica e umana. Quindi, tra musica e immagini, si è realizzato il racconto della vita di Caravaggio».

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente qualche ora prima dell’inizio della tappa barese dello spettacolo, per una chiacchierata incentrata su Caravaggio e sull’Arte, chiudendo su un tema che accomuna la città di San Nicola e Milano: le palme.

D: Professor Sgarbi, come nasce l’idea di portare l’immenso pittore Caravaggio – al secolo Michelangelo Merisi – in un teatro?
R: «E’ un'idea che nasce più di due anni fa da un produttore pugliese che si chiama Valentino Corvino – che ha prodotto tra l’altro spettacoli con Corrado Augias e Marco Travaglio – dopo che aveva letto un mio libro dal titolo 'Il punto di vista del cavallo', che è il punto di partenza per raccontare la grande vicenda artistica e umana. Quindi, tra musica e immagini, si è realizzato il racconto della vita di Caravaggio».

D: Cosa deve cogliere lo spettatore da questa esperienza e cosa vuole comunicare Vittorio Sgarbi al pubblico con questo spettacolo? 
R: «Io non lascio messaggi ma semplicemente racconto, dalle parole esce un'evidenza che rassicura ed esalta; molti sono venuti a vedere lo spettacolo perché sentono che l’arte è viva, ed il racconto la rende stimolante».

D: Ritiene che l’esperienza teatrale dopo Caravaggio possa ripetersi con qualche altro grande artista? 
R: «Si, in aprile faremo uno spettacolo sul Rinascimento, in cui gli artisti saranno ovviamente più di uno, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, passando per quelli meno conosciuti ma non per questo meno grandi di altri e quindi il Bellini e altri. Racconteremo il Rinascimento come una rivoluzione».

D: Cosa c’è dei giorni d’oggi e di quello che siamo nella pittura del Caravaggio?
R: «Era un pittore della realtà, una realtà muta; però le condizioni umane sono sempre molto simili sul piano psicologico, sul piano della tragedia, della esaltazione della vita, dei rapporti di amore, e da qui il parallelo che spiega la contemporaneità, l’attualità di Caravaggio e quella di Pasolini, con cui parte lo spettacolo».

D: Che percorso consiglierebbe – dal punto di visita artistico - a dei turisti, là dove scegliessero di visitare la Puglia?   
R: «Non consiglio niente neanche lì, però ci sono tante cose che si possono fare in Puglia, visto che stiamo parlando di una regione che ha grandi cattedrali prevalentemente romaniche, ma anche gotiche. La specificità della Puglia è la pittura veneta, che quasi come fosse un fiume è scesa da Venezia lungo l’Adriatico, ha disseminato capolavori tra Puglia e Basilicata, in un percorso che attraverso la via del mare consentiva ai grandi pittori veneziani di mandare grandi capolavori».      

D: Professore, come giudica quelle palme in piazza Duomo?
R: «Avranno scambiato Milano appunto per Bari: sembra quasi che tolgano le palme da via Sparano per metterle davanti al Duomo di Milano. Questo prova la follia dell’uomo… ci sono ancora le palme in Via Sparano?»

D: Sono state rimosse…
R: «Ecco, tolgono le palme da via Sparano e le mettono davanti al Duomo di Milano, anziché fare delle cose logiche fanno delle stupidaggini. A Milano, poi, è la riprova che un privato è più importante del sindaco; certo, stiamo parlando di un finanziamento privato e di non di soldi pubblici, questo però non giustifica che un privato siccome paga può fare quello che vuole senza avere buon senso e buon gusto».
Condividi:

LA RECENSIONE. Manchester by the sea

di FREDERIC PASCALI - La rappresentazione del dramma come uno dei tanti itinerari che la vita è solita tracciare, senza enfatizzare il dolore o reiterare la disperazione. È soprattutto questo il volto della pellicola diretta dallo scrittore e regista Kenneth Lonergan. Con estrema naturalezza mette in scena una storia di testimonianza, di resistenza e di possibilità ma non necessariamente di riscatto.

Attraverso un incessante stillicidio di flashback scava nel silenzio del lato più recondito dell’animo umano, lì dove si annoverano, in una scomposta fila indiana, i ricordi che hanno segnato il ritratto del suo protagonista.

Lee Chandler è un giovane uomo che conduce un’esistenza grigia e dimessa nei sobborghi di Boston. Allocato in un mini appartamento sbarca il lunario facendo il tuttofare di ben 4 condomini. Quando arriva la notizia della morte del fratello Joe la sua vita per un momento si ferma e torna a Manchester-by-the-sea, la sua cittadina natale. È lì che viveva il fratello ed è lì che c’è quello che resta della sua famiglia: il sedicenne nipote Patrick.

Accolto dal suo vecchio amico George, apprende che Joe nel testamento l’ha indicato come tutore del figlio. Lee prende tempo ma ben presto si ritrova a dover fare i conti con il passato.

La macchina da presa di Lonergan,sorretta da un piglio minimalista dai tratti decisamente europei, così come la fotografia terribilmente realista di Jody Lee Lipes,rende la Manchester americana molto simile alle atmosfere della Newcastle di Ken Loach (“Io Daniel Blake”)fino a evocarne la stessa durezza e composta disperazione.

“Manchester by the sea” vale pienamente le sue 6 nomination all’Oscar e  spinge il suo protagonista, l’eccellente Casey Affleck (“Lee”), alla vittoria per la migliore interpretazione maschile. Non è da meno il resto del cast con Michelle Williams, “Randi”, e Lucas Hedges, “Patrick”, che conquistano la candidatura per i ruoli da non protagonista, così come lo stesso Lonergan che, oltre alla regia, incamera anche la nomination per la miglior sceneggiatura originale.

Condividi:

Barletta, al Curci 'Il Padre' di Florian Zeller con Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere

di ROSALBA PARADISO E NICOLA RICCHITELLI – Ancora un appuntamento di grande prestigio in questo weekend di Febbraio al teatro G.Curci di Barletta. Protagonisti Lucrezia Lante della Rovere assieme all’immenso Alessandro Haber. Sul palco “Il Padre” di Florian Zeller, commedia scritta nel 2012 dal giovane ma assai prolifico autore parigino, che a 37 anni ha al proprio attivo anche romanzi e sceneggiature di successo.

“Il padre” è diventato anche un film, uscito in Italia nel maggio scorso e intitolato “Florida”, interpretato dal mitico Jean Rochefort.

La commedia si rivela un misto di ironia ma nel contempo delicatezza e intelligenza, una commedia che racconta lo spaesamento di Andrea - la cui memoria inizia a vacillare e confondere tempi, luoghi e persone - un uomo molto attivo, nonostante la sua età, ma mostra i primi segni di una malattia che potrebbe far pensare al morbo di Alzheimer. Anna, sua figlia, che è molto legata a lui, cerca solo il suo benessere e la sua sicurezza. Ma l’impietoso avanzare della malattia la spinge a proporgli di stabilirsi nel grande appartamento che condivide con il marito. Lei crede che sia la soluzione migliore per il padre che ha tanto amato e con cui ha condiviso le gioie della vita.

«Il Padre» debutta nel settembre del 2012 al «Hébertot Theatre» di Parigi e replica sulle scene francesi fino al 2014 riscuotendo un grandissimo successo. Candidato al prestigioso «PrixMolières» nel 2014, è premiato come migliore spettacolo dell’anno. L’anno successivo l’opera è adattata per il grande schermo da Philippe Le Guay col titolo «Florida», quindi è messa in scena a Londra, al «Wyndham’sTheatre» e al «TricycleTheatre», infine a marzo dello scorso anno anche al «Manhattan Theatre Club» di Broadway. Oltre ai su citati interpreti, da ricordare la regia di Piero Maccarinelli, nel cast inoltre David Sebasti, Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo e Alessandro Parise.
Condividi:

Bari, al Teatro Forma 'Ditegli sempre di sì'

BARI - Il noto attore e autore tarantino Fabiano Marti, insieme all’associazione culturale Echo Events, diretta da Donato Sasso, ha organizzato la rassegna “Sorrisi e Canzoni”, che una volta al mese propone vari eventi che abbracciano diversi ambiti culturali come esibizioni musicali, spettacoli di cabaret e performance teatrali.

Venerdì 24 febbraio al teatro Forma di Bari, si terrà un nuovo appuntamento con “Sorrisi e Canzoni” durante il quale la compagnia instabile “Napolinscena” porterà in scena lo spettacolo “Ditegli sempre di sì”, commedia in due atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1927, diretta dal regista Ascanio Cimmino.

“Abbiamo scelto questo’opera – ha commentato Cimmino – perché si ride pensando. L'attualità di questo testo è "drammaticamente" evidente. La pazzia è e rimane un tema difficile da affrontare ed Eduardo non solo lo fa con acutezza e profondità ma anche con la leggerezza e l'ironia che gli sono proverbiali”.

Nella storia di Eduardo Michele Murri, il protagonista, è appena uscito dal manicomio. Nessuno però sa di questa sua esperienza e né tanto meno lo suppongono vista la sua affabilità e cortesia. L’unico suo difetto è di prendere per vera ogni cosa che viene detta e per oro colato i desideri delle persone. Questo da inizio a varie situazioni divertenti e ingarbugliate.

“Rispetto a quello che porteremo in scena non ci sono modifiche sostanziali al testo dell’opera. È stato mantenuto integro, a parte alcuni tagli fisiologici e sono state aggiunte alcune battute, le più divertenti, tratte dalla presentazione televisiva degli anni ‘50. Una particolarità del nostro lavoro è certamente la scena, povera e semplice, pensata creando un filtro che fa da fondale. È come una griglia che serve a marcare un dentro e un fuori, una separazione che non è netta, decisa o totale. In qualche modo rappresenta lo specchio della condizione del protagonista e dei suoi compagni di viaggio”.

In scena, oltre allo stesso regista che vestirà i panni di Luigi Strada, ci saranno altri dodici attori della Compagnia instabile Napolinscena. Questa è stata costituita nel 2011 come gruppo teatrale dell’associazione culturale “d’Eduardo” di Taranto, per iniziativa di tre amici e attori, Francesco D’Andria, Ascanio Cimmino e Mimmo Macrì, che dopo una lunga esperienza comune in altre compagnie, in cui hanno maturato una profonda dimestichezza col teatro napoletano e con la lingua partenopea, hanno deciso di consacrare la nuova formazione al nume di Eduardo e l’hanno definita in maniera spiritosa e un po’ scaramantica, “instabile”.

Teatro Forma – Via Fanelli 206/1– Bari
Infotel: 0805018161
Sipario: 21:00
Condividi:

Lecce, ritorna 'L'acchiappalibri'

LECCE - Ritorna anche quest'anno la Banca del Libro, denominata “L’Acchiappalibri”. Il  progetto è stato promosso dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Lecce. L’obiettivo è quello di donare libri alle biblioteche scolastiche della città promuovendo, consolidando e sviluppando l’amore per i libri e per la lettura  in famiglia e tra le giovani generazioni.

Durante tutto l’anno, la Banca del Libro acquisisce attraverso spontanee liberalità da parte di cittadini, librerie, Enti ed Associazioni, libri in buono stato, per tutte le età  e  di vario genere del panorama letterario nazionale ed internazionale. Una volta acquisiti, li dona gratuitamente ai cittadini interessati che ne fanno richiesta e alle biblioteche scolastiche del primo e del secondo ciclo, desiderose di arricchire il proprio patrimonio.

La Banca accoglie oltre tremila libri tra classici, biografie, lavori letterari dei più disparati generi (gialli, fantascienza, letteratura d’inchiesta, fumetti, umoristici, eccetera eccetera) romanzi in lingua, saggistica varia e di vario argomento (tecnologia, geografia, storia, religione, filosofia, critica letteraria. Non è una biblioteca ma un luogo di scambio dove è possibile donare i propri libri – in buono stato – e scegliere quelli da portare via.

“L’Acchiappalibri” si trova nella sede dell'Assessorato alla Pubblica Istruzioen del Comune di Lecce, in viale Ugo Foscolo 31/a. E' possibile vedere comodamente sul proprio smartphon cosa offre “L’Acchiappalibri”. Basta scaricare l'applicazione “Telegram” , aprire il canale @opendatalecce cliccare su Acchiappalibri ed effettuare così una ricerca  per titolo o autore, verificarne la disponibilità in quel momento e prenotare direttamente il volume on line. Opendata è accessibile anche sul sito del Comuen di Lecce www.comune.lecce.it

La Banca del libro è aperta al pubblico il martedì pomeriggio, dalle 15.30 alle 17.30, ed il mercoledì dalle 9 alle 12, oppure altri giorni su richiesta. Per le donazioni è possibile contattare l'Ufficio al numero 0832 682622. Non si accettano enciclopedie e libri scolastici.

Chi lo desidera può inserire  il proprio nome ed una dedica sulla terza di copertina del libro donato.

“Per stimolare l’amore per i libri nei nostri figli – sottolinea l'assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Lecce, Nunzia Brandi -  dobbiamo essere degli esempi da prendere a modello. I bambini imparano ciò che vedono. Anche per voi la lettura deve essere importante, infatti un figlio che vede libri in casa e in mano ai genitori, diventerà probabilmente un buon lettore, un lettore abituale da grande. Vi aspettiamo in Assessorato”.
Condividi:

venerdì, febbraio 17, 2017

Tommy Parisi non si esibirà a Putignano

BARI - Non si terrà più il concerto in piazza del cantante Tommy Parisi, figlio di Savinuccio, programmato per il 26 febbraio prossimo nell'ambito degli eventi organizzati per il Carnevale di Putignano. L'annuncio del concerto aveva suscitato polemiche e la Fondazione Carnevale di Putignano ha preso le distanze dall'iniziativa dell'associazione 'Trullando' che lo aveva inserito in una rassegna di eventi culturali e gastronomici.
 
In un post su Facebook, la stessa associazione ha scritto che "nessun concerto di Tommy Parisi" è "programmato per domenica 26. Ci precipitiamo a precisare che il programma spettacoli è ancora in via di definizione".
Condividi:

Rotary Bari, successo per il 'Concerto dell'amore'

di DONATO FORENZA - In occasione della festa di San Valentino, nella stupenda scenografia del Circolo della Vela, nel molo borbonico, si è svolta una mirabile manifestazione serale musicale e teatrale ispirata al tema dell’amore, caratterizzata da straordinari protagonisti: Adriana De Serio, al pianoforte, e i cantanti-attori Carlo Monopoli e Raffaella Montini.

L’ensemble dei tre artisti con aulica e raffinata professionalità ha offerto gradevoli textures musicali enucleate da una colta analisi musicologica nel contesto poliedrico di brani in relazione a voce e pianoforte, afferenti a divertissement musicale sull’amore. Sono stati eseguiti il duetto “Bimba, son tutt’ardore” dall’operetta “La principessa della czarda” di Emmerich Kalman, il duetto comico Salomè-Chic dall’operetta “Scugnizza” di Mario Costa, la canzone icona della napoletanità “I te vurria vasà”, “Cheek to Cheek” di Irving Berlin, il dolcissimo duetto “Nel separé” dall’operetta “Un ballo all’opera” di Richard Franz Heuberger (prezioso e raro brano), il celebre duetto “Tace il labbro” dall’operetta “La vedova allegra” di Franz Lehar, la canzone comica “Arcangelo Bottiglia”, eseguita con brio da Carlo Monopoli e in armonia con il pianoforte di Adriana De Serio, il duetto “Fox della luna” dall’operetta “Il paese dei campanelli” di Virgilio Ranzato.

I due artisti cantanti-attori, in connubio con la straordinaria pianista Adriana De Serio, hanno suggellato la serata con un bis augurale, “Champagne”, da “Il pipistrello” di J. Strauss jr. Nell’ambito della affascinanate struttura musicale preziosamente calibrata negli equilibri sonori dalle peculiari doti artistico - interpretative della pianista, con pregiata vocalità e dinamica verve i due cantanti-attori hanno interpretato capolavori operettistici, della canzone italiana e internazionale. Alla De Serio, professore ordinario nel Conservatorio di Musica di Bari, va ascritto il merito della direzione artistica e la selezione dei brani eseguiti. La prestazione ha riscosso festosi applausi degli ascoltatori entusiasti.

L’ensemble di voci e pianoforte, costituito da De Serio, Monopoli e Montini, vanta un cospicuo curriculum artistico di valenza internazionale e tiene concerti in varie città e sedi prestigiose; nello scorso mese di ottobre ha rappresentato l’Italia nell’ambito della Settimana della Cultura Italiana, con notevoli concerti-spettacoli in Polonia e Germania; il repertorio musicale dell’ensemble è vastissimo e include tutti i generi musicali.
Condividi:

LIBRI. ‘Il sangue è calce’ di Angelo Di Summa: 108 haiku con prefazione di Joseph Tusiani

di GRAZIA STELLA ELIA - Non è l’haiku il genere di poesia con cui mi esprimo, né quello di mia lettura preferita. Ciò non toglie, però, che mi accinga a leggere, con attenta curiosità, questa silloge di 108 haiku di Angelo Di Summa, “Il sangue è calce” (Edizioni dal Sud), che stimo quale poeta e scrittore serio, dalla lunga militanza.

Scorro le prime pagine e mi rendo conto che le composizioni poetiche, nella loro magica sintesi di tre versi per diciassette sillabe, sono davvero molto accattivanti, caratterizzate come sono da un lampo di poesia e da un tocco di finale saggezza. Ecco, a pagina 20: “Maggio riscatta / castità di ciliegi. / Eros folleggia, dove è bellissimo il candore dei ciliegi di maggio espresso con il sostantivo ‘castità’.”
Che Eros folleggi nel mese di maggio mi pare una verità inconfutabile.

Nel seguente haiku: "Voli di merli / frammentano le nubi. / Malinconie.” trovo molto espressivo quel “frammentare” effettuato dai merli sulle nuvole e suggestiva la parola “malinconia” usata al plurale e seguita dal punto fermo. E ancora: “Campi di marzo. / Ha voglia di cantare / la primavera.” Magnifico haiku nella semplicità delle parole e delle immagini. A pagina 25 “valve fossili” viste “come graffiti” con una incredibile forza narratrice capace di raccontare vicende “di padri”. Subito dopo un meraviglioso “ulivo”, in un silenzio senza “altre voci” sta cantilenando all’affacciarsi di una “luna nuova”.

È un godimento dello spirito continuare a leggere, uno dopo l’altro, come le ciliegie, questi haiku, in cui, come dice il prefatore a pagina 9, “manca del tutto l’atmosfera nipponica che possa renderli familiari e cari ad orecchio orientale. Ci si trova subito nella nostra Puglia piana, nell’ “Apulia siticulosa” di Orazio”.  È, infatti, tutta pugliese, tutta nostrana la Natura che ispira il poeta Angelo Di Summa. Qui animali, alberi, fiori, foglie e persino uno stelo e la sete si animano nella scrittura concisa del poeta, che in ogni stagione osserva e canta le stupende metamorfosi della propria terra. A pagina 31 si legge: “Come soffione. / Il verso della gazza / vaga leggero.” Un’immagine che suscita vibrazioni nella sua leggerezza. Straordinario, “il colore del maggio” che “tocca finestre”. E che dire di un “melo” che “si scuote” al solo sguardo della “primavera” che “s’affaccia / dietro la siepe”?

Leggo, a pagina 46, l’haiku lapidario e denso, sul quale ha appuntato il suo azzurro sguardo il prefatore Joseph Tusiani: "Mostra la sete / la terra di controra. / Solo fantasmi.” Forte e verace immagine della nostra Puglia sotto il sole incandescente dell’estate. Bella l’immagine della “sete del castagno” che, a mo’ di preghiera, invoca “la pioggia” (pag. 52). Quest’altro sì che va riportato: “Ondeggia il coro / delle messi. Sovrano / l’albatro chiama.”  Colpisce il primo verso, sonoro e movimentato. Splendide le messi nel canto corale, mentre l’albatro fa sentire il suo verso di richiamo.

Ci si stupisce nel vedere incastonate, nel breve spazio di tre versi, immagini e suoni che rimangono impressi. Intanto si va avanti nella lettura gustando, uno dopo l’altro, i numerosi quadretti tanto piccoli, quanto intensi. A pagina 81 un prato settembrino si fa suonatore di violini, mentre si fa perla, nella pagina successiva, una goccia di pioggia che “indugia sul meriggio”.

Molto bello l’haiku: “Fuma la zolla. / Il fiato della terra / chiede preghiere”, dove la terra madre è, come tutte le madri, bisognosa di preghiere. Ed ecco la nudità dei campi nella crudezza invernale: “All’insaputa / del tralcio sbigottito / trionfa inverno.” Si giunge a pagina 119, dove il poeta così invoca il sonno: “Prendimi, sonno. / La veglia non s’addice. / Breve è la notte.” Con l’inverno arriva “L’ultima neve “dalle “vergini corolle / per nuove icone” e la silloge si chiude con le “nenie di pioggia” che “raccontano leggende. / Senza esegesi”.

Termina così questa piacevole lettura poetica, scandita in quattro sezioni corrispondenti alle quattro stagioni. Ne riporto una felice impressione ed esorto tutti a leggere questi 108 haiku ricchi di suggestioni, con il loro andamento lirico, sottolineato già dal poeta italo americano Joseph Tusiani, che firma la prefazione.
Condividi:

giovedì, febbraio 16, 2017

Carnevale, secondo weekend a Putignano

PUTIGNANO - Si entra nel vivo del secondo weekend all’insegna del Carnevale. Se il giovedì è dedicato alle feste N’de Jos’r, il venerdì è il turno degli Zen Circus in piazza Aldo Moro, e Putignano è pronta per essere invasa dall’arte. Nel borgo antico arriva Mòstrati (venerdì 17 e 24 dalle 21 ingresso corso Umberto nei pressi teatro comunale) una performance di danza e teatro diffuso che coinvolgerà il pubblico in un viaggio emozionale in un vero e proprio labirinto ricreato negli angoli e nei vicoli del centro storico di Putignano.

Un filo rosso detterà il percorso obbligato verso il ventre del labirinto o alla scoperta di dieci quadri artistici con altrettante performance. L’arte è pronta a invadere Putignano e il pubblico sarà il vero protagonista di questo spettacolo ideato da Vito Cassano e realizzato dalla Compagnia Eleina D e da I MAKE. Danza aerea e contemporanea, discipline sportive, teatro, musica, percussioni, commedia dell’arte e arti visive porteranno i visitatori in un’esperienza emotiva tra suoni, immagini, oggetti e azioni.

Dall’arte acrobatica alla musica elettronica il passo è breve, bastano 24 ore, perché piazza Aldo Moro assuma i connotati punk delle note dei Pop X. Uno spettacolo consigliato a chi ha lo stomaco forte e non propriamente per i bambini. Un vero e proprio rave party nello stile tutto anni ’80. Musica elettronica che sembra uscita dal cabinato di una qualche sala giochi, testi al limite dell’assurdo, «attitudine “punk”, una capacità melodica che farebbe invidia a molti – come spiega una nota ufficiale dei PopX - creatività esplosiva, ma c’è molto altro ancora che non è possibile spiegare utilizzando le parole».

Doppio l’appuntamento musicale del sabato sera a Putignano e diversificato sicuramente il target. Si comincia con un progetto family friendly, i Bamboo, la band romana che propone musicalità e sound drum and bass, suonando bidoni della spazzatura  e frullatori e che hanno come loro riferimento musicale sono i Radiohead. «Faremo una pausa subito dopo il concerto dei Bamboo – spiega Antoni Miccolis, direttore artistico – in attesa che la piazza si prepari ad accogliere i Pop X e la loro performance dalla declinazione punk. Uno spettacolo per soli adulti. Sono dissacranti, politicamente scorretti, ma ormai un indiscusso fenomeno del web riconosciuto anche dalle riviste di settore».

Domenica 19 la seconda sfilata che torna a ripercorrere il percorso storico con la partenza prevista per le 15,30 da piazza Principe di Piemonte.

Nel corso della sfilata, al passaggio del carro che denuncia il femminicidio, la Fondazione consegnerà un riconoscimento a Filomena Di Gennaro, giovane donna alla quale il fidanzato ha inferto dei colpi di pistola. A seguito di questa aggressione Filomena è rimasta su una sedia a rotelle e oggi  è il simbolo della forza dell’universo femminile che vuole reagire alla violenza in tutte le sue forme. Una storia emblema di uno dei drammi della nostra società che con la sua esperienza vuole trasferire un messaggio di forza e di speranza.
Condividi:

Le pietre che suonano per 'I mercoledì di Noi che l’Arte'

di VITTORIO POLITO - Nell’ambito del programma dell’Associazione Culturale “Noi che l’arte”, presieduta da Massino Diodati, si è svolto presso lo studio professionale della scultrice Anna Maria di Terlizzi in Bari, la serata dedicata ai “Lithos di Puglia”, in occasione della quale il maestro Donato Divittorio, flautista e scultore, ha presentato una originale e straordinaria invenzione, quella di far “suonare” le pietre, riuscendoci benissimo.

L’evento, presentato da Anna Maria Di Terlizzi e da Massimo Diodati, ha reso possibile far ascoltare al pubblico presente le “pietre che suonano”.

Un numeroso e attento pubblico ha ascoltato alcuni brani, tra cui “L’inno alla gioia” di Beethoven, che Donato Di Vittorio, insieme al soprano Nadia Divittorio ed al chitarrista Paolo Battista, ha presentato con grande gradimento dell’uditorio.

“Queste pietre, provenienti dalle note cave di Apricena – ha detto Divittorio -  opportunamente scelte e lavorate, quando sono percosse producono suoni diversi a seconda della loro densità, forma, composizione mineralogica, granulometria, compattezza. La percussione di queste pietre provoca delle vibrazioni che possono viaggiare attraverso di esse in senso orizzontale, verticale o trasversale. In particolare le rocce da me utilizzate per costruire il mio strumento, che ho denominato “Lithos di Puglia, possono produrre suoni armonici percepibili dall’orecchio umano”.

I “Lithos di Puglia” sono stati anche oggetto di un ampio servizio del TG 24 di Telenorba.
Condividi:

D'Aria canta Modugno nel brano 'Resta Cu'mme'

MILANO - Prodotto dalla Suono Libero Music di Nando Misuraca, nasce da una duplice esigenza, Da una parte l'eterno amore per un rivoluzionario della musica italiana come Domenico Modugno ( nel passato ha inciso una versione crossover di “Tu sì na cosa grande") , dall’altra una riflessione dell'artista su una una relazione tormentata che ha dato origine ad episodi di vero e proprio maltrattamento fisico e morale:"Amavo un uomo e ne ero dipendente. Lui, che era gelosissimo e possessivo, se ne approfittava e mi trattava come un suo oggetto".

Qui il racconto di una delle tante terribili vessazioni domestiche: "Un giorno appena rincasata dal lavoro fui brutalmente aggredita e rinchiusa in casa senza più i miei effetti personali per una settimana. Riuscivo solo ad accedere alla cucina per mangiare qualcosa. Quell' individuo era fermamente convinto che io avessi una Relazione con un altro uomo pertanto oltre alla cruenta lezione inflittami cominciò a contattare i miei più stretti amici per avere da loro conferme su fatto che lui pensava..ma, naturalmente, era infondato".

La cantautrice è poi riuscita a "spezzare le catene" che la tenevano inchiodata a quel rapporto malato, proprio grazie ad un nuovo amore, quello per l'attore Vincenzo Soriano, ideatore del progetto con Nando Misuraca e Bruno Tirinelli. L'attore cinematografico e televisivo, suo compagno e padre del piccolo Federico: "Vincenzo mi ha salvata, due volte. Una volta quando mi ha liberato da quel rapporto violento, un'altra quando mi ha regalato la gioia più grande della mia vita, Federico".

Poi D'aria decdica un pensiero alle donne: "Ogni donna ha diritto ad un orizzonte di normalità, non chinate mai il capo e fate valere le vostre ragioni. Siate il vostro stesso coraggio, la vostra libertà vale più di tutto". Musicalmente ci si è voluti indirizzare verso atmosfere il più possibile acustiche , reali , vicine alle suggestioni dell’epoca in cui è stato concepito il brano originale per non tradirne l’impatto emozionale.

La cover di D'Aria è stata presentata a "Casa Sanremo" proprio nei giorni del Festival, palco dal quale Mister Volare spiccò il volo cambiando per sempre la musica italiana con il videoclip firmato da Totore Nilo. Nel singolo "Resta cu'mme" è contenuto anche un remix de "Il sole in faccia" , precedente singolo dell'artista, in chiave latin-hip hop realizzato dal dj Charlie Nathan.
Condividi:

mercoledì, febbraio 15, 2017

INTERVISTA. Francesco Gabbani e quella nostra chiacchierata di un anno fa

di NICOLA RICCHITELLI - Erano i giorni di 'Amen', il brano che faceva conoscere il vincitore della 67ma edizione del festival di Sanremo, una vittoria ottenuta al termine di un percorso controverso in quel Sanremo giovani che lo vide dapprima eliminato nello scontro diretto con Miele, ma poi il verdetto fu ribaltato non appena si scoprì l’errore tecnico. Chissà cosa sarebbe successo oggi se quel errore non fosse stato mai scoperto. Nel dubbio vi riproponiamo quanto detto in quell’occasione da Francesco Gabbani in una intervista telefonica recuperata dall’archivio del Giornale di Puglia.

D: Francesco, possiamo dire che un “Amen” ti sta cambiando la vita almeno dal punto di vista professionale?
R:«Si, possiamo dire proprio così, per assurdo va a conferma del significato della canzone nel senso al contrario, perchè nella canzone la proposta – in maniera sarcastica – è proprio quella di non cercare di risolvere la propria vita consapevolmente tramite un amen, invece nel mio caso ironicamente devo dire proprio di si, la canzone 'Amen', almeno quotidianamente, mi sta cambiando la vita».

D: Come nasce il testo di questa canzone, che appunto è un testo molto particolare?
R:«Il testo nasce in collaborazione con il mio compagno autorale Fabio Ilaqua, con il quale scrivo canzoni da oramai due anni; nasce in realtà da un esigenza espressiva così come tutte le canzoni che scriviamo. In questo caso l’idea era quella di porre una riflessione su modo di vivere i nostri giorni, sul fatto che tante volte la tendenza culturale italiana è quella di cercare di trovare la risoluzione delle nostre vite in qualcosa di esterno a noi, e quindi nell’attesa di un miracolo che possa arrivare e risolvere tutto. Ecco, con questa canzone ho cercato di far riflettere sul fatto di far spostare su se stessi, e quindi rivalutare se stessi, il proprio destino, perché alla fine tutto dipende da noi, il miracolo vero siamo noi».

D: Come nasce la scelta per l’appunto di presentare questo pezzo al festival di Sanremo?
R:«Dunuqe, in realtà non era stato scritto per Sanremo, diciamo pure che aveva avuto una sua vita indipendente, nel momento in cui avevo scelto di presentarmi al festival; possiamo dire che questa canzone ci è sembrata più appropriata, un po’ per il potenziale che aveva come brano indipendentemente da Sanremo, e comunque rappresentava la formula con cui in questo momento ho il piacere di esprimermi musicalmente, perché è un brano – così come il resto del disco – che ha un sound elettronico che fa ballare e divertire, e quindi abbiamo questo primo approccio; dall’altro abbiamo un testo che è un motivo per riflettere, quindi vi è la spensieratezza del sound e il tentativo di riflessione del testo. In sintesi posso dire che è un brano che mi rappresenta».

D: Francesco come hai vissuto quel piccolo incidente, quella eliminazione non eliminazione in corso della prima serata?
R:«L’ho vissuto come tale! Praticamente dopo il primo verdetto che mi dava escluso è normale che io abbia avuto un tracollo emotivo, mentalmente in quel momento vi era grande delusione, poi i giochi si sono riaperti, devo dire che è stato un momento emotivamente molto forte, però sono contento che alla fine tutto sia stato chiarito».

D: Aldilà che tutto si sia risolto, però è stato un incidente che ha rischiato di compromettere il tuo percorso al festival e, perché no, il tuo percorso musicale…
R:«Sicuramente, devo dire una cosa, che la motivazione per cui dopo si sia fatta luce su questa cosa è sicuramente da attribuire al fatto che ci troviamo nell’era del web, perché questo, perché la sala stampa – che è quella che ha avuto difficoltà nel voto – nei momenti successivi al primo verdetto, ha pubblicato sul web il fatto che vi fosse stato un errore di votazione. A quel punto l’organizzazione del festival non poteva non dare peso a questa cosa che rischiava di far fare loro questa figuraccia. Però, devo dire – io sono figlio del web - che se non vi fosse stata la rete avrebbero forse insabbiato tutto, avrebbero lasciato le cose così come sono e avrebbero detto 'Andiamo avanti'».

D: Francesco, tra gli attestati di stima vi è quello di un vescovo che, a quanto pare, ha addirittura cantato la tua canzone. Come hai vissuto questa cosa?
R:«In realtà in maniera positiva, perché essendo esposto artisticamente si parla di me, della mia canzone. Sicuramente è un vantaggio, ma credo che sia bello vedere che ognuno la canzone la interpreta a proprio modo e in qualche modo la fa sua. Il monsignore che ha cantato la canzone la usa per spiegare talune cose ai suoi ragazzi, anche se credo che non ha carpito fino in fondo il vero significato di essa. Però mi sta bene lo stesso, se può diventare anche in quel contesto un motivo per riflettere… ben venga!».

D: Il tuo rapporto con la fede?
R:«Il mio rapporto con la fede è di grande rispetto per chi c’è l’ha, per chi la pratica. Io però, ad oggi, pur avendo in realtà tutti i sacramenti cattolici fino alla cresima, perché ho avuto insegnamenti di tipo cattolici sin da giovane, ad oggi devo dire che non sono praticante, perchè se devo essere sincero ho difficoltà ad accettare tutto ciò che ha basi dogmatiche. Quindi devo dire che non sono praticante e non sono credente, però ho un grande rispetto per chi ha un senso di grande religiosità e per chi ha una fede in qualcosa, perchè credo che chi ha fede in qualcosa può portare del buono nelle nostre vite».

D: Quali sono i temi che affronti nel tuo nuovo album 'Eternamente ora'?
R: «I temi sono abbastanza eterogenei. E' un disco che parla di tematiche sociali, che parla di rapporto tra individualità e collettività, della paura sociale intesa come la paura mediatica, nel senso che siamo succubi dell’azione mediatica e quindi televisiva. Parla del rapporto con la tecnologia, si parla anche di sentimento: posso dire che è un disco eterogeneo. Quello che mi auguro è che la mia musica possa da una parte far divertire in maniera spensierata, ma che dall’altra rappresenti un occasione per far riflettere, perché alla fine questa è anche un po’ l’espressione di me stesso, visto che sono così nella vita. Da un po’ di tempo ho iniziato a vivere di questo connubio…».
Condividi:

LIBRI. Tesla, "L’uomo che ha inventato il XX secolo" (e che è stato dimenticato)

di FRANCESCO GRECO - Fu un genio “precoce e indipendente”. Inverno 1859, aveva appena tre anni quando , osservando Macak, il gatto di casa, scoprì delle scintille che l’elettricità creava sul suo pelo. “La natura è forse un gigantesco gatto?”, si chiese. “Se si, chi è che gli gratta la schiena? Non può essere altro che Dio”. Fu così che l’elettricità divenne un’ossessione, di più: una mission.
 
Peccato per la scarsa autostima: il padre, il reverendo Milutin Tesla del villaggio di Smiljan, in Croazia, non contribuì certo a farla maturare, volendolo destinare al sacerdozio (che “però non lo interessava, voleva scoprire come funzionava il mondo e cambiarlo per il meglio”) e avendo investito le sue speranze e ambizioni sul figlio maggiore, versato per le lettere ma morto prematuramente (davanti agli occhi del fratello), la frustrò, magari anche inconsciamente. Rimase così irrisolto il suo “desiderio di approvazione”.
 
“Crebbe nel rispetto per il sapere e la conoscenza, considerati non come fonte di lucro”. Avesse avuto un buon ufficio stampa, oggi sarebbe ricordato come uno dei geni del Novecento che hanno cambiato il nostro tempo, la nostra vita, la civiltà. E invece sul suo nome (“uno dei maggiori benefattori dell’umanità”) è quasi caduta la damnatio memoriae.
 
Storia e leggenda di Nikola Tesla (1856-1943), ingegnere e scienziato, le cui intuizioni ressero la rivoluzione industriale e posero le basi per ulteriori scoperte e relative applicazioni di cui oggi godiamo senza alcuna gratitudine per “il giovane alto, magro e dai folti capelli neri pettinati con la riga in mezzo”, dandole per scontate.
 
In modo avvincente e documentato, ma anche appassionato e partecipe, ne ricostruisce la parabola Robert Lomas in “L’uomo che ha inventato il XX secolo”, Piano B Edizioni, Prato 2017, pp. 208, euro 14.50 (traduzione di Antonio Tozzi).
 
Lo trova magnifico 28enne nell’estate del 1884 alla stazione di Parigi in attesa del treno per Calais da dove si imbarcherà per New York (in tasca ha una lettera dello scienziato inglese Charles Batchellor che lo propone a Thomas Edison, “pochi capelli grigi e le spalle curve”), smarrito dopo essersi accorto del furto del bagaglio e lo lascia che muore “solo e disperato, destinato all’oblio a causa della sua ultima volontà di aiutare il governo degli Stati Uniti”, mentre ancora si chiede: “Cos’è l’elettricità?”.
 
In mezzo una vita travagliata e solitaria, sempre in salita a causa anche del carattere, perennemente in cerca di finanziatori dei suoi progetti avveniristici e originali. Dalla riparazione delle dinamo del transatlantico “Oregon” sino alla fine. Un uomo tormentato e complesso, Niko, che vive a lungo ma spiazzato nel suo tempo, che fa tenerezza come un bambino super-intelligente, che meriterebbe una rivalutazione complessiva, come scienziato e come personaggio, un riconoscimento postumo del suo scintillante genio. Ma un tempo in cui i mediocri si spacciano per geni, e come tali sono narrati, accontentiamoci di questa biografia avvincente come il romanzo della vita. Senza scordare che abbiamo con Tesla un debito di riconoscenza.
Condividi:

martedì, febbraio 14, 2017

INTERVISTA. Ale e Franz per la prima volta a Taranto

di PIERO CHIMENTI - Ale e Franz, per la prima volta a Taranto, hanno portato al Teatro Orfeo il loro spettacolo 'Tanti Lati Latitanti'. Uno spettacolo che oscilla tra la risata e la riflessione, toccando con leggerezza anche temi come la religione e la politica. Prima di dar vita allo show, i due comici milanesi, si sono resi disponibili per rispondere a qualche domanda:

Siete arrivati in città immagino con un scenario particolare. Cosa vi è venuto in mente al di là da quello che si sente, si dice su Taranto. Cosa avete visto e come la commentate?

FRANZ: In realtà siamo arrivati da 8 minuti, però la sensazione...  non siamo stati mai a Taranto ma è davvero è una città bellissima, ordinata, i palazzi sono bellissimi, davvero ci ha colpiti molto, una città molto bella, molto affascinante. Ci dispiace che ripartiamo stanotte e non possiamo vederla bene.

Possiamo dire che questi fumi non spaventano Ale e Franz? 
ALE: No, assolutamente no, perché dovrebbero spaventarci? Una città veramente bella e poi ha questo affaccio in un mare meraviglioso. Complimenti.

I tarantini si aspettano di sedersi, di guardarvi e di sorridere con voi. Di cosa parlate in questo spettacolo? 
FRANZ: Sono vari incontri. Sono varie coppie che si incontrano su questo palco uniti da un filo conduttore che non vi svelerò, altrimenti vi rovineremmo la sorpresa e sono tanti personaggi che s'incontrano su questo palco, quindi non vediamo l'ora che il pubblico di Taranto veda cosa abbiamo combinato.

Per quanto riguarda sempre lo spettacolo. 'Tanti Lati Latitanti', potrebbe essere il concentrato delle nostre debolezze di quello che siamo e di quello che magari potremmo anche essere? FRANZ: Qui è bravissimo lui... il titolo l'hai pensato te... rispondi!
ALE: E' vero, molte volte alcuni lati del carattere spariscono, e quindi latitano. E quindi un po' quello il gioco di parole che simpaticamente abbiamo trovato.

Quanto c'è d'improvvisazione nello spettacolo e d'interazione col pubblico? 
FRANZ: In quello di stasera non c'è nulla d'improvvisato. Nel senso che abbiamo improvvisato tanto quando l'abbiamo creato per tanto tempo. Poi al teatro le cose si fissano, si cerca di far rendere al massimo quello che si è provato nelle date precedenti, quindi il lavoro d'improvvisazione l'abbiamo fatto, abbiamo fatto tanto per questo spettacolo, quasi un'ottantina di date. Lo chiamavamo lavori in corso. Adesso l'abbiamo confezionato e stasera si fa attenzione a tenere un bel ritmo, e quindi è un classico spettacolo teatrale da vedere e da ascoltare.

Qual é la novità di questo spettacolo rispetto ai vostri precedenti lavori? 
FRANZ: Che è nuovo. E' diverso dai precedenti perché è nuovo. Siamo sempre noi, la nostra comicità, il nostro far teatro. Poi a teatro abbiamo uno stile un po' nostro. Siamo convinti che la risata perfetta sia quella che parte dalla pancia, arriva alla testa e passa dal cuore, quindi se riesci a far pensare emozionare e a far ridere di pancia è lo spettacolo perfetto. Noi ci proviamo, insomma, a modo nostro.

Brillanti in tv, brillanti in teatro, ma cosa preferite? Il contatto vero con chi sta di fronte a voi e vi guarda o quello con le telecamere? 
FRANZ: Ma in realtà la televisione che abbiamo fatto è sempre stata particolare, perché sono sempre state le telecamere a spiarci, quindi siamo stati fortunati. Però direi sicuramente che il contatto col pubblico dà forza, dà energia al tuo lavoro, perché non sai mai come andrà. Ogni sera è una conquista, ogni sera è un rimettersi in gioco, quindi direi che sicuramente il lavoro teatrale è quello più emozionante.

La vostra comicità, i vostri testi, da cosa nascono? Da episodi quotidiani o da altro? 
ALE: Nascono un po' da tutto, da quello che osserviamo, da quello che ci viene in mente, da quello che ci fa ridere. Quello che diverte noi due, abbiamo un metro che diverte noi. Questa è l'unità di misura, la cosa che diverte noi cerchiamo di trasmetterla agli altri, già diverte noi, speriamo che faccia divertire gli altri.

Rappresentare l'uomo con i suoi vizi e le sue virtù, un canovaccio forse tra i più classici. Quanto coraggio ci vuole per continuare a farlo con il vostro carattere con la caratterizzazione che avete dato a questa formula di rappresentazione? 
FRANZ: Coraggio non lo so. E' la nostra linea, il nostro modo di fare spettacolo. Uno spettacolo di stasera è uno spettacolo divertente ma anche uno spettacolo particolare, articolato anche complesso sotto certi aspetti per la nostra storia. Questo è il nostro modo, non so dire se è coraggio o meno, questo è il nostro modo di metterci in gioco, ogni volta si riparte. Un po' il senso di questo lavoro; bisogna cambiar pagina, avere delle cose da dire, avere il coraggio di dirle. Questo è quello che facciamo. Chi fa scelte differenti, non le comprendo, da parte nostra più che coraggio è coerenza per il nostro lavoro.

Di tanti lati che rappresentate c'è qualcuno che vostro personale e che vi fa ridere magari reciproco? 
ALE: Per fortuna no. Per fortuna non siamo così come si può vedere nello spettacolo. Ci abbiamo messo fantasia, abbiamo calcato un po' la mano, siamo andati sopra le righe, siamo scesi, saliti, diciamo che è un po' l'estremizzare dell'essere umano, ma a volte magari a volte avvicinarci alla realtà, però per fortuna non siamo così.

Progetti in cantiere? 
FRANZ: Aprire un cantiere. No, scherzo. Adesso stiamo finendo la tournèe, poi incominceremo con un altro spettacolo ad aprile nel Piccolo Teatro a Milano e per ora abbiamo questo. Poi si vedrà.

Progetti televisivi o cinematografici in cantiere? 
FRANZ: Per adesso siamo in teatro. Ripeto, ad aprile debuttiamo al Piccolo Teatro, che è un traguardo importante per chi fa teatro in generale, poi per noi che è la nostra città. Quindi, quest'anno più che mai abbiamo messo le energia nel teatro. Poi ci sono tante cose in stand-by.

Ale e Franz, com'è avere un meteorite col vostro nome? 
ALE: E' un grosso impegno, soprattutto perché a trovare qualcuno che te lo tiene pulito non è facile... E' stato un po' un gioco, uno scherzo di un conoscente che ce l'ha intestato; non so come abbia potuto farlo, però è successo veramente. Speriamo che non faccia danni.

Affiancando Ruggeri in tour con lo spettacolo 'C'è un tedesco, un francese, un italiano...' avete creato il Comic Rock. Questa nuova formula potrebbe essere usata in un progetto futuro? 
FRANZ: E' stata un'esperienza che abbiamo girato, abbiamo fatto un'estiva, ci siamo divertiti e poi abbiamo ripreso ognuno le proprie direzioni, le proprie strade. Però, chissà mai, magari in futuro si deciderà di fare un'altra parentesi. Comunque lo spettacolo che faremo ad aprile avrà la musica, quindi in realtà ci siamo fatti prestare la band di Enrico e la portiamo in giro per un po'... gliel'abbiamo presa in affitto. Quindi ha portato quel progetto ad aprire altre strade, siamo molto contenti.

Vi è mai venuto in mente di proporvi individualmente in una formula diversa o l'esigenza di seguire un progetto personale? 
ALE: No...
FRANZ: Ce la fan sempre. Se litigate... quando vi sciogliete, se avete progetti individuali. Per adesso no, magari un giorno può essere finché abbiamo progetti comuni da portare avanti e voglia di farlo insieme è così. Per i primi 23 anni è così, poi non so cosa riserverà la vita. Ma secondo me quando segui una strada tua, fai fatica a seguire una strada di gruppo, perché se le idee te le sviluppi per i fatti tuoi come fai?Quindi finché ci sono progetti comuni è meglio farli. Forse è meglio chiudere un capitolo e poi fare delle esperienze individuali, secondo me... poi non lo so.

Infine un saluto ai tarantini? Corale, ve lo dobbiamo chiedere. 
ALE: A tutti gli amici di Taranto...
FRANZ: E dintorni...
ALE: Un grosso saluto affettuoso da Ale...
FRANZ: E da Franz. Grazie d'averci ospitati in questa città bellissima.
Condividi:

San Valentino, il risveglio della vita e dell’amore

di VITTORIO POLITO – Sapete perché il 14 febbraio è diventato il giorno degli innamorati? La risposta è data da una simpatica tradizione che viene dai paesi anglosassoni. Nel medioevo, infatti, si riteneva che in questo giorno gli uccelli, avvertendo i primi tepori primaverili, cominciassero a nidificare, quindi si disse che la festa di San Valentino segnava l’annuale risveglio della vita e quindi dell’amore. Fu così che il Santo è stato adottato come patrono e protettore degli innamorati di tutto il mondo. Ma pare che anche gli innamorati delusi hanno un protettore che, secondo una leggenda dell’area tarantina, è riconoscibile in San Vito e si festeggia il 15 giugno.

Chi era San Valentino? Correva l’anno 175 d.C. quando nacque a Terni Valentino, oggi patrono della Città, che dedicò la sua vita alla comunità cristiana che si era formata a cento chilometri da Roma, dove infuriava la persecuzione. L’eco degli eclatanti miracoli compiuti dal Santo, arrivò fino a Roma, diffondendosi in tutto l’impero, per cui fu consacrato primo Vescovo di Terni, ove ancora oggi si conservano le spoglie mortali.

Il suo nome è legato all’amore per un episodio che a quel tempo sollevò molto clamore. Infatti la leggenda dice che Valentino fu il primo religioso a celebrare l’unione tra una giovane cristiana, Serapia, e un legionario pagàno. Molti furono in seguito a desiderare la sua benedizione, ancora oggi ricordata durante la festa della promessa nella Basilica che porta il suo nome. Durante la sua visita pastorale fu amatissimo dalle popolazioni umbre, quando l’imperatore Aureliano ordinò atroci persecuzioni contro il clero cristiano. San Valentino fu imprigionato e flagellato, lontano dalla città per evitare tumulti e rappresaglie dei fedeli e fu quindi martirizzato. Era il 14 febbraio del 273 d.C.: una data che da quel momento viene ricordata in tutto il mondo per celebrare San Valentino, un Santo che fu ricco di umana simpatia e di fede quasi contagiosa.

Più recentemente Raymond Peynet, il pittore degli innamorati, ha saputo con la sua arte rapire e raccontare la magia dell’amore, evitando di tracciare i contorni della passione, dell’attrazione tra due amanti, per concentrarsi su tutto quello che c’è prima e dopo e che non si può descrivere con una parola o con un concetto. Un colpo di fulmine che avviene in ogni momento, senza tempo né luogo. I suoi Valentino e Valentina nascono e vivono in un momento, fugace, nobile, affettuoso, gioioso e tenero: quello dell’innamoramento. Sono gli innamorati per eccellenza, i romantici interpreti di un sentimento che nasce dal cuore: puri, leggeri, soavi, evanescenti nel loro appartenere l’uno all’altra ed entrambi ad un fantastico contorno, ad un mondo onirico in cui l’amore è il motore senza sosta del tutto.

In Puglia San Valentino è patrono di Vico del Gargano e gli abitanti vivono intensamente il culto del Santo dal 1618, quando entrarono in paese le sue reliquie, tuttora conservate presso la Chiesa Madre. Il Santo viene invocato affinché i venti gelidi di tramontana e le gelate improvvise non mettano in pericolo il raccolto degli agrumi.

Vico del Gargano possiede un suo “Vicolo del bacio”. Si tratta del Vicolo che collega Via San Giuseppe al Rione Terra, lungo una trentina di metri e non più largo di 50 centimetri. La leggenda vuole che questo Vicolo fosse una sorte di luogo benedetto per coppie di innamorati, uomini in cerca d’amore e donne in attesa di compagnia. I fidanzatini si davano appuntamento nel vicolo che attraversavano, più volte, da direzioni opposte per potersi toccare ad ogni passaggio. È facile immaginare di quanti “scontri amorosi” sia stato testimone, nel tempo, il Vicolo del Bacio. Durante i festeggiamenti, le Chiese e le strade sono ricolme di arance e limoni intrecciati con foglie d’alloro benedetto, ove chiunque può donare alla persona cara un’arancia presa dall’addobbo del Santo. Le arance, dopo la festa, vengono spremute e bevute con la consapevolezza che il frutto si trasformerà in uno speciale filtro d’amore.

E se sei single? Interviene San Faustino, la cui ricorrenza cade proprio il 15 febbraio, subito dopo la festa degli innamorati, come per una ideale continuità.
Condividi:

San Valentino e l'antica festa dei Lupercalia

di MARIO CONTINO - San Valentino, il giorno da tutti conosciuto come “degli innamorati”, il 14 febbraio, è da molti atteso e desiderato, da altri odiato. Ma cosa cela in realtà questa data?

Il vero San Valentino, riconosciuta dalla chiesa cattolica, era vescovo e patrono della città di Terni e fu decapitato nel 273 a Roma, all’epoca della persecuzione dell’imperatore Aureliano.

Sembrerebbe fosse conosciuto come taumaturgo: gli si attribuivano cioè capacità miracolose di guarigione. Proprio per tali doti pare che venne chiamato a Roma dal filosofo Cratone che chiese all'uomo di far guarire il figlio gravemente malato, infermo (probabilmente una malattia che limitava i suoi movimento).

San Valentino promise la guarigione del giovane a patto che tutta la famiglia si fosse convertita. Il miracolo avvenne, il giovane guarì e la famiglia si convertì. Allo stesso modo la fama del santo crebbe tanto che l'uomo fu imprigionato e torturato nel tentativo di fargli abbandonare la sua fede.

In seguito, venne decapitazione ed alcuni allievi di Cratone, anch’essi convertiti, portarono la sua salma presso Terni e lo seppellirono. Col tempo la figura del santo si confuse con quella di un altro uomo, anch'egli di nome Valentino, che risulterebbe essere stato un grande benefattore mai canonizzato.

Chiaramente nella leggenda legata al Santo, come credo sia chiaro, non c'è alcun accenno ad innamorati, anzi, come quasi tutte le storie dei santi vi è morte e tortura.

San Valentino fu associato agli innamorati per pura confusione e ciò dipese dal fatto che quando venne diffuso il suo culto, nella specifica data, si era molto vicino l’inizio della primavera nel calendario giuliano in uso all’epoca.

La primavera è la stagione del risveglio dell’attività amorosa negli animali e questo contribuì alla nascita di ulteriori leggende che decretarono San Valentino quale protettore degli innamorati. Una di queste narra che il santo era solito offrire un fiore colto dal suo giardino alle giovani coppie che vi transitavano davanti.

Sembrerebbe, in realtà, che nel 496 d.C., Papa Gelasio I volle porre fine ai Lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al Dio della fertilità Luperco, ovviamente in un modo classico, ossia sostituendo la festa con un rito Cristiano.

I Lupercalia si festeggiavano il 15 febbraio, ed il momento più sentito dei festeggiamenti si aveva quando le matrone romane si offrivano spontaneamente alle frustate di giovani uomini nudi, devoti al selvatico Fauno Luperco, il tutto avveniva per le strade.

Donne e uomini erano nudi, convinti che il rito portasse amore e fortuna; in quest'ottica Papa Gelasio I decise di spostare i festeggiamenti al giorno precedente - dedicato a San Valentino - facendolo diventare di conseguenza il protettore degli innamorati.

Man mano, quindi, il rito pagano venne dimenticato e sostituito da quello cristiano.
Condividi:

lunedì, febbraio 13, 2017

Cinema, Bafta: nuovo trionfo di La La Land VIDEO

LONDRA - Trionfo di 'La La Land' agli 'Oscar britannici' del cinema, che porta a casa i premi più prestigiosi. Il musical, che aveva ottenuto 11 nomination, ha ricevuto il premio per il miglior film, miglior regista (Damien Chazelle), attrice protagonista (Emma Stone), fotografia e colonna sonora ai British Academy Awards (Bafta), nel corso della kermesse alla Royal Albert Hall di Londra.

Il premio per il miglior attore è andato invece a Casey Affleck e non a Ryan Gosling come molti si aspettavano. Affleck è protagonista in 'Manchester by the Sea'. Al film del regista americano Kenneth Lonergan è andato anche il premio per la miglior sceneggiatura originale.
Condividi: