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giovedì, aprile 27, 2017

L’affascinante leggenda di Colapesce

di VITTORIO POLITO - Lo Stretto di Messina è terra di eroi, miti e di affascinanti leggende. Fra le tante, quella di Colapesce (o Colapisci) è quella più suggestiva di tutto l’immaginario siciliano.

Nicola (Nicolò o Cola), giovane bello e robusto, fu l’ultimo di numerosi fratelli che viveva con la sua famiglia a Messina in una capanna vicino al mare e fin da piccolo ebbe notevole confidenza con il mare. La sua passione per l’abisso superava ogni limite. Colapesce era marinaio, pugliese di nascita, che il re di Sicilia Ruggero II costrinse a scendere nel mare del Faro per esplorare gli abissi. Egli, infatti, voleva bene ai pesci e quando vedeva le ceste piene di pescato si disperava. Una volta mentre il padre ritornava dalla pesca, notò che nella cesta vi era una murena ancora viva, la prese e corse a gettarla in mare. La madre, accortasi della cosa, lo rimproverò duramente: “Se tu non ti ravvedi, possa diventare anche tu un pesce”. In realtà il corpo di Nicola pian piano iniziò a prendere sembianze tipiche dei pesci, tanto che poteva stare a lungo nell’acqua, nuotare per parecchio tempo, giocare con gli animali acquatici, indicare la via migliore ai naviganti e disincagliare le reti dei pescatori. Fu così chiamato Colapesce.

La sua fama crebbe tanto che, quando andò a Messina l’imperatore Federico II, volle conoscerlo e per metterlo alla prova lanciò in acqua degli oggetti preziosi, chiedendogli di recuperarli. Colapesce si immerse e recuperò gli oggetti, riconsegnandoli all’imperatore, informandolo nel contempo che la Sicilia poggiava su tre colonne, una delle quali era sotto la città di Messina, molto deteriorata e poteva spezzarsi a causa del fuoco che la consumava. L’imperatore volle sapere come era fatto quel fuoco e ne pretese un poco. Cola disse che non poteva portare il fuoco tra le mani, ma il sovrano si sdegnò, minacciando oscuri castighi. A quel punto Colapesce si rituffò, ma non riemerse più. Il motivo? Qualcuno sostiene che egli non è morto, ma è rimasto in fondo al mare sostituendosi alla colonna incrinata che minacciava di far sprofondare la sua amata Messina. Pare che ancora oggi adempie a questo compito.

Un anonimo cantastorie ha dedicato una canzone che è fra le più belle ispirate dalla leggenda di Colapisci. Secondo il cantore ambulante, Cola risponde così all’imperatore che lo chiama insistentemente: «Maistà, maistà, sugnu ccà, sugnu ccà, intra lu funnu di lu mari chi non pozzu cchiù turnari e pregai alla Madonna chi la rreggi ’sta culonna, ca sennò si spezzerà e a Sicilia svanirà» (Maestà, maestà, sono qua, sono qua, in fondo al mare perché non posso più tornare e ho pregato la Madonna di reggere questa colonna altrimenti si spezzerà e la Sicilia sprofonderà).

D’altro canto, la difficoltà di passare attraverso lo Stretto ha dato luogo ad una ricchezza di segni e presenze soprannaturali, alimentando l’immaginario mitologico. Piuttosto complessa è la ricerca delle origini di Colapesce che, per certi versi, è comune a vari paesi. In Italia lo fanno originario di Bari, Catania, Napoli, Genova e Messina, mentre all’estero lo troviamo in Spagna, Francia, Grecia e persino nelle acque africane della regione sudanese.

Molti scrittori contemporanei si sono occupati di questa leggenda. Qualcuno ha ipotizzato trattarsi di un anarchico, il ragazzo innamorato della vita che ama sognare, che non sta alle regole, che ama sfidare abissi e vedere fino in fondo a che punto arrivano le sue forze. Ma vi sono anche quelli che sostengono che Cola tornerà in terra quando fra gli uomini non vi sarà più nessuno che soffra per dolore o castigo.

SUDDITANZE. Quando Gagliano scacciò il 'suo' Ciardo

di FRANCESCO GRECO - Sospesa tra fatalismo e masochismo, scarsa autostima e rimozione della bellezza, la storia del Sud è fatta anche, o soprattutto, di occasioni mancate, appuntamenti con la storia falliti, treni perduti.
 
Oggi ne raccontiamo una, solo l'ultima di una lunga, lunghissima serie, citazioni della famosa frase di Nanni Moretti: “Facciamoci del male...”.
 
La macchina del tempo ci riporta all'altro secolo, anno di grazia 1996. L'assessore alla cultura del Comune di Gagliano del Capo, Antonio Biasco (foto), piscologo (sposato, 3 figli, laurea a Padova, oggi lavora all'Asl), che con la sua militanza e passione ha fatto la storia della sinistra nel Salento, ha un'idea: valorizzare il grande pittore Vincenzo Ciardo (23/10/1894 - 26/09/1970), “un grande del Novecento” (ipse dixit Vittorio Sgarbi).
 
Lavora su due livelli: l'acquisto della casa avita dov'è nato e ha vissuto l'artista (che negli anni Cinquanta fu anche direttore dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si trasferì nel 1920), in piazza San Rocco, il cuore antico del paese.
 
E la ricognizione delle opere (in foto un "Plenilunio") da proporre in una mostra permanente, nell'incantevole location (nata sui ruderi di un palazzo degli Scanderbeg, di cui resta la torretta). Biasco pensa a Palazzo Ciardo come al cuore pulsante e vivo di una comunità, un topos multiforme, semanticamente affollato, di eventi: cultura, dialogo, arte, ecc.

Incluso l'aspetto marketing del territorio, espresso dalla ricchezza dell'enogastronomia. Il paese ne ha bisogno per uscire dal feudalesimo, combattere le sfide della modernità.
 
Un progetto, come si intuisce, in anticipo sui tempi, molto articolato, un bel sogno che se realizzato, darà a Gagliano una leadership culturale, stante la grandezza di Ciardo, e al territorio una ricaduta di qualità, anche di sviluppo e occupazione.      
 
Biasco si appassiona all'idea: parla con i nipoti eredi (che non si sposò e nella Grande Guerra perse 3 fratelli, a cui è intitolato il corso principale di Gagliano). Li convince, ha la loro parola. Lo stabile sarà acquistato dal Comune per 100 milioni, da versare in due tranche.
 
Allo stesso tempo, incontra mecenati del territorio e li convince a comprare un'opera: il presidente della Banca del Salento (poi 121), nonchè presidente del Lecce in serie A, Giovanni Semeraro, l'imprenditore calzaturiero Adelchi Sergio, il barone Salvatore Leone de Castris, produttore di vini. Tutti a di poco entusiasti. Biasco parla anche con artisti di fama del Salento, li convince a donare un'opera (Ercole Pignatelli e la moglie tra i primi).
 
Lo psicologo poi d'incanto si ritrova fra le mani un catalogo e scopre che a Torino, negli anni Settanta, c'è stata una mostra proposta dalla Fondazione Olivetti. La contatta e anche loro si dicono interessati all'idea. Entusiasta anche Nicola Spinosa, all'epoca soprintendente del polo museale di Napoli: “Mio padre Pasquale fu suo allievo in Accademia, è ormai anziano, sarà felice vedere dove nacque e visse il Maestro...”.

E dà la sua disponibilità anche la critica d'arte Angela Vettese, oggi direttrice di Arte Fiera (Bologna) e prestigiosa “firma” dell'inserto domenicale del “Sole 24 Ore”.
Il nome di Ciardo apre tutte le porte.
 
Nello stesso periodo, l'artista Lorenzo Corrado a Novoli (città della Fòcara) propone una collettiva di grandi pittori del Salento, del passato e contemporanei: c'è pure Ciardo con la sua “Processione del Venerdì Santo”, un “Plenilunio”e qualche altra.
Un'altra opera è al Comune, nell'ingresso, e una si trova nella Caserma dei CC. Ma in paese molte sono sparse nelle case di privati cittadini, alcuni artigiani, che entrarono in contatto col Maestro e che ne fece loro dono.
 
Il sogno sta per materializzarsi, ma – e qui sta il masochismo del Sud e le antiche e nuove sudditanze – ecco il black-out. La chiesa locale si inserisce nella trattativa: vuol fare di Palazzo-Ciardo un oratorio parrocchiale. Inoltre salta fuori un altro erede, è vedovo della nipote, è un artista, vive a Milano e possiede alcune fra le più belle opere del Maestro: vuol vendere alla Chiesa perché deve fare un viaggio e lui pensa che il Comune è un cattivo pagatore. La Chiesa invece paga pronta cassa: infatti la Diocesi di Ugento (vescovo Domenico Caliandro, oggi a Brindisi) mette i soldi sul banco.
 
Il Comune a questo punto rinuncia alla sua coscienza laica e invece di combattere si tira fiori. Casa-Ciardo va alla Chiesa, che in questi anni l'ha usata per il catechismo e il calcio balilla e ha fatto delle ristrutturazioni selvagge.
 
Una vicenda così contorta, alla Guareschi, non poteva che concludersi con un colpo di teatro. Poche settimane dopo, una mattina Biasco va in Comune e spulciando la posta del giorno cosa trova? Da Milano, una richiesta di autorizzazione per il trasporto di una salma: è quella del nipote di Ciardo che voleva vendere per farsi un viaggio. Ha realizzato il suo sogno: è morto nel sonno, di infarto, e arriverà a Gagliano per essere tumulato nella tomba di famiglia. Un bel viaggio su un carro funebre comodo, moderno, luccicante. Le opere del prozio in suo possesso finiscono a un ente religioso di Milano.
 
Biasco non si è arreso, è nella sua tempra: in questi anni a più riprese è tornato alla carica: chiedendo anche metà del Palazzo per un museo, visto che la casa è immensa. Ha ricevuto sempre rifiuti. Ma i tempi ormai sono maturi per un onorevole compromesso fra Comune e Chiesa, verrebbe da dire Don Camillo e Peppone. Per onorare un figlio illustre di Gagliano. E anche per far uscire il paese dalle tenebre dell'oscurantismo e del Medioevo. Gli altri stanno sugli esopianeti, qui la parola non vale niente...

Concerto del 'Quartetto di Cremona' al Petruzzelli

di DONATO FORENZA - Uno straordinario concerto cameristico è stato tenuto dal Quartetto di Cremona, costituito dai violinisti Cristiano Gualco e Paolo Andreoli, dal violista Simone Gramaglia e dal violoncellista Giovanni Scaglione (suonano in piedi, con eccezione del violoncellista) nel Teatro Petruzzelli di Bari. La struttura del programma musicale ha previsto il Quartetto per archi n. 1 op. 49 di Shostakovich, il Quartetto per archi n. 19 KV 465 di Mozart, e il Quartetto per archi n. 14 (La morte e la fanciulla) di Schubert: si tratta di tre Quartetti notevoli nella storia della musica.

I quattro musicisti con attenta e armonica professionalità hanno interpretato  Schostakovich, enucleando cantabilità di segmenti dinamici, dotati di vivaci pulsazioni costanti,  caratterizzanti una chiara sistemica di segni sonori di notevole valenza.

Dai quattro archi è stato poi proposto il mozartiano Quartetto, denominato Delle dissonanze, che idealmente delinea un percorso di energia purificante dalle tenebre alla luce, dall’inquietudine di innovativi progetti musicali ondulati alle forme melodiche della serena conclusione, con una straordinaria fusione di scansione di fraseggi e delle vibranti modulazioni della sistemica compositiva di Mozart.

Infine, i quattro musicisti di Cremona hanno mirabilmente concluso l’esibizione concertistica, riscuotendo consensi rilevanti dal pubblico e ottenendo vivissimi applausi, nell’interpretazione brillante delle volute melodiche del Quartetto di Schubert.

Il violista Gramaglia ha riferito che il suo Quartetto di Cremona ha scelto di eseguire, quale bis, l’Andante cantabile dal Quartetto K 387 di Mozart, “per donare al pubblico un momento di serenità, a conclusione della serata, dopo la tragicità del Quartetto Schubertiano”. Ha precisato di essersi sposato con una barese, e di amare Bari; egli prima di concedere il bis, ha manifestato l’entusiasmo di suonare nel Teatro Petruzzelli, prestigioso nel mondo. Si tratta di un concerto particolare da memorizzare nella storia del Petruzzelli.                

Madama Butterfly, il capolavoro di Puccini al Verdi di Brindisi

(credits: R.Crean)
BRINDISI - «Opera in Puglia» chiude al Verdi di Brindisi con una tra le opere più rappresentate in tutto il mondo: «Madama Butterfly», immortale e amatissimo capolavoro di Giacomo Puccini, in arrivo domenica 7 maggio alle ore 18, segna il secondo appuntamento della stagione lirica promossa dalla Regione Puglia con il Teatro Pubblico Pugliese, con la direzione artistica di Giandomenico Vaccari e il coordinamento di Maurilio Manca.

Continua intanto la promozione rivolta alle scuole secondarie e al mondo delle associazioni, cui è riservato il prezzo speciale di 10 euro in qualsiasi settore. Posti ancora disponibili: apertura botteghino dal lunedì al venerdì dalle ore 17 alle 20. Info 0831 562 554.

Lo spettacolo sarà preceduto da una guida all’opera, a cura del docente Corrado De Bernart e del direttore artistico della rassegna Giandomenico Vaccari, che si svolgerà venerdì 5 maggio alle ore 18.30 nella sala conferenze del complesso ex Scuole Pie a Brindisi (via Tarantini, 35).

«Madama Butterfly» è un’opera in tre atti con libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica andata in scena per la prima volta nel 1904. Ironia della sorte il debutto avvenne proprio durante la prima del Teatro alla Scala di quella stagione: fu un fiasco storico. Lo stesso musicista toscano descrisse così la sua amarezza: «Con animo triste ma forte dico che fu un vero linciaggio. Non ascoltarono una nota quei cannibali. Che orrenda orgia di forsennati, ubriachi d’odio. Ma la mia Butterfly rimane qual è: l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito. E avrò la rivincita se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni». Puccini aveva ragione, la rivincita sarebbe arrivata presto. Soltanto tre mesi dopo, con qualche piccola modifica, l’opera venne riproposta a Brescia e fu vero trionfo.

A Nagasaki Pinkerton, brillante e avventuroso ufficiale della Marina degli Stati Uniti, sposa - quasi per gioco - una bellissima geisha quindicenne, Cio-Cio-San. L’uomo, di lì a poco, ripudia le nozze celebrate per un atto vanesio e torna in patria abbandonando la giovanissima sposa incinta. Malgrado questo, la giovane Butterfly conserva l’incrollabile certezza di quell’amore e non smette di confidare nel ritorno del marito.

Pinkerton tornerà dopo tre anni, non da solo ma in compagnia della nuova moglie, sposata regolarmente negli Stati Uniti; neanche spinto dall’amore riscoperto per la piccola giapponese, ma per prendersi il bambino, della cui esistenza ha saputo dal console Sharpless, portarlo con sé ed educarlo all’occidentale. In quel momento Butterfly realizza quanto ingenuo sia stato il suo amore per il bell’ufficiale. In un crescendo di emozioni e strazio la donna decide di porre fine alla propria vita, compiendo il tragico rituale del jigai. La morte di Cio-Cio-San taglia il ponte lanciato dall’illusoria relazione tra la fanciulla e il suo carnefice e, in maniera più ampia, la possibilità di un incontro pacifico tra le due culture, presagio sinistro dei conflitti successivi che colpirono, con violenza inaudita, proprio la città dove l’opera è ambientata: Nagasaki.

La messinscena di Brindisi porta la firma di Francesco Esposito, regista che esalta il tratto psicologico e drammaturgico dell’opera, oltre alle sue potenzialità teatrali. Nel ruolo della protagonista Maria Luigia Borsi, soprano sorano che si è affermato nei maggiori teatri del mondo con le sue doti di versatile cantante lirica e attrice. Un’interprete «incisiva localmente, con tocchi di rara delicatezza e teatralmente appassionante» (delteatro.it). L’ufficiale Pinkerton sarà il nojano Lorenzo Decaro, tra i tenori più interessanti della sua generazione, interprete del repertorio verdiano, pucciniano e verista. Gli altri ruoli saranno interpretati da Antonella Colaianni (Suzuki), Maria Rita Chiarelli (Kate Pinkerton), Devid Cecconi (Sharpless), Massimiliano Chiarolla (Goro), Federico Buttazzo (Principe Yamadori), Emanuele Cordaro (Zio Bonzo), Giorgio Schipa (Commissario imperiale) e Carlo Provenzano (Ufficiale del registro).

Completano la compagine di scena l’Orchestra sinfonica di Lecce e del Salento, diretta da Eliseo Castrignanò, e il Coro Opera in Puglia, diretto da Emanuela Aymone. La scenografia è di Flavio Arbetti. Gli allestimenti sono infine a cura della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari.

Malgrado Puccini fece molte ricerche per costruire degnamente e precisamente questo lavoro monumentale, alcune tradizioni nipponiche furono stravolte per esigenze sceniche. Una curiosità: quando Puccini compose le musiche volendo inserire tra le arie d’opera l’inno ufficiale degli Stati Uniti, di fatto richiamò quello della Marina Militare. Sarà soltanto nel 1931, con l’ufficializzazione sancita dal Congresso, che questa sinfonia diverrà ufficialmente l’inno degli Stati Uniti d’America. Quando si dice essere lungimiranti…

Si comincia alle ore 18.00
Durata dello spettacolo: 2 ore e 55 minuti (compresi due intervalli)
Biglietteria online http://bit.ly/2o6AhtU
Tel. (0831) 229 230 - 562 554

Musica, la black music del dj e produttore Macro Marco all'Eremo Club di Molfetta

MOLFETTA - Dici Macro Marco, leggi rap, reggae e black music in Italia. Uno dei pesi massimi del panorama musicale italiano, dj, beatmaker e produttore di talenti come Kiave, Mecna, Boomdabash e Ghemon. Un grande ospite per l’apertura della stagione 2017  di Hot Chocolate Black 'n Vibes, il collettivo barese di dj, cantanti e e promoter attivo in Puglia da decenni.

Il primo appuntamento con la black music è sabato 29 aprile a partire dalle 22.30, all’Eremo Club di Molfetta (Ss Molfetta-Giovinazzo Km. 779, uscita Cola Olidda ticket 7 euro prima di mezzanotte, 10 dopo le 12, info: 3406156380 // 3282828244) dove Macro Marco, alias Marco Losso, porterà in scena lo spettacolo “It was WritTEN”, in cui celebra i 10 anni della sua label Macro Beats, una delle più importanti etichette indipendenti italiane, un marchio di assoluta garanzia per tutti gli appassionati di musica black.

Il  “Macro Beats 10th Anniversary Tour”  è una miscela esplosiva di note, danza, dj-set e concerti tra reggae, dancehall, hip-hop, r’n’b e funk che vedrà alternarsi sul palco dell’Eremo nomi rappresentativi della scena, infatti Macro Marco sarà accompagnato da due degli artisti più rappresentativi della sua label, Kiave & Gheesa che arricchiranno lo show con un coinvolgente live-showcase.

Macro Marco è anche membro della “Red Bull Music Academy”, la prestigiosa “fondazione musicale“ globale  nata sotto l’egida del noto brand di bevande, nonché fondatore del sound system “Gramigna” e parte integrante della “Juggling Academy”,  collettivo che raggruppa alcuni tra i principali dj di black music italiani.

A completare la serata ci saranno i dj South Love Vibration, Smorf Sound e dj Fato (esponenti di spicco del progetto Hot Chocolate), affiancati da Jay Spark & Brockout Dancers.
Nella saletta del club con vista mare, invece, la scena è nelle mani dj Violet Tear con il suo rinomato dj-set di musica rock, anni '80 e '90, con incursioni nella pop music di tutti i tempi, affiancato dai ragazzi del gruppo Easy.

L'apertura cancelli è prevista per le 22,30. I ticket d'ingresso saranno disponibili al botteghino del club o in prevendita nel  circuito www.bookingshow.it o contattando 340/61.56.380 o 328/28.28.244.

29 aprile

inaugurazione Hot Chocolate Black 'n Vibes nights con “MACRO BEATS 10TH ANNIVERSARY TOUR”/floor2: Dj Violet Tear

Start: apertura cancelli 22.30

Ingresso: 7 euro fino a mezzanotte, post 10 euro

Ticket disponibili al bottegino o contattando 340/61.56.380 o 328/28.28.244
Prevendite su bookingshow

Eremo Club, SS Molfetta-Giovinazzo Km. 779 (uscita Cola Olidda)

L'esordio dei Raniss con il disco 'A due passi dalla fine'

di REDAZIONE - Fanno il loro esordio nel panorama musicale italiano i Raniss con l’album "A DUE PASSI DALLA FINE", disponibile dal 21 aprile in digital dowloand e su tutte le piattaforme streaming. L'uscita del disco è accompagnata dalla pubblicazione del videoclip del secondo singolo estratto "IN SILENZIO". Dopo il successo di pubblico e di critica dell'Ep "Niente di Positivo", e del primo singolo estratto dal nuovo album "Mantide", la band toscana presenta il proprio disco d'esordio. Otto tracce (sette inediti e una cover), che raccontano la percezione che la band ha della situazione sociale ed economica attuale, del collasso delle nuove generazioni, schiave della tecnologia e piene di niente.

"In questo nuovo disco - racconta la band - abbiamo deciso di partire dal punto in cui ci sentiamo: a due passi dalla fine. Questo album è stato concepito in primis per appagare la nostra sete compositiva ma anche e soprattutto per comunicare ed esternare quello che pensiamo a proposito di rapporti umani e storie d'amore, non tenendo conto in alcun modo delle dinamiche commerciali”. I Raniss sono una band grossetana che parte da un duo nel 2010 con i fondatori Mario Policorsi (Voce e Chiatarra) e Alessio Dell'Esto (Basso) amici e musicisti fin dal '97, cui poi si è aggiunto Andrea Alunno Minciotti alla chitarra e Gianmarco Carlini alla batteria.

Negli anni i loro percorsi si sono allontanati portando Alessio a muoversi tra Industrial e NuMetal con gli “Hellfire Society” e ad approfondire lo studio del basso diventando insegnante abilitato per “Bass to Rock”, e Mario a concentrarsi in progetti alternative e jazz-core con i Merme. La band ha un sound riconoscibile tra Alternative Rock e Post-Grunge. Nel 2013 pubblicano il loro primo singolo ufficiale "Disordine". A maggio 2016 esce il primo Ep della band "Niente di Positivo", registrato da Andrea Alunno Minciotti (chitarrista e sound engineer della band), e contenente cinque brani.

Il saluto di Tonia Massaro a Rosa Creanza. "In questa donna la storia della pasticceria ad Altamura"

ALTAMURA - Il giorno 16 d’Aprile, alla veneranda età di 95 anni, è venuta a mancare la signora Rosa Creanza in Fieschi. Donna dall’animo delicato ma sempre fermo ed autorevole, sia negli affetti familiari che nel proprio lavoro all’interno della storica Pasticceria “Fieschi” in via IV Novembre, di lei consegna un ricordo accorato Tonia Massaro, presidente della sezione cittadina della Confcommercio.

“Erano gli anni del dopoguerra quando, insieme alla sua famiglia, la signora Rosa intraprendeva il lavoro dei dolci realizzati in casa, talmente buoni da allietare presto i banchetti di tanti matrimoni. La storia della pasticceria ad Altamura è in questa donna forte e di grande carattere! Tutti la ricordano così e tutti lo confermano da sempre. Una donna che, nel suo piccolo, ha fatto qualcosa di grandemente utile per il proprio paese, riuscendo a trasmettere valori, princìpi e passione ad altre tre generazioni che sono ancora qui!”.

Mario Nunziante, da Amici al nuovo progetto discografico ''Questa è la mia vita''

di REDAZIONE - Esce oggi, giovedì 27 aprile, Questa è la mia vita, il nuovo EP del cantautore calabrese Mario Nunziante, prodotto dall’etichetta e dal network Calabria Sona. Un EP che contiene due brani nuovi di zecca, brani segnano un cambiamento essenziale per la produzione artistica di Nunziante: una carriera avviata nel 2008, con la partecipazione al noto programma televisivo Amici di Maria de Filippi – edizione poi vinta da Alessandra Amoroso – e proseguita con un primo EP, pubblicato dalla celebre casa discografica Sony Music e un secondo, assieme a Mango, datato 2013. 

Questa è la mia vita è composto dall’omonimo brano che assegna il nome all’EP e da un più profondo pezzo intitolato Senza più colori. Si presenta con una marcata impronta cantautorale, ironica, capace di attingere dalle esperienze della vita quotidiana, anche dai vissuti degli altri. La semplicità nel raccontare tutto ciò che sembra “a portata di mano”, che appare così vicino ma spesso si rivela lontano, in un mondo sempre più frenetico.

Nunziante, almeno per un attimo, sente di volerci raccontare quello che vede e ciò che ricorda… della sua vita passata, della società in cui vive e dei rapporti umani, di come sono cambiati tra ieri e oggi. I due brani dell’EP sono accompagnati da altrettanti videoclip: un ritorno sulle scene artistiche dopo una breve pausa in cui si è dedicato ai tanti concerti live e a una fortunata parentesi come conduttore televisivo su Video Calabria. Note e accordi pop, una voce delicata, argomenti profondi: Questa è la mia vita sarà distribuito su tutti i canali digitali (iTunes – Spotify) e televisivi (Calabria Sona).

mercoledì, aprile 26, 2017

Full immersion per i geologi per scoprire la Gravina di Petruscio

MOTTOLA - Un approfondimento scientifico, ma anche un video documentario e un’escursione in compagnia di esperti: nuova tappa del progetto ministeriale People For Forest che prevede una due giorni dedicata interamente alla Gravina di Petruscio, straordinario habitat rupestre e naturalistico nel territorio di Mottola che, al suo interno, conserva un antico insediamento rupestre medievale immerso nella macchia mediterranea. Proprio su quest’area, grazie ad alcuni finanziamenti, si sta lavorando nel segno della tutela, della valorizzazione, del ripristino dei luoghi e della ricerca. Di questo e di molto altro si parlerà nella prima giornata di lavori con il seminario scientifico “Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Geologico dell’Arco Ionico Tarantino: la Gravina di Petruscio”, in programma venerdì 28 aprile a partire dalle 15.30 nella sala convegni dell’Hotel Cecere (San Basilio, Mottola, TA).

I saluti saranno affidati, tra gli altri, al sindaco di Mottola Luigi Pinto, all’assessore regionale alla Pianificazione Territoriale Anna Maria Curcuruto, al Rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro Antonio Uricchio. Ad introdurre il seminario sarà Eugenio Scandale, Presidente ARCOGEM S.r.l. -Spin off dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro- mentre l’archeologa e coordinatrice del progetto Carmela D’Auria illustrerà le linee guida di People For Forest, con particolare riferimento a quanto già realizzato. Per la sessione Geologia, Geomorfologia e Geologia applicata, si confronteranno i geologi Fabio Luparelli e Vito Pellegrini, il funzionario del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari Vincenzo Iurilli e il docente universitario Mario Parise. La sessione dedicata a Rilievi, Geologia tecnica e Geomeccanica sarà aperta dalla docente universitaria Antonella Marsico con un intervento su"Viaggio virtuale nella Gravina di Petruscio: il Laser Scanner Terrestre e il Drone per l'analisi in 3D". A seguire, i docenti Gioacchino Francesco Andriani e Piernicola Lollino. Una sessione speciale riguarderà poi la proiezione del video documentario “La Gravina di Petruscio”di Antonio Stornaiolo e Gioacchino Francesco Andriani, con la regia di Vito Capuano. Le conclusioni, alle ore 19, saranno affidate al docente universitario Carmelo Torre.

Il giorno successivo, sabato 29 aprile, spazio invece ad un workshop didattico e tecnico “sul campo”: appuntamento alle ore 8.30 presso l’Ufficio Turistico IAT di Mottola per un’escursione guidata nella Gravina di Petruscio che prevede 8 soste in siti di particolare interesse scientifico e storico. Carmela D’Auria curerà gli aspetti inerenti alla archeologia dei luoghi, Vincenzo Lurilli i fenomeni carsici che contraddistinguono l’area, mentre Fabio Luparelli e Vito Pellegrini illustreranno i caratteri geologico-stratigrafici e strutturali delle formazioni affioranti. Per partecipare occorre prenotarsi durante il seminario del 28 aprile oppure telefonando al numero 099. 8867640. L’organizzazione della due giorni è affidata ad ARCOGEM, in collaborazione con l'Ordine dei Geologi della Puglia e l’Ordine degli Ingegneri di Taranto. Responsabile scientifico Gioacchino Francesco Andriani, segreteria scientifica Gioacchino Tempesta.

Lecce, allo studio prototipo accessibile rosone Santa Croce

LECCE - La città di Lecce avvia un percorso partecipato volto alla realizzazione della riproduzione tattile e dell’audio descrizione di uno dei simboli della città, il Rosone della Basilica di Santa Croce. L’obiettivo è di promuovere la fruizione dell’arte alle persone con disabilità visiva, allargando il processo di costruzione del prototipo del Rosone a esperti in accessibilità dell’arte, in riproduzioni tattili di beni culturali e ad artigiani specializzati nella lavorazione della pietra leccese.

È questo “Arte per Tutti”, progetto realizzato dall’associazione Poiesis, affiliata Arci, e vincitore di ‘Orizzonti solidali’ - Edizione 2016, bando di concorso promosso dalla Fondazione Megamark in collaborazione con i supermercati dok, A&O, Famila e Iperfamila. Insieme a Poiesis, da anni impegnata sul territorio in progetti sull’accessibilità, il Museo Tattile Statale Omero, l’Arcidiocesi di Lecce, il MUSA - Museo Storico-Archeologico dell’Università del Salento, il Centro Italiano Tiflotecnico, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Sezione di Lecce, il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, Arte Amica, Kaleidos e Arci Lecce. «L'accessibilità è un requisito necessario perché il diritto alla cultura e all'arte sia garantito per tutti – spiega Gian Maria Greco, Marie Skłodowska-Curie Fellow presso l'Università Autonoma di Barcellona e responsabile scientifico del progetto. Rendendo accessibile il simbolo più rappresentativo del Barocco leccese, il progetto "Arte per Tutti" è quindi un passo importante verso la costruzione di una vera comunità inclusiva».

Il prototipo sarà realizzato in resina, materiale resistente e adatto alla riproduzione di dettagli, dal Museo Tattile Statale Omero e saranno coinvolti artigiani locali per la creazione in pietra leccese di alcuni dei particolari del Rosone a grandezza reale. Il risultato finale sarà presentato il prossimo autunno e sarà esposto nella Pinacoteca del Museo Diocesano di Lecce. Il patrimonio artistico e culturale di Lecce si apre, così, all’accessibilità, allargando la fruizione di uno dei simboli indiscussi del barocco leccese alle persone con disabilità visiva. Un modo nuovo di pensare anche alla qualità dell’offerta turistica, che diventa più inclusiva e attenta a fasce della popolazione con esigenze differenti, e offre a tutti la possibilità di vivere un’esperienza sensoriale inedita del Rosone.

«Ogni forma d'arte esprime bellezza, e la bellezza è un sapore che dovrebbero gustare tutti – dichiara Salvatore Peluso, presidente UICI della Sezione di Lecce – ma per non vedenti e ipovedenti, però, questo non sempre avviene. “Arte per Tutti” ha il merito di sensibilizzare e per certi aspetti educare le istituzioni a pensare all'accessibilità, perché fruire di un bene culturale, qualunque sia la sua natura è un diritto di tutti. Realizzare una rappresentazione tattile della facciata della Basilica di Santa Croce di Lecce, autentico emblema del nostro barocco, significa che i privi della vista salentini hanno finalmente l'opportunità di conoscerne l'imponenza, la magnificenza, potendone apprezzare dettagli artistici e architettonici».

Grazie ad “Arte per Tutti”, la realizzazione del Rosone diventa un’opportunità per la cittadinanza e per gli operatori del settore di acquisire tecniche e conoscenze per comprendere questo processo e allargare la produzione di materiali accessibili di qualità a persone cieche e ipovedenti. Le attività di formazione e sensibilizzazione, gratuite su prenotazione (project@poiesis.it), si svolgeranno nei locali del MUSA - Museo Storico Archeologico dell’Università del Salento presso il Complesso Studium 2000 in via di Valesio a Lecce dalle ore 9 alle 13.30. Primo appuntamento, il 27 aprile con il modulo su “Riproduzioni tattili”, in particolare sui metodi e strumenti per la traduzione a rilievo per le opere bidimensionali, i laboratori esperienziali al buio e l'arte tattile contemporanea, a cura di Andrea Socrati responsabile della didattica speciale del Museo Statale Tattile Omero di Ancona. Seguiranno i moduli “Accessibilità museale e dei beni culturali” in programma il 10 maggio, a cura di Aldo Grassini e Annalisa Trasatti, rispettivamente Direttore e Responsabile servizi del Museo Omero, “Accessibilità nei musei universitari” il 12 maggio a cura di Grazia Maria Signore, Francesco Meo e Corrado Notario dell’Università del Salento e Giovanna Spinelli, esperta in accessibilità dell’Unione Ciechi e Ipovedenti di Bari, le “Audio descrizioni” nei giorni 3, 16 e 19 maggio con Grazia Maria Signore dell’Università del Salento, Valentina Terlizzi di Poiesis e Gian Maria Greco dell’Università Autonoma di Barcellona e, infine, il modulo sulla “Comunicazione accessibile” con lo stesso Gian Maria Greco e Fabrizio Martina di Poiesis. L’intento è quello di diffondere la cultura dell’accessibilità e la necessità di garantire il diritto di accesso e di pieno godimento dell’arte e della cultura da parte di tutti i pubblici ed in particolare delle categorie a rischio di esclusione sociale. Verrà riconosciuto 1 CFU agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Storia dell'Arte, indirizzo Patrimonio Culturale, del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento.

«L'accessibilità alla cultura è un settore in espansione a Lecce e nel Salento – ribadisce Federica Legittimo, coordinatrice del progetto – ma perché sia realmente efficace è necessario che la buona volontà sia supportata da consapevolezza e formazione specifica. Grazie al sostegno della Fondazione Megamark e alla collaborazione con esperti del settore, con questo progetto Poiesis continua la sua attività in favore della professionalizzazione del territorio».

In distribuzione il n. 41/2017 della rivista 'L’Audioprotesista'

di VITTORIO POLITO - È stato pubblicato in questi giorni il numero 41/2017 della rivista tecnico-scientifica dell’udito “L’Audioprotesista”, organo del comparto Audioprotesico Italiano e di altre associazioni del settore, nonché membro dell’Associazione Europea degli audioprotesisti (ECA Editrice).

La rivista, presentata da Mauro Menzietti, direttore editoriale, propone due articoli di fondo: il primo di Gianni Gruppioni, presidente ANAP, che tratta del Nuovo Nomenclatore Tariffario e delle richieste finalizzate a correggere nel merito alcuni punti irrinunciabili nella riforma dell’assistenza protesica, accolte e recepite dalle competenti Commissioni Sanità del Senato e Affari Sociali della Camera. Il secondo di Salvatore Regalbuto, relativo ai Nuovi LEA.

Una nota di Dario Ruggeri parla del ruolo degli audioprotesisti e la loro utilità, mentre un successivo articolo, in collaborazione con lo Studio Legale Stefanelli & Stefanelli, tratta della riforma della responsabilità sanitaria.

L’intervento del Ministro della Salute, Lorenzin, mette in risalto la “Giornata dell’udito”, nell’ambito delle attività dell’Associazione “Nonno Ascoltami”, svoltasi a Roma nella sede dello stesso Ministero, finalizzata alla “Prevenzione per contrastare l’ipoacusia e abbattere costi sociali. Del corposo Comitato Scientifico (nella foto) fanno parte, tra gli altri, Michele Barbara (Barletta), Pasquale Cassano (Foggia), Egidio Dalena (Monopoli), Gennaro Larotonda (Matera), Domenico Petrone (Bari), Paolo Petrone (Monopoli), Nicola Quaranta (Bari), Michele Raguso (Altamura), Silvano Vitale (Lecce).

L’intervista al neurologo Gennaro Barbato sulla riabilitazione uditiva tempestiva; la nota sulla presbiacusia e decadimento cognitivo (di R. Di Mauro, A. Martorana, L. Riccardi e S. Di Girolamo), insieme a molti altri argomenti tecnici e di attualità completano la pregevole rivista.

Conclude il periodico la recensione della maneggevole pubblicazione di Domenico Petrone e del sottoscritto su “San Biagio, tra storia, leggenda e tradizione” (Edizioni ECA), che com’è noto è protettore degli otorinolaringoiatri e della gola.

Joseph Armani torna nelle radio con 'Catch Me If You Can'

di REDAZIONE - Il deejay e produttore italo/maltese di fama internazionale, Joseph Armani, autore del successo “Endless Flame”, torna sulle scene con un nuovo brano ''Catch me if you can'' e, per la prima volta, in coppia con una voce femminile: accanto a lui infatti troviamo la voce della talentuosa artista canadese Kistern Collins.

Il brano, un pop travolgente e orecchiabile, racconta del timore di abbandonarsi totalmente alla persona che si ama. Distribuito da Universal Music Italia, il brano è disponibile in tutti i digital store.

martedì, aprile 25, 2017

Elton John ha rischiato di morire a causa di un virus VIDEO

di PIERO CHIMENTI - Brutta disavventura per Elton John, che da ritorno del tour in Sudamerica si è sentito male. Ricoverato in terapia intensiva al suo arrivo a Londra, adesso è fuori pericolo. Il 70enne 'cavaliere della regina' per precauzione sarà costretto ad annullare alcune date del suo tour per rimanere in convalescenza nella sua dimora.

Al momento il suo ritorno sul palco è previsto per il prossimo 3 giugno a Londra, nello stadio di Twickenham.

"Salvaguardare il folklore pugliese", l'appello dello studioso Mario Contino

di MARIO CONTINO - La Puglia è una regione molto antica, il cui stesso nome è avvolto nel mistero e nella leggenda ed il cui vasto territorio racchiude tradizioni millenarie degne della più ampia divulgazione possibile. Da diversi anni mi occupo del folklore pugliese, percorrendo la regione da Nord a Sud, visitando castelli, antiche masserie, chiese e cripte, grotte, tutti luoghi che conservano leggende e misteri, dal fantasma di questa o quella dama, ai segni del miracolo del Santo o del Beato di turno.

Non mancano neppure i riferimenti al simbolismo massonico esoterico, alcune volte giusto accennato e celato tra i capitelli del Barocco, altre volte ostentato con fierezza, soprattutto sulle antiche cappelle di alcuni dei cimiteri più antichi della nostra regione Bitonto o Lecce, giusto per citarne due.

Sono stati scritti diversi libri sulla nostra bella regione, sui suoi monumenti, sull'architettura, sulle bellezze naturali e culinarie ma, soprattutto, sul mistero e sul folklore, poichè è da questi che l'intera cultura regionale trae origine, da credenze, leggende, storie che sono proprie della tradizione contadina.

Ho pubblicato molti articoli giornalistici e ne produrrò ancora, descrivendo questi insoliti ma importanti aspetti culturali spesso sottovalutati e sminuiti dalla "reale" ignoranza di molte istituzioni che cercano le ricchezze del territorio calpestando i suoi veri diamanti.

Viviamo in una regione ricchissima, i tanti critici d'arte dovrebbero osservarla nell'insieme e giudicarla come uno dei capolavori artistici più belli del mondo, la cui autrice è addirittura "madre natura", aiutata da un popolo umile ma dai saldi principi morali.

Eppure, chi come me prova a descrivere e divulgare questi aspetti, si ritrova spesso mal giudicato, forse deriso e sicuramente ostacolato da chi, forte di un potere illusorio e subordinato al popolo che di tal potere investe i suoi governanti, si permette di giudicare senza conoscere né i motivi che spingono uno studioso del folklore a richiedere le autorizzazioni necessarie per approfondire una data leggenda, né l'eventuale sfruttamento economico che egli potrebbe ottenere da tali studi.

In altre nazioni, infatti, dal folklore si è creata l'economia alla base della società, divulgando contemporaneamente le bellezze artistiche, architettoniche e letterarie del territorio. Lo studio del folklore, se correttamente intrapreso, è utile soprattutto a salvaguardare beni storico architettonici, grazie all'accrescimento dell'interesse collettivo sugli stessi.

Quello che si propone di fare il portale pugliafolklore.it, del quale sono gestore e che fortunatamente conta migliaia di visite di persone serie, colte, ed interessate. Ho deciso di andare avanti con gli studi personali su tali materie solo a seguito del successo del mio libro "Puglia Misteri & Leggende", che mi ha aperto gli occhi sulla necessita di riavvicinare le persone a queste tematiche, argomenti che fanno parte del nostro vissuto, della vita dei nostri nonni e bisnonni, del nostro DNA.

Nei prossimi mesi saranno organizzati diversi convegni pubblici nei quali saranno discussi proprio questi interessanti argomenti, con serietà ed onestà intellettuale, nei quali spero che coloro che decidano di partecipare siano partecipi e protagonisti, dialogando con il sottoscritto.

In tal modo potremmo tutti riunirci, se pur per minima parte, alle nostre origini, ritrovare noi stessi, apprendere insieme leggende che sono quasi dimenticate e salvaguardarle preservandone le memorie.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Perchè dunque il folklore è così importante? Il termine folclore, o folklore dall'inglese folk (popolo) e lore, (sapere), si riferisce all'insieme della cultura popolare, intesa come (sapere popolare), conoscenze tramandate spesso oralmente e riguardanti usi e costumi, miti e leggende, con riferimento a una determinata area geografica ed una determinata popolazione.

L'origine del termine  viene attribuita allo scrittore inglese William Thoms (1803-1900) che, con lo pseudonimo di Ambrose Merton, pubblicò nel 1846 una lettera sulla rivista letteraria londinese Athenaeum, allo scopo di dimostrare la necessità di un vocabolo che si riferisse a tutti gli studi sulle antiche tradizioni popolari inglesi.

Il termine fu accettato dalla comunità scientifica internazionale dal 1878, per indicare tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate "tradizioni popolari".

«Le storie antiche sono, o sembrano, arbitrarie, prive di senso, assurde, eppure a quanto pare si ritrovano in tutto il mondo. Una creazione “fantastica” nata dalla mente in determinato luogo sarebbe unica, non la ritroveremmo identica in un luogo del tutto diverso». (Claude Lévi-Strauss)

Il folklore, in particolare i miti ed i loro intrinsechi significati, furono oggetto di studio del famoso antropologo Claude Lévi-Strauss, da cui la citazione sopra riportata. In particolare nella sua opera “Mito e significato”, l'antropologo francese non considera i miti esclusivamente come“elementi primitivi”, un prodotto della superstizione, egli ci vede qualcosa di estremamente più importante.

A mio modesto parere, lo studio delle antiche tradizioni, conservate dalla saggezza popolare e tramandate in differenti modi e con differenti linguaggi, rappresenta un tesoro inestimabile.

Quante popolazioni hanno camminato sul suolo che oggi chiamo Puglia?
Quanti racconti, questi uomini, hanno narrato ai loro figli?
Quali speranze avevano per il futuro?
Quali erano le loro aspettative per la razza umana?
Come intendevano rapportarsi con la natura?
Queste ed altre domande, tantissime altre, sono proprio la base sulla quale oggi si erge il folklore, facente riferimento proprio a tentativi di dar risposta a tali quesiti.
Cosa ci insegna il folklore?

A quanti riescono a percepire il suo mistero al di la del suo fascino, il folklore insegna a vivere su questo pianeta accettando la condizione umana, spiegando come questa possa raggiungere livelli elevati o precipitare nel baratro più oscuro.

Il folklore lascia una traccia di vita vissuta, una registrazione che solo le menti più aperte possono riprodurre. Quando ciò accade, l'uomo si ritrova catapultato “indietro nel futuro” (citando una battuta del noto film “Ritorno al futuro”), si ritrova cioè in epoche che solo apparentemente rappresentano il passato, in quanto raggiungendole successivamente alla loro comprensione, decodificazione simbolica, esse rappresentano effettivamente un futuro.

Questo articolo non è casuale, non mera pubblicità ma una dichiarazione sincera, una richiesta alle istituzioni ed ai pugliesi tutti. Alle istituzioni perchè comprendano l'importanza delle tematiche appena descritte.

Ai pugliesi, perchè non dimentichino mai che ogni dottore proviene da un umile ed onesto contadino che alle storie oggi disprezzate e derise credeva fermamente.

Il 25 aprile del Bif&st con Riccardo Scamarcio, Sabrina Ferilli e 1000 minuti

di FREDERIC PASCALI - La proiezione al Teatro Petruzzelli di “Una gita scolastica” di Pupi Avati, insignito ieri del “Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence”, ha aperto la quarta giornata del Bari International Film Festival giunto a metà del suo cammino. Greta Scacchi è stata la protagonista dell’odierna Master Class, come sempre affollatissima, mentre per gli incontri con gli autori presso il Circolo Canottieri Barion si sono alternati Alan Gilsenan, il regista dell’introspettivo e complesso “Unless”, Andrea De Sica e Vincenzo Crea, regista e attore de “I figli della notte”, e Stefano Fresi, attore di “Smetto quando voglio masterclass”.

Nel pomeriggio entra nel vivo la sezione “Cinema e Scienza” con la proiezione, presso il cinema Galleria, de “Le peuple migrateur” di Jacques Perrin, un bellissimo documentario sulla vita degli uccelli migratori.

Il preserale del “Petruzzelli”, alle 18 e 30, confeziona il punto forte di giornata con la proposizione della pellicola diretta da Virgil Wildrich, “Die Nacht der 1000 Stunden”(Night of a 1000 Hours), in concorso nella sezione “Panorama Internazionale”. Un’opera,già passata con successo al Festival del Film Fantastico di Bruxelles, che si iscrive nella nicchia di genere in cui il surreale porta con sé tracce di giallo.

Sabrina Ferilli e Riccardo Scamarcio, due tra gli attori italiani più popolari, sono i protagonisti del “Focus su” che anticipa la premiazione serale del “Petruzzelli” nella quale la prima riceverà il consueto premio dedicato alla memoria di Federico Fellini e il secondo quello del miglior attore protagonista della sezione “lungometraggi italiani” per “Pericle il nero”, in programmazione alle 22 e 15 al “Galleria”, di Stefano Mordini.

Per le “Anteprime Internazionali” oggi è la volta di “Going Style”, una commedia poliziesca diretta da Zach Braff con Morgan Freeman, Michael Caine e Alan Arkin tra i protagonisti. “Profumo di donna”, un imperdibile super classico dell’accoppiata Dino Risi – Vittorio Gassman, cala il sipario alle 22 e 45 presso la sala 4 del “Galleria”.

Martina Franca capitale del pianoforte nel 2017 con Piano Lab

MARTINA FRANCA - Martina Franca si veste in bianco e nero con i tasti del pianoforte. Per tutto il 2017 sarà capitale del re degli strumenti con «Music Village…tra arte e mestieri», il progetto di formazione finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri cui è legato l’evento Piano Lab, iniziativa in programma il 12 e 13 agosto quando per due giorni, in occasione della festa civile 'Martina Angioina' organizzata dall’amministrazione comunale, decine di pianoforti verranno suonati in contemporanea in vari luoghi della città, alla quale l’associazione La Ghironda presenta l’iniziativa, giovedì 27 aprile, alle ore 16, nella Sala Consiliare del Comune, attraverso il coinvolgendo degli operatori del commercio.

Il progetto, avviato dalla Ghironda con il sostegno del Dipartimento della gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la fondamentale collaborazione delle più prestigiose ditte di pianoforte su scala internazionale, Steinway, Boston, Essex, Schimmel e Blüthner, è finalizzato all’organizzazione di corsi per accordatori, educatori dell’infanzia e seminari per pianisti, seminari di alfabetizzazione musicale, corsi mirati, master e concerti con artisti di fama.

lunedì, aprile 24, 2017

Turismo, tecnologia e cultura: firmato protocollo tra Matera, Bari e Città metropolitana

BARI - È stato siglato questa mattina, nella sala Mandela del Comune di Matera, il protocollo d’intesa tra Matera, Bari e la Città metropolitana di Bari finalizzato a promuovere azioni condivise su temi strategici quali la mobilità sostenibile, la cultura, il turismo e i servizi per l’innovazione.

Accanto ai sindaci Raffaello de Ruggieri e Antonio Decaro, anche la consigliera delegata ai Beni culturali della Città metropolitana Francesca Pietroforte e gli amministratori dei Comuni di Bitetto, Poggiorsini, Bitonto, Altamura, Gravina e Gioia del Colle.

“L’intesa che firmiamo oggi - ha dichiarato Antonio Decaro - è un atto concreto, vogliamo costruire un ponte diretto tra Bari e Matera. Una struttura non di cemento e pietre ma che si regga sui pilastri delle idee, delle relazioni tra i nostri territori e che si articoli attraverso attività e iniziative su temi fondamentali per lo sviluppo dei nostri territori, come la mobilità sostenibile, la cultura e il turismo e i servizi per le città intelligenti. Siamo qui con spirito di servizio nei confronti di Matera perché crediamo che il nostro territorio possa servire alla città lucana in un’ottica di sviluppo allo stesso modo in cui Matera serve all'Area metropolitana di Bari. Siamo qui con i sindaci dei Comuni presenti sul percorso che va da Bari a Matera proprio per dimostrare che il nostro obiettivo è quello di costruire un'unica squadra per giocare insieme la partita di Matera 2019. Con questo protocollo intendiamo valorizzare la storia del nostro territorio, in particolare quello più vicino a Matera, e quindi la storia di tanti Comuni, degli ipogei o del parco dell’Alta Murgia e, allo stesso tempo, sperimentare l’innovazione cogliendo l’opportunità del 5G, che ci vede tra le 5 città al mondo impegnate nell’avvio di questa nuova sfida. In questi mesi, parallelamente, continueremo a lavorare su altri fronti strategici come la mobilità sostenibile, il completamento dei lavori sulla SS96 e lo sviluppo di un unico biglietto integrato per la mobilità su ferro e gomma. Il primo test di questa intesa sarà il prossimo 12 maggio quando i grandi dell'economia mondiale, a Bari per il G7, si recheranno a Matera per una visita istituzionale. Questo è solo il primo passo di una strategia comune, cui Bari tiene in modo particolare”.

“La sperimentazione per la tecnologia 5G è un’occasione che non possiamo sprecare - ha aggiunto il sindaco di Matera Raffaello de Ruggieri -. Dobbiamo utilizzare, perciò, questo momento per potenziare una scelta, entrando con un ruolo specifico e diventandone protagonisti. È un avvenimento da costruire insieme, perché da qui nasca il modello di un Mezzogiorno consapevole delle proprie risorse ed energie, modello di sviluppo per le altre aree meridionali. Matera, già nel 2018, conterà sulla banda larga nei Sassi e nel centro storico e trasformerà i vicinati contadini in vicinati digitali. Ecco perché il patto d’azione che costruiamo oggi, diventa particolarmente significativo e  coinvolge i nostri territori. Con aree come Altamura, Gravina, Santeramo e altri centri delle Murge, infatti, ci sono elementi morfologici e storici che non possiamo ignorare e che fanno di questo territorio una geologia ancestrale fuori e contro il tempo. Oggi formalizziamo un’alleanza perché uniamo energie, azioni e visioni comuni per costruire un pezzo di Mezzogiorno che funziona”.

Libri, racconti e Ferrari a Calimera

LECCE - Raduno di Ferrari nel Salento per la presentazione del libro “Sfida alla Transfagarasan – Una Ferrari sulla strada più bella del mondo” di Fabio Barone e Federica Giannone. Domenica 30 Aprile, una sola data per due eventi in due location d’eccezione per altrettanti autori che hanno deciso di catapultare gli amici salentini nell’universo Ferrari per un giorno.

Il ricco programma parte dalla suggestiva Tenuta Santicuti, che dalla mattinata del 30 Aprile ospiterà nel suo ampio parco un raduno di ben 20 Ferrari fra cui la rarissima 458 Speciale. Nella splendida masseria situata all’interno del Parco Nazionale delle Cesine, i ferraristi degusteranno un pranzo tipico preparato da Di Donfrancesco Catering e Banqueting, storico marchio salentino molto noto ed apprezzato.

Nel pomeriggio, l’appuntamento con le rosse di Maranello si sposterà a Calimera nella Sala Consiliare del Comune in Piazza del Sole, dove gli autori Fabio Barone e Federica Giannone presenteranno “Sfida alla Transfagarasan”, il loro nuovo lavoro editoriale scritto a quattro mani, sull’esperienza del Guinness World Record ottenuto da Barone correndo su quella che Top Gear UK ha definito la strada più bella del mondo. Al termine della presentazione, fra gli acquirenti del libro verranno estratti 3 fortunati vincitori di un giro in Ferrari per le vie del paese.

Ciliegina sulla torta sarà il raduno dei cavallini rampanti del Club Ferrari Passione Rossa in Piazza del Sole, dove gli intervenuti potranno ammirarne i 20 esemplari di Ferrari, fra cui la 458 Italia che ha guidato il pilota Barone alla conquista di due record mondiali. Il primo ottenuto nel 2015 tra le montagne dei Carpazi in Romania, sulla suggestiva Transfagarasan, che costeggia la fortezza del Conte Dracula. Il secondo vinto solo un anno dopo con un’altra pericolosissima impresa sulla Tongtian Highway in Cina, dove il pilota romano ha corso rappresentando ufficialmente l’Italia, per sfidare le 99 curve in salita senza guardrail della mitica strada che ha ispirato i creatori del film Avatar.

E’ proprio dal racconto dell’avventura nei Carpazi che è nato il libro “Sfida alla Transfagarasan”, uno speciale diario di bordo collettivo in cui Barone e Giannone hanno raccolto le testimonianze del Dream Team che ha reso possibile l’impresa: dal pilota al navigatore, dai meccanici e preparatori al mental coach fino alla direttrice dell’Ente Nazionale del Turismo romeno.

Da quest’esperienza ha preso vita anche un suggestivo documentario del regista Sante Paolacci, che verrà proiettato durante l’evento di presentazione per catapultare gli spettatori nell’atmosfera dell’avventura di questa squadra, unita dalla passione per il cavallino rampante. Un team che ha aiutato Barone a compiere imprese inimmaginabili, dimostrando che con tenacia, severa preparazione ed amore per ciò che si fa, ogni traguardo diventa possibile.

Se amate la lettura, le sfide o le rosse di Maranello, questo è un appuntamento da non perdere. Domenica 30 Aprile dalle ore 15,00 raduno di Ferrari in Piazza del Sole a Calimera ed alle 17,00 presentazione del libro nella Sala Consiliare del Comune.

Cinema e Scienza nella promenade del Bif&st

di FREDERIC PASCALI - Dopo il clamoroso successo di Francesco Bruni e dei suoi interpreti, in particolare i due protagonisti, Giuliano Montaldo e  Andrea Carpenzano, con il loro “Tutto quello che vuoi”, al Bari International Film Festival è il turno della Scienza.

Nel pomeriggio, nella sala 1 del “Galleria”, si proietta “Microcosmos: le peuple de l’herbe”, di Claude Nuridsany, con Jacques Perrin e Kristin Scott-Thomas. Un documentario costruito come un vero e proprio film interamente dedicato agli insetti e agli altri abitanti in miniatura di erba e acqua. Un’anteprima  di altre opere di documentario di assoluto valore, la maggior parte delle quali dirette da Jacques Perrin, che affolleranno i prossimi giorni festivalieri.

Per quanto concerne gli altri Concorsi, prosegue il “Panorama Internazionale” con le due pellicole odierne in programma nel cartellone preserale del Petruzzelli: “Their Finest” di Lone Scherfig e “Unless” di Alan Gilsenan. La prima, una produzione britannica, è una storia in costume che tra i protagonisti annovera anche Jeremy Irons; la seconda è un dramma ambientato a Toronto con tra gli interpreti principali Catherine Keener e Hannah Gross. In serata, per la gara riservata alle Opere italiane “prime e seconde”, la sala 6 del Galleria ospita “Smetto quando voglio Masterclass”, il sequel del fortunato successo diretto da Sidney Sibilia con il suo storico gruppo di attori con, tra gli altri,Edoardo Leo, Valerio Aprea e Pietro Sermonti.

La chiusura di giornata è, come sempre, affidata alle “Anteprime Internazionali” del Teatro Petruzzelli, il sancta sanctorum del Festival. “Unlocked” di Michael Apted è il film  protagonista di giornata. Un action movie con un cast eccezionale che presenta tra le sue fila Noomi Rapace, Michael Douglas, Orlando Bloom e John Malkovic. Come di consueto, la visione sarà preceduta dalle premiazioni per i “lungometraggi italiani” con Francesco Acquaroli, miglior attore non protagonista per “Sole cuore amore” di Daniele Vicari, e Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone, Fabrizio Testini miglior soggetto per “L’ora legale” di Ficarra e Picone.
A Pupi Avati verrà consegnato il Federico Fellini “Platinum Award for Cinematic Excellence”.

domenica, aprile 23, 2017

Al Bif&st 'La guerra dei cafoni' e 'Tutto quello che vuoi'

di FREDERIC PASCALI - Archiviata la prima giornata con la chiusura affidata a “La Tenerezza”, l’ultima incerta prova di Gianni Amelio che sconta dei dialoghi non sempre all’altezza e alcuni attori decisamente fuori ruolo, la domenica del Bari International Film Festival non delude le attese con un cartellone ancora più ricco e interessante.

Nella mattinata, per le consuete “Master Class”, è stata la volta di Alessandro Gassmann (ha da poco ripristinato la “n” in più del cognome del nonno) e della sua lezione di cinema. L’autore è presente anche nella serata del “Galleria” con “Essere Riccardo … e gli altri”, un docufilm diretto da Giancarlo Scarchilli e girato in teatro nel 2013. Giornata intensa, si diceva, anche per il debutto, al “Petruzzelli” della sezione in concorso dedicata al “Panorama Internazionale”. Alle 16 si proietta il drammatico “Carole Matthieu”, film francese con la regia di Louis-Julien Petit e l’intramontabile Isabelle Adjani, e alle 18 e 30 “Tutto quello che vuoi”, l’atteso ritorno alla regia di Francesco Bruni con una commedia che annovera tra i protagonisti il regista Giuliano Montaldo.

Fuochi d’artificio per il programma serale con il “Galleria” che alle 20 e 15 offre la prima de “La guerra dei cafoni”, la pellicola di Davide Barletti, con in sé qualcosa del sempiterno capolavoro “I ragazzi della via Pal”, in gara nel concorso “ItaliaFilmFest/Opere prime e seconde”, e il Teatro Petruzzelli che ospita il ritorno di John Madden con “Miss Sloane”, un thriller franco - americano con Jessica Chastain e Mark Strong tra gli interpreti principali. Da non dimenticare le consuete premiazioni per la sezione dei lungometraggi italiani. Oggi è la volta di Barbara Ronchi, miglior attrice non protagonista,e  Marco Dentici, premo per la miglior scenografia,entrambi per “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio. A un ospite a sorpresa verrà consegnato il “Platinum Award for Cinematic Excellence”.