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venerdì, luglio 21, 2017

Orban: l'Italia chiuda i suoi porti. Gentiloni: Europa non ci dia lezioni

ROMA - Il premier ungherese Viktor Orban ha detto oggi che l’Italia dovrebbe chiudere i suoi porti per bloccare i flussi migratori dal Mediterraneo. Il premier di Budapest, in un’intervista a radio Kossuth riportata sul sito dell’esecutivo, ha spiegato che l’Italia ha due opzioni: “chiudere” i porti o accettare l’assistenza offerta.

Austria e Germania “hanno avuto abbastanza”, ha proseguito Orban che ha poi annunciato che i quattro leader del Gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia) hanno scritto una lettera in questo senso al presidente del Consiglio Gentiloni ed hanno espresso la loro intenzione di sostenere la proposta dei ministri dell’Interno di Italia e Germania, secondo i quali il flusso migratorio dovrebbe essere fermato in Libia.

GENTILONI: NO MINACCE, PRETENDIAMO SERIETA' - "Dai nostri vicini, dai Paesi che condividono il progetto europeo abbiamo diritto di pretendere solidarietà. Non accettiamo lezioni né parole minacciose. Serenamente ci limitiamo a dire che noi facciamo il nostro dovere e pretendiamo che l'Europa faccia il proprio senza darci improbabili lezioni". Lo ha detto a Torino il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dopo l'invito dei leader del gruppo di Visegard a "chiudere i porti" per arginare i flussi migratori.

Governo: sottosegretario Cassano lascia Governo e Ap

ROMA - Il Governo Gentiloni perde pezzi. Il sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano si è dimesso dal governo e ha lasciato i centristi di Ap del ministro Angelino Alfano per tornare nel centrodestra nell’orbita dell'ex premier Silvio Berlusconi.

L’annuncio del suo ritorno nel centrodestra è atteso per domani, in una conferenza stampa a Bari.

Cassano dovrebbe in questa occasione sciogliere il nodo ancora non risolto del suo nuovo approdo: direttamente Forza Italia come lui preferirebbe, oppure la nuova formazione politica di centrodestra affiancata e alleata di Fi che potrebbe chiamarsi “Italia Civica”, come vorrebbero fortemente gli attuali dirigenti di Fi, indisponibili a tenere porte direttamente aperte al ritorno di ex compagni del centrodestra.

Orfini: "A Roma la mafia c'è ed è radicata"

ROMA - "Possiamo reagire in tanti modi alla sentenza di ieri, tutti ovviamente comprensibili e legittimi. Ma il più sbagliato è quello forse più diffuso in queste ore: sostenere che si dovrebbe chiedere scusa a Roma perché Roma non è una città mafiosa. Lo dico da romano innamorato della mia città: a Roma la mafia c'è. Ed è forte e radicata". Lo scrive in un articolo pubblicato sul sito della rivista Left Wing è Matteo Orfini, presidente del Pd.

"Basta fare una passeggiata in centro e contare i ristoranti sequestrati perché controllati dalla mafia. Basta passeggiare nei tanti quartieri in cui le piazze di spaccio sono gestite professionalmente, con tanto di vedette sui tetti e controllo militare del territorio. Basta spingersi a Ostia e seguire le attività degli Spada, o andare dall'altra parte della città dove regnano i Casamonica. Basta leggere le cronache per trovare la mafia ovunque", aggiunge.

"Ma quella di Carminati non è mafia, dice il processo. Vedremo cosa stabiliranno i prossimi gradi di giudizio, ma come scrissi mesi fa, cambia davvero poco. A Roma la mafia c'è e ha dilagato usando la corruzione come grimaldello. Oggi Roma è gestita da più clan che hanno evidentemente trovato un equilibrio tra di loro e si sono spartiti la città. A chi ha iniziato a sgominare questo sistema bisogna solo dire grazie, soprattutto se si pensa che in passato la procura di Roma era nota come il 'porto delle nebbie'. Farebbe piacere anche a me - continua Orfini - poter dire che la mafia a Roma non c'è. Ma sarebbe una bugia. Io sono orgoglioso di essere romano. Ed è proprio l'orgoglio che mi fa dire che - di fronte a quello che oggi è diventata Roma - bisogna reagire e combattere, non affidarsi a tesi di comodo. Roma non è stata umiliata da chi indaga. Roma è stata umiliata da chi l'ha soggiogata. E da chi non ha saputo impedirlo. Invertire l'ordine delle responsabilità significa continuare a tenere gli occhi chiusi", conclude Orfini.

Ilva: "Su occupazione e ambiente Governo racconta frottole"

ROMA - "Il Governo ci riprova, questa volta attraverso il viceministro Teresa Bellanova, a raccontare vere e proprie bugie sul futuro dell'Ilva. La bufala più eclatante, che avrà ripercussioni drammatiche sull'economia tarantina nei prossimi anni, riguarda i livelli occupazionali dell'acciaieria. Bellanova dice che non ci saranno lavoratori di serie A e lavoratori di serie B? ci spieghi il motivo di tanto ottimismo, vedendo che le carte dicono esattamente l'opposto. Al termine del biennio di passaggio dalla gestione statale-commissariale a quella di Arcelor Mittal, gli operai di troppo saranno circa 4 mila, persone destinate a rimanere a casa, ad uscire dal mondo Ilva, senza che sino ad oggi sia stata prevista una loro riconversione professionale. Il governo dunque mente sapendo di mentire. Da tempo chiediamo all'esecutivo una valutazione in merito alla conversione lavorativa di queste persone, senza alcun riscontro concreto", così l'onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia, componente della commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.

"Altra nota dolente riguarda la problematica ambientale, strettamente connessa all'emergenza sanitaria nel tarantino - prosegue Labriola -. Le risorse a disposizione sono di gran lunga inferiori a quelle sbandierate da Palazzo Chigi, mentre il piano di ambientalizzazione rimane ai più un illustre sconosciuto. Il governo scelga la strada della coerenza e della chiarezza, smettendo di prendere in giro la povera gente".

"Stop a differenziata e nuovi impianti pubblici e si metta fine al business dei rifiuti speciali"

BARI - Nota del Consigliere regionale Mino Borraccino, Presidente della II Commissione consiliare (Affari Generali e Personale).
“La lunga stagione - dichiara Borraccino - durante la quale la Puglia è uscita dell'emergenza rifiuti e dal relativo commissariamento (condizione nella quale l'avevano trovata Nichi Vendola e il Centrosinistra nel 2005), è oramai alle spalle.
Nel 2007, infatti, - prosegue - la gestione dei Rifiuti Solidi Urbani tornava ai territori che, autonomamente, avevano il compito di definire il ciclo dei rifiuti, seguendo le linee guida regionali. Ricordiamo, infatti, che il primo Piano Rifiuti della gestione Vendola aveva sancito la cancellazione degli inceneritori pubblici, precedentemente definiti e messi a gara da Fitto e dal Centrodestra, e la crescita della raccolta differenziata.
Dopo circa 10 anni di gestioni provinciali in conclusione di un lungo periodo di monitoraggio e supporto nei confronti dei territori, dopo aver riscontrato le difficoltà che questi ultimi hanno avuto nel raggiungere gli obiettivi (la percentuale di differenziata e il livello tecnologico nella gestione del ciclo sono troppo disomogenei fra i vari comuni e le province pugliesi), la Regione Puglia ha avocato a se, nel 2016, attraverso l'Agenzia Unica ATO, tutte le competenze e le risorse per la gestione dei Rifiuti Solidi Urbani.
Per questo oggi, a differenza di qualche anno fa, è possibile definire il quadro completo nel quale realizzare gli impianti pubblici necessari a chiudere il ciclo dei RSU nel rispetto della volontà politica e attraverso l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili.
Chiediamo, quindi, all'Agenzia Regionale Unica, appositamente istituita, di produrre una pianificazione chiara per la chiusura del ciclo che definisca, per ogni provincia:
- centri pubblici per la raccolta dei materiali da differenziata, in accordo con i consorzi di recupero con cui i Comuni potranno convenzionarsi e realizzare maggiori economie in maniera proporzionale alla percentuale di raccolta differenziata che avranno raggiunto;
- impianti di compostaggio pubblici;
- impianti per il recupero di materia, definendo, per la frazione secca residua, una strategia di uscita dall'incenerimento ai fini del recupero energetico che produce emissioni inquinanti in atmosfera e ulteriori scorie (sotto forma di ceneri tossiche) da smaltire in apposite discariche.;
- un moderno piano tariffario, basato sul principio del “chi inquina paga”, attraverso il quale premiare i comuni che differenziano con percentuali adeguate alla Legge e sanzionare pesantemente quelli che non si adeguano;
- applichi il principio della rotazione dei siti, già previsto dall'ultimo Piano rifiuti regionale, non autorizzando nuovi impianti, o ampliamenti delle discariche esistenti, nei territori che attualmente si stanno facendo carico di ospitare gli impianti di smaltimento.
Il ricorso alla definizione di una impiantistica pubblica è necessario per sottrarre la Regione a qualunque logica di condizionamento; l'interesse pubblico è quello di produrre meno rifiuti possibile e questo, a volte, contrasta con l'interesse dei gestori privati che, al contrario, guadagnano di più in presenza di una maggiore produzione di rifiuti e dalla conseguente necessità di smaltirli.
Oltre a tutto questo, è necessario un intervento urgente, finalizzato alla tutela di quei territori che nel corso degli anni si sono impegnati a sopportare carichi inquinanti, al fine di consentire alla Puglia, e persino a intere aree extra-regionali, di risolvere i problemi di smaltimento di rifiuti urbani e speciali.
Se penso alla provincia di Taranto e alle copiose richieste di autorizzazioni ambientali che riguardano gli impianti per il trattamento e lo smaltimento di ‘Rifiuti Speciali’ già esistenti, non posso immaginare che la Regione lasci che il Presidente della Provincia, eletto tramite accordi trasversali di ceto politico, senza che nessun cittadino lo abbia votato per assumere tali decisioni, continui a consentire: l'ampliamento della discarica Italcave a Statte (in piana area SIN); l'ampliamento della Discarica ex Ecolevante di Grottaglie; il mantenimento della discarica “Vergine” a Fragagnano; il Raddoppio dell'impianto di incenerimento di CDR-CSS, la realizzazione di un inceneritore di rifiuti speciali e l'impianto di trattamento per rifiuti liquidi, nel comune di Massafra.
Per questo motivo Sinistra Italiana chiede al Presidente della Regione Puglia, in virtù dei poteri di controllo che la legge gli ha conferito in materia, di commissariare la delega sulla gestione dei ‘Rifiuti Speciali’, precedentemente concessa alla Provincia di Taranto.
Il recupero delle deleghe in materia di gestione di ‘Rifiuti Speciali’ e delle procedure di VIA-AIA che, nel 2009, furono trasferite alle province, è un argomento che va affrontato anche in generale. Che senso ha lasciare che le Province, le cui classi di governo non sono più elette direttamente dal popolo, continuino a decidere su argomenti così importanti per la collettività?, conclude Borraccino.

giovedì, luglio 20, 2017

Costa dopo l'addio al Governo: "non potevo tenere i piedi in due scarpe"

ROMA - "Voglio costruire un ponte con il centrodestra". A dichiararlo in tre diverse interviste al Corriere della Sera, al Messaggero e alla Stampa, l'ormai ex ministro Enrico Costa.

"Me ne sono andato perché sono successi fatti nuovi nel centrodestra. Non potevo più tenere i piedi in due scarpe", dice al Corriere della Sera, e su Silvio Berlusconi e Matteo Renzi aggiunge: "Ho lavorato con entrambi e posso testimoniare che con loro si lavora benissimo. A volte i confini delle appartenenze dividono delle persone che sono fatte per stare dalla stessa parte. Vale anche per Renzi e Berlusconi".

"Con Berlusconi - fa sapere Costa al Messaggero - ci sentiamo spesso. Al di là delle divisioni politiche è rimasto un rapporto umano e di rispetto. Dunque, è capitato e capita che ci sentiamo e abbiamo parlato anche dei recenti sviluppi. Ma in questa vicenda non c'è nulla di segreto. Berlusconi ha detto chiaramente quello che pensa, io ho apprezzato la sua apertura ed è nato un dialogo politico". Alla domanda su come abbia preso le dimissioni il leader di Ap, Angelino Alfano, Costa replica: "Abbiamo concordato che le mie decisioni erano una scelta ormai inevitabile". Continuerà a votare la fiducia? "Di certo non voterò mai la fiducia sullo Ius soli".

"Farò il deputato semplice - prosegue -. Non sono leader di nulla, penso solo di poter dare un contributo, insieme a tante persone che credono in un progetto comune". "Promesse da Berlusconi? - aggiunge alla Stampa - Ho l'orgoglio di avere fatto questa scelta senza mai discutere di incarichi politici" e su Alfano aggiunge: "Perché lascio Alfano? Non penso che possa essere utile all'Italia un centro chiuso in una solitaria e improduttiva auto-contemplazione".

"Le nostre pensioni? Le pagano i migranti". Parla il sociologo Ciniero


di FRANCESCO GRECO - La piccola Giordania ospita circa 600mila profughi, il Libano smart oltre un milione (uno ogni 183 abitanti). Noi europei ci sentiamo “invasi” per poco meno di 200mila, parliamo di “esodo” e siamo andati in tilt con leggi confuse, come il nostro immaginario. Consentendo a populisti e sovranisti di agitare spettri e prendere consensi spacciando i migranti per il “male”. L’Europa degli egoismi, dei muri: un pianto.

E’ una narrazione intellettualmente disonesta, che oggettivamente spinge i popoli dell’UE a rifiutare il confronto col fenomeno, che non sappiamo o vogliamo gestire? Lo chiediamo al prof. Antonio Ciniero (brindisino di Ceglie Messapica), sociologo delle migrazioni (materia che insegna all’Unisalento) e ricercatore presso l’ISTAT.

RISPOSTA: “L’Europa, nel suo complesso, oggi tenta di continuare a dare la stessa risposta che ha dato negli ultimi trent’anni, quella che ha portato diversi autori a definire l’Unione Europea come una fortezza, sempre più permeabile per i movimenti delle merci e dei capitali, ma sempre più inespugnabile per le persone, uomini e donne in fuga dalla guerra o, comunque, alla ricerca di migliori condizioni di vita, esattamente come lo erano cinquant’anni fa gli emigranti italiani, o come in parte continuano ad esserlo oggi: in questi anni, infatti, il flusso di emigrazione di italiani verso l’estero, sebbene se ne parli poco, è continuato a crescere…
Tornando alla gestione europea dei flussi migratori odierni, è lapalissiano che l’arrivo di 12 mila persone non può essere considerata un’emergenza, né tantomeno può essere trattato come un evento inatteso in un periodo in cui le condizioni meteorologiche facilitano, per quello che è possibile, la possibilità della traversata in mare.
Entro fine anno, gli arrivi via mare in Italia saranno circa 200 mila, al netto delle persone che purtroppo continueranno a morire (l’anno scorso gli arrivi sono stati circa 180 mila).
La previsione dell’arrivo di circa 200 mila persone non esce da qualche speciale cilindro, è semplicemente la capacità che riesce a garantire il sistema dei viaggi irregolari sui barconi così come oggi è configurato dalle leggi che regolano le modalità di ingresso sul territorio europeo e italiano.
In letteratura queste cose sono note e non da oggi. Se quindi si preferisce adottare un approccio emergenziale che crea tensioni e paura tra i cittadini europei, che sospende i diritti umani fondamentali, che drena risorse economiche in direzione di un’accoglienza straordinaria, anziché attrezzarsi con sistemi efficaci per garantire accoglienza e inclusione, è evidentemente una precisa strategia politica. Forse utile a raccogliere qualche voto dall’elettorato sempre più impaurito e spiazzato dalla crisi economica e sociale che stiamo vivendo, ma del tutto inutile ed inefficace sul piano degli interventi per gestire il fenomeno migratorio”.

D. Altra leggenda metropolitana agitata da Salvini e i suoi simili: ci tolgono il lavoro, ma se proprio il loro lavoro immette liquidità nel sistema pensionistico, e così anche i nostri anziani possono tirare a campare, a godersi la vecchiaia, magari fuori dal Belpaese…
R. “Non solo il malandato sistema pensionistico italiano si regge sempre di più sui contributi versati dai lavoratori migranti presenti in Italia - è bene ricordare che sono oltre 5 milioni i cittadini stranieri e tra questi, sono quasi 4 milioni i lavoratori -  ma è anche vero che tutti gli ingressi di questi anni, quelli che fanno gridare all’emergenza, sono assai inferiori numericamente agli ingressi previsti dai decreti flussi che fino al 2011 sono stati emanati in Italia.
Inoltre, la gran parte di chi oggi arriva qui, in realtà, vorrebbe andare altrove, raggiungere parenti e conoscenti residenti in altri paesi europei, ma in virtù del trattato di Dublino sono costretti a fermarsi in Italia”.

D. Il trattato di Dublino è quindi una trappola? 
R. “Certo, per i migranti è una trappola; la maggior parte dei progetti migratori frana proprio per colpa del trattato di Dublino visto che impedisce ai singoli di raggiungere il posto in cui vogliono andare e dove molto spesso avrebbero anche un lavoro ad aspettarli (questo è quello che ci dicono i dati e le ricerche degli ultimi 5 anni).
Per i paesi dell’Europa centro settentrionale invece il trattato di Dublino è un modo per scaricare gli oneri della prima accoglienza sui paesi dell’Europa mediterranea, che sono, tra l’altro, quelli maggiormente colpiti dalla crisi economica”.

Il sociologo Antonio Ciniero
D. La Svezia riesce ad accogliere e integrare i migranti: merito della sue normative avanzate, tanto da riconoscere il degrado ambientale come un giusto motivo per lasciare i paesi d’origine? 
R. “In parte, ma in parte soprattutto perché la Svezia ha un avanzatissimo sistema di welfare, che, nonostante i tagli degli ultimi anni, continua a garantire l’accesso a diritti e servizi, a differenza di quanto avviene nella stragrande maggioranza dei paesi dell’Europa mediterranea”.

D. I migranti scappano per motivi politici ma anche degrado del loro habitat, a cui noi occidentali non siamo estranei… 
R. “Sì, le motivazioni ambientali hanno un grande peso nelle dinamiche migratorie e continueranno ad averlo, soprattutto nel futuro prossimo. Processi di desertificazione, erosione delle coste, inquinamento delle falde freatiche sono tutte motivazioni che, sempre più spesso, e sempre più in correlazione ad altre motivazioni per così dire classiche (economiche e politiche) concorrono a determinare le condizioni della scelta migratoria”.

D. Com’è che non sappiamo  gestire il fenomeno fra fughe, ipocrisie, accoglienze interessate e razzismi? Eppure non siamo l’Europa dei popoli e dei diritti?
R. “In verità non è che non sappiamo gestire il fenomeno, molto probabilmente si preferisce gestirlo in questo modo. Non bisogna dimenticare che le politiche di chiusura delle frontiere, la restrizione dei canali d’ingresso regolare, la precarizzazione della condizione giuridica degli stranieri e il mancato riconoscimento dei diritti di cittadinanza, hanno importanti ricadute sul piano dei rapporti economici e produttivi, perché fanno sì che si instauri una dialettica tra stato e mercato, in cui i processi che costringono all’irregolarità e all’esclusione, consegnano agli agenti economici un utile strumento di svalorizzazione della forza lavoro: una situazione utilissima a chi domanda lavoro, perché mette a disposizione una manodopera priva di diritti da sottoremunerare e utilizzare per incrementare i profitti. Per capire meglio questo aspetto, basta farsi un giro per le campagne pugliesi e vedere quanti uomini e donne, costretti a vivere all’interno dei tanti ghetti, sono sottoposti a condizioni lavorative inumane nei campi”.

D. Dalla Martelli alla Bossi-Fini alla Turco-Napolitano: serve una nuova legge che fotografi lo status quo senza paure? 
R. “E’ indubbio, per dare risposte democratiche alle questioni politiche, economiche e sociali poste dalla presenza dei cittadini migranti, oggi è essenziale superare la logica dell’emergenza ed emanciparsi dalla filosofia dell’ordine pubblico.
È necessario partire da un ripensamento radicale delle politiche migratorie, capovolgere la logica securitaria con cui ci si è approcciati alle migrazioni a favore di una logica realmente inclusiva, che muova verso la prospettiva di un riconoscimento di uguaglianza e pari opportunità.
Per muovere in questa direzione, la costruzione di uno strumento politico e giuridico maggiormente adeguato a dare risposte alla complessità del fenomeno migratorio, come un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, valido sull’intero territorio dell’UE e la semplificazione delle procedure per il rilascio di permessi umanitari e che facilitino anche i ricongiungimenti familiari, anche questi validi sull’intero territorio europeo, dovrebbero rappresentare un primo ed essenziale passo che le forze democratiche e progressiste devono esigere senza alcun tentennamento o ambiguità, senza cedere alla tentazione di chiudersi in anacronistici nazionalismi”.

D. Ci siamo divisi persino sullo ius soli…
R. “E’ davvero grave e dà la tara del ritardo storico accumulato dal nostro paese, nonché, diciamolo chiaramente, della totale inadeguatezza dell’attuale compagine politica, e delle precedenti, nell’affrontare temi importanti, epocali, come sono quelli legati l’allargamento dei diritti sociali, civili e politici, a coloro che ne sono privi, a cittadini che, allo stato attuale, vivono, in diversi ambiti, un’apartheid di fatto.
In Italia sono oltre un milione e duecentomila i ragazzi e le ragazze senza la cittadinanza italiana che hanno meno di vent’anni. Ragazze e ragazzi nati in Italia, oppure arrivati da piccolissimi, alcuni addirittura figli di genitori nati in Italia, che per lo stato italiano sono stranieri. Ragazzi e ragazze che, in moltissimi casi, non si sono mai spostati dal suolo italiano, nemmeno per un solo giorno, la cui permanenza in Italia è sottoposta ai dettami di quanto previsto dal Testo Unico sulle Migrazioni.
Le motivazioni addotte da chi oggi osteggia l’approvazione della proposta di legge sullo ius soli non hanno ragion d’essere. La paventata paura dell’arrivo massiccio di puerpere sulle coste italiane, l’artata confusione tra allargamento del diritto di cittadinanza e diminuzione dei diritti dei lavoratori, lo spauracchio del terrorismo e della sicurezza, immancabile tema che accompagna il discorso pubblico e le leggi sulle migrazioni nel nostro paese sin dal 1986 (anno della prima legge in materia), hanno polarizzato il dibattito pubblico in due fazioni contrapposte: chi osteggia e contrasta l’adozione del provvedimento sullo ius soli in virtù di argomentazioni che affondano le radici culturali nel retaggio del pensiero colonialista e razzista italiano, mai adeguatamente rielaborato (il primato del sangue, della nazione, del popolo, della cultura), e chi si fa portatore di istanze che rivendicano uno ius soli a metà, pensando di legare e subordinare un diritto fondamentale come quello di cittadinanza alla condizione amministrativa di soggiorno dei genitori del nascituro o a requisiti culturali fissati per legge”.

Ilva, M5S: "L’Europa ascolti l’appello di Taranto: lo stabilimento va chiuso"

BARI - “L’Europa ascolti l’appello di Taranto: lo stabilimento va chiuso”. Lo dicono le eurodeputate M5S Eleonora Evi e Rosa D’Amato dopo la missione della delegazione della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo a Taranto. La Commissione visitato gli stabilimenti Ilva ed Eni e incontrato diversi interlocutori: i cittadini che hanno presentato le petizioni, gli organi di controllo ambientale e sanitario Ispra, Arpa e Asl, i sindacati, Confindustria e Confagricoltura, le Ong e associazioni del territorio che si battono per una Taranto diversa.

Spiega Rosa D’Amato: “La commissione Petizioni del Parlamento Europeo ha trovato una città aperta e consapevole. Aperta al dialogo, informata e documentata. I membri hanno discusso a fondo con la Taranto che rimuove gli ostacoli, non li aggira. Taranto città di partecipazione e condivisone, città che presenta petizioni popolari ed è capace di attrarre la Commissione preposta di Bruxelles: una politica attiva, diretta, senza stucchevoli liturgie.

Il Parlamento Ue torna dentro l'Ilva e la sua delegazione rimane sbalordita di fronte alle vacue rassicurazioni dei vertici, tuttora a cavallo tra la transizione pubblica e il nuovo proprietario. L’ AM Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia) non ha comprato Taranto e non gli permetteremo di svendere il futuro della città e dei tarantini! Come è possibile che l’impianto abbia il permesso di ottemperare solo all’80% delle prescrizioni AIA, gli obblighi per ridurre il suo impatto inquinante sul territorio? Peccato che nel 20% mancante permangano inattuate proprio quelle opere più importanti ai fini della cosiddettaambientalizzazione, come la copertura dei parchi minerali, cumuli di ferro e carboni che nei giorni ventosi rilasciano polveri che si sollevano nell’aria e si disperdono nell’ambiente. Tanto da obbligare i tarantini a tenere le finestre chiuse, come da ordinanza del sindaco, per evitare di respirarle.

La soluzione è solo una: si deve chiudere, ricollocando i lavoratori anche nell’opera di bonifica e con un importante impegno nella formazione. I fondi europei ci sono. E noi al Governo lavoreremo per la salute dei tarantini, che deve essere la priorità!”.

“Ci siamo trovati di fronte a una situazione di costante pericolo che ha stupito tutti i membri della delegazione. Situazione resa ancora più grave dalle dichiarazioni di Arpa: anche qualora l’impianto rispettasse tutte le prescrizioni AIA, per la sua stessa natura, è  impossibile escludere qualsiasi rischio e impatto sulla salute dei cittadini. Già messa a dura prova, stando ai sempre più numerosi studi epidemiologici che dimostrano il nesso tra l’Ilva e l’insorgere di patologie gravissime nella popolazione. E’ inaccettabile anche la totale mancanza di informazioni e trasparenza della fase di transizione dello stabilimento che, dall’attuale amministrazione pubblica straordinaria guidata dai commissari governativi, passerà nelle mani di un nuovo proprietario, l’AM Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia), lasciando i cittadini di Taranto nella condizione di subirepassivamente per l’ennesima volta le decisioni sul futuro dell’area.

Come se non bastasse l’Ilva, al suo fianco sorge la raffineria di proprietà dell’Eni, uno stabilimento che lavora e movimenta ogni anno 6,5 milioni di tonnellate di petrolio. In questo quadro si inserisce il progetto di ampliamento per contenere e stoccare il greggio proveniente dalla nuova concessione di estrazione petrolifera in Basilicata, progetto denominato Tempa Rossa”, aggiunge Eleonora Evi.

 “Alla luce di tutti questi elementi, risulta indubbiamente necessario un radicale cambiamento delle politiche per il territorio. Il modello industriale inquinante e quello energetico del fossile devono lasciare il posto a una riconversione dell’area che guardi a un futuro sostenibile e resiliente, alle vocazioni del territorio, al turismo e all’agro-alimentare, rilanciando l’imprenditorialità creativa e l’economia sociale. Il M5S ha idee e proposte per attuare tutto questo. E i tarantini si rivolgono all’Europa per salvare il loro futuro e quello dei loro figli. Perché si può e si deve fare!”, concludono le due eurodeputate M5S.

Etichettatura grano, Stea: "Importante per difendere il Made in Puglia"

BARI - “E' una svolta importantissima, che da tempo chiedevamo e che ora diventa concreta. Dopo il via libera all’etichettatura per certificare la filiera del latte, era indispensabile tutelare in egual modo il grano, uno dei prodotti più genuini della produzione agroalimentare nazionale. E tanto era ed è particolarmente importante per difendere il Made in Puglia, dal momento che siamo ormai davanti ad una vera invasione di prodotti provenienti dall’estero, dalla difficile tracciabilità e con qualità organolettiche assai dubbie”. E’ quanto afferma in una nota il consigliere regionale del Gruppo Ap e componente delle Commissioni Bilancio e Agricoltura, Gianni Stea, condividendo appieno il contenuto del decreto interministeriale, firmato oggi dai ministri Martina e Calenda, e che introduce in via sperimentale, per due anni, l’obbligo di indicazione dell’origine del riso e del grano per la pasta”.

“Spero - aggiunge Stea – che sia interesse comune alle istituzioni trovare un punto di intesa per andare oltre la fase sperimentale ed estendere il provvedimento anche al grano utilizzato per altri prodotti e non solo a quello da pasta, in modo da mantenere su livelli di eccellenza la qualità dell’intera filiera agroalimentare pugliese e italiana e nel contempo tutelare la salute dei consumatori, spesso vittime di vere e proprie frodi. Da mesi sosteniamo la necessità dell’etichettatura d’origine obbligatoria, una istanza che abbiamo portato con determinazione su tutti i tavoli locali e nazionali”.

mercoledì, luglio 19, 2017

Borsellino: "Troppi errori nelle indagini della morte"

ROMA - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha presieduto il Plenum del CSM dedicato al ricordo della figura di Paolo Borsellino a 25 anni dalla strage di Via d'Amelio, in cui persero la vita anche gli uomini della scorta.

Alla fine del Plenum, che ha all'ordine del giorno la pratica di Sesta Commissione relativa "alla pubblicazione degli atti su Paolo Borsellino", le testimonianze della figlia Lucia Borsellino, del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti e dell'attore Luca Zingaretti che leggerà alcuni passaggi tratti dal volume editato dal Csm.

L'Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria della strage.

"La tragica morte di Paolo Borsellino, insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia - ha detto il presidente Sergio Mattarella alla cerimonia di commemorazione di Paolo Borsellino al Csm -. Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di via D'Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato".

"Paolo Borsellino ha combattuto la mafia con la determinazione di chi sa che la mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto. Sapeva bene che per il raggiungimento di questo obiettivo non è sufficiente la repressione penale, ma è indispensabile diffondere, particolarmente tra i giovani, la cultura della legalità", ha detto ancora Mattarella.

Per la presidente della Camera Laura Boldrini, al "ricordo vivo e profondo" della figura e dell'impegno di Paolo Borsellino deve accompagnarsi "l'impegno delle Istituzioni, della società civile, dei singoli cittadini nel contrasto alla criminalità organizzata". L'Assemblea di Montecitorio ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime, cui ha tributato alla fine un applauso unanime.


EMILIANO: DA LUI GRANDE LEZIONE DEMOCRATICA - Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dichiara: "Nel giorno in cui l'Italia ricorda Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, misuriamo ancora una volta l’affetto, la gratitudine, la riconoscenza degli italiani onesti verso un grande magistrato, un servitore dello Stato, un eroe civile. Ciò che abbiamo imparato da lui è che la mafia non scompare con la sequenza delle catture e delle pene inflitte. Agli studenti amava ripetere che la via repressiva, da sola, non fosse sufficiente e che fosse necessaria la costruzione di uno status sociale, di un recinto di diritti, di più partecipazione e più democrazia. L’antimafia vera tocca a noi costruirla giorno per giorno. È questa la lezione di Paolo Borsellino ed è questo ciò che dobbiamo continuare a fare: veicolare con azioni concrete i valori della legalità, della giustizia e della difesa della nostra Costituzione".

"Danneggiare i simboli della lotta alla mafia - sottolinea Emiliano con riferimento all'episodio della targa di Rosario Lìvatino - come farebbero dei teppisti di quartiere dà il segno della vergogna della quale si sono ricoperti i mafiosi".

Governo: inasprite pene per i piromani

ROMA - Il governo Gentiloni ha appena presentato un emendamento al decreto per il Mezzogiorno in cui si inaspriscono le pene per i responsabili degli incendi. A confermarlo la relatrice al provvedimento Simona Vicari (Ap).

"Dal primo gennaio 2017 a oggi abbiamo dovuto affrontare 955 richieste" di intervento della flotta nazionale per lo spegnimento di incendi. "Un record assoluto degli ultimi 10 anni". Così il Capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, durante un'audizione in Commissione Territorio e Ambiente al Senato. Nella settimana dal 10 al 17 luglio, ha aggiunto Curcio, "abbiamo ricevuto 325 richieste di intervento". "Fino al 9 luglio le richieste erano state 630".

"La legge quadro 353 sugli incendi boschivi del 2000 era innovativa. Prevedeva che ci fosse un finanziamento da parte dello Stato per l'attività di prevenzione. Quel finanziamento si è negli anni assottigliato fino a essere nullo. Credo che un segnale, se possibile, sarebbe positivo: la prevenzione è collegata alle risorse, alla pulizia del sottobosco e di altre aree, all'organizzazione di attività di vigilanza": è l'appello che il Capo Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha lanciato durante l'audizione in Commissione Territorio e Ambiente al Senato.

Governo: Ministro Costa si dimette

ROMA - Il ministro ha comunicato la sua decisione di lasciare l'esecutivo con una lettera al Presidente del Consiglio. "Caro Presidente - scrive Costa a Gentiloni - ho manifestato nei giorni scorsi la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche. Sono opinioni politiche del tutto naturali, per chi ha una storia politica come la mia. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C'è chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il Governo, ma anche chi le ha apprezzate perché hanno portato una interessante dialettica".

"Tu, caro Presidente - prosegue Costa - hai sempre rispettato le mie idee. Non mi hai mai imposto il paraocchi e non mi hai chiesto di rinunciare alle mie convinzioni. Lo apprezzo moltissimo. Ma non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero. Ho avuto un'occasione unica ed ho fatto un'esperienza bellissima, sempre con il massimo impegno. Ora faccio un passo indietro, perché le convinzioni vengono prima delle posizioni. A chi mi consiglia di mantenere comodamente il ruolo di Governo, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, rispondo che non voglio equivoci, né ambiguità. Allungherò la lista, peraltro cortissima, di Ministri che si sono dimessi spontaneamente. Rassegno, pertanto, con la presente - conclude Costa - le mie dimissioni dall'incarico di Ministro per gli Affari Regionali. Un caro saluto ed un augurio di buon lavoro a te ed a tutti i membri del Governo".

ALFANO: "DIMISSIONI INEVITABILI" - "Credevo lo facesse già un paio di giorni fa. Lo diciamo da tempo: noi vogliamo costruire un'area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra". Lo afferma il leader di Ap, Angelino Alfano, definendo le dimissioni di Costa "inevitabili e tardive". Noi, aggiunge, "abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Comprendiamo che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada senza metterci in fila da nessuna parte".

martedì, luglio 18, 2017

Consorzi di Bonifica, M5S: "Conti correnti pignorati. Regione intervenga prima che si arrivi al collasso"

BARI - “I Consorzi di bonifica versano in una condizione di paralisi economica e ad aggravare la situazione si è aggiunto il pignoramento dei conti correnti dei Consorzi di Bonifica  di Stornara e Tara e Terre d’Apulia ad opera di diversi creditori avvenuto lo scorso 30 maggio”. A denunciare la situazione è il consigliere del M5S Marco Galante, che ha depositato una richiesta di audizione urgente in IV Commissione consiliare dell’Assessore all’agricoltura Di Gioia, del Commissario straordinario unico del Consorzio di Bonifica Centro-Sud Alfredo Borzillo e delle organizzazioni sindacali di categoria  per fare chiarezza in merito alla situazione  finanziaria dei Consorzi commissariati Terre d’Apulia, Stornara e Tara, Arneo e Ugento Li Foggi  e sullo  stato di attuazione della legge regionale n. 1/2017 “Norme straordinarie in materia di Consorzi di bonifica commissariati”.

“La situazione economica in cui versano i Consorzi - dichiara Galante -  sta creando enormi danni sia agli agricoltori che non ricevono il servizio per cui hanno già pagato, sia ai lavoratori che non risultano regolarmente retribuiti. C’è bisogno di un intervento immediato sia per le famiglie dei dipendenti che ormai sono allo stremo, sia per gli agricoltori che non possono rischiare di veder perso il raccolto per mancanza di acqua. Non comprendiamo dunque cosa stiano aspettando l’assessore Di Gioia e il presidente Emiliano”

L’audizione è stata richiesta per fare luce sulla situazione economica e finanziaria dei consorzi soppressi e quali provvedimenti siano stati posti in essere in attuazione della L.R. n. 1/2017 volti a conseguire il riequilibrio della gestione.

“Vogliamo sapere dall’Assessore Di Gioia - continua il pentastellato - se il Governo non ritenga opportuno intervenire sia per consentire il pagamento diretto da parte della Regione Puglia di lavoratori e fornitori che per scongiurare il pericolo, ormai concreto, di sostanziale collasso dei Consorzi”.

Turismo in Puglia: "Più ombre che luci"

BARI - “Eravamo convinti e fieri di vivere nella terra regina per presenze turistiche in Italia e forse in Europa. E invece nel rapporto di UniCredit-Touring Club Italiano, ci ritroviamo al dodicesimo posto. Una disfatta, a mio parere, se si fanno un po’ di conti: la Puglia ha 13,5 milioni di presenze, contro i 63,2 milioni del Veneto; i 44,3 della Toscana e i 37,8 della Lombardia. Certo, il confronto con giganti mondiali del turismo – quali Venezia e Firenze – è arduo, ma ricordo che il Tacco d’Italia può vantare – caso unico, isole a parte – circa 1000 chilometri di coste e un inverno di solito limitato ad un paio di mesi, godendo per il resto dell’anno di un clima favorevole. Inoltre viviamo in un terra ricchissima di opere d’arte, masserie, chiese, santuari e castelli, senza contare tutto l’indotto potenziale del turismo gastronomico e culturale. Se nonostante queste caratteristiche la regina - a parole – diventa paggio vuol dire solo che in realtà siamo ancora all’anno zero in tema di programmazione, alle prese per giunta con una burocrazia ottusa che sta distruggendo quello che poteva/doveva essere un driver decisivo (assieme alla ormai compianta agricoltura) della nostra economia”. E’ quanto denuncia in una nota il consigliere regionale del Gruppo consiliare Ap, Gianni Stea in un appello rivolto direttamente al presidente della Regione Michele Emiliano e all’assessore al ramo, Loredana Capone.

“Qualcuno, prendendo un abbaglio enorme, pensava di vivere di rendita. E invece ora i conti dell’oste ci riportano ad una realtà con poche luci e troppe ombre. La Puglia non ha ancora deciso di quale turismo vuole vivere. Quello raffinato e riservato a pochi? Quello dei ricchi? Il turismo di massa stile riviera adriatica? La Puglia non ha ancora deciso quanto vale un’estate e quanto, condizioni meteo a parte, può durare, mettendo ormai da parte qualsivoglia progetto di destagionalizzazione. La Puglia non ha ancora compreso che di burocrazia si muore. E’ così nel giorno dei dati neri riportati dal rapporto UniCredit-Tci, apprendiamo del sequestro – nel bel mezzo della stagione estiva – di quattro ristoranti sulla costa di Savelletri perché ci sono difficoltà di interpretazione tra la normativa locale e quella nazionale. Apprendiamo, con orrore, che a Otranto, l’audioguida multilingua (già di per sé appartenente alla preistoria del turismo) che dovrebbe illustrare il mosaico composto dal monaco Pantaleone nel 1163, giace in condizioni disastrose. Apprendiamo che musei e chiese fanno orari part time, a volte restano chiusi, spesso mancano di guide all’altezza del compito. Qualcuno dirà: abbiamo il mare e il sole, ma anche Grecia, Spagna, Malta, Egitto, Marocco (solo per fare alcuni esempi) hanno mare e sole, anzi ne hanno più di noi e probabilmente più pulito, ordinato e democratico del nostro, dove si passa da lidi esclusivissimi e costosissimi a spiagge difficilmente raggiungibili, abbandonate al degrado, alla sporcizia e preda di cocomerari e parcheggiatori abusivi. Soprattutto ci sono località, davvero uniche al mondo per panorami e natura, dove però mancano qui servizi essenziali che fanno la differenza soprattutto per gli ospiti che giungono dal centro-nord Europa. E penso al Gargano, che è in testa alla distribuzione percentuale delle presenze turistiche in Puglia (e tra le prime in Italia), ma resta difficilmente raggiungibile e privo di strutture sanitarie adeguate se non a costo di complicati interventi di elisoccorso. Il tutto condito da una macchina burocratica asfissiante e dalla nostra naturale propensione a farci del male nel nome e per conto di un malinteso senso dell’ambientalismo integrale e ottuso che, anche nel caso, è privo di qualsivoglia progettualità concreta e visione presente e futura (l’esempio di quello che doveva essere il Twiga di Otranto è lampante)”.

“Nel frattempo – conclude Stea – gli altri vanno avanti e noi restiamo ipocritamente a contare i nostri ragazzi che hanno ricominciato a prendere i treni per il Nord. Mentre dei nostri famigerati mille chilometri di costa, in realtà, solo una minima parte è degna di un’offerta turistica dignitosa a livello locale, nazionale e internazionale. Creare i presupposti per far si che la nostra regione possa vivere, e bene, quasi esclusivamente di turismo e poi non solo non far niente affinché questa possibilità sia realtà, ma addirittura farci una guerra contro, vuol dire danneggiare un’intera società che cerca riscatto e benessere lontano dalle tentazioni del malaffare. Vuol dire fare il gioco del malaffare, vuol dire sporcare il mare e oscurare il sole”.

Emiliano vara la Giunta 'rimpastata'

di NICOLA ZUCCARO - Il giorno dei rimpasto per la Giunta Regionale è arrivato. Nella prima serata di martedì 18 luglio 2017, Michele Emiliano ha proceduto all'assegnazione delle nuove deleghe assessorili ma ridimensionate, rispetto alla precedente compagine governativa. All'indomani delle dimissioni di Domenico Santororsola da Assessore all'Ambiente, è stato individuato il suo successore in Filippo Caracciolo.

Dimezzata la delega, precedentemente assegnata all'altro dimissionario Giovanni Giannini e relativa ai Lavori Pubblici e ai Trasporti. Per la prima subentra Anna Maria Curcuruto che all'Urbanistica cede il posto ad Alfonsino Pisicchio. Per la seconda, invece, c'è Antonio Nunziante.

Delega dimezzata anche per Loredana Capone, che cede lo Sviluppo Economico a Michele Mazzarano, conservando l'incarico assessorile all'Industria culturale. Su questi avvicendamenti, relativamente al tiro incrociato del centro-destra e dei Pentastellati, Emiliano ha replicato agli attacchi affermando, al termine dell'ultima seduta della Giunta, che "la nostra è una squadra dove si può cambiare ruolo, ma si continua a giocare per la stessa finalità, che è l'interesse del popolo pugliese".

Inoltre, Emiliano ha ringraziato Domenico Santorsola e Giovanni Giannini per l'apporto fornito al Governo della Puglia in questo primo triennio della sua Presidenza.

Giunta regionale: arriva il rimpasto

BARI - Il presidente Emiliano ha affidato le deleghe agli assessori, a seguito delle dimissioni degli assessori Giovanni Giannini e Domenico Santorsola. Al vicepresidente Antonio Nunziante, assessore al Personale e Protezione Civile, è stata affidata anche la delega ai Trasporti. A Anna Maria Curcuruto è stata affidata la delega ai Lavori Pubblici. Al consigliere Alfonsino Pisicchio è stata affidata la delega all’Urbanistica. Al consigliere Michele Mazzarano è stata affidata la delega allo Sviluppo Economico. Loredana Capone resta assessore a Cultura e Turismo. Al consigliere Filippo Caracciolo è stata affidata la delega all’Ambiente.

EMILIANO: "LA NOSTRA È UNA SQUADRA CHE GIOCA PER L’INTERESSE DEI PUGLIESI" - “La nostra è una squadra dove si può cambiare ruolo, ma si continua a giocare per la stessa finalità, che è l’interesse del popolo pugliese”: lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al termine della seduta di giunta odierna.

“Ringrazio - ha detto - Mimmo Santorsola e Gianni Giannini per il contributo, l’amicizia, e la fantastica collaborazione che ci hanno offerto. Do il benvenuto ad Alfonso Pisicchio, Filippo Caracciolo e Michele Mazzarano che sono entrati per supportare lo sforzo di governo della regione. Tutto questo in una giornata nella quale l’interesse a spingere sull’attuazione del programma è sempre più forte. I cittadini devono sapere che tra il ruolo di consigliere e quello di assessore regionale la differenza è veramente minimale, ormai tutti sono impegnatissimi nello sforzo di governo della regione. La Giunta è fortemente connessa al Consiglio e cerca in tutti i modi di lavorare in modo congiunto”.

Ilva: Labriola, "Roma dia garanzie su salvaguardia occupazionale"

TARANTO - “La sconclusionata vicenda Ilva, con il passaggio della prima acciaieria europea ad Arcelor Mittal, continua a destare viva preoccupazione tra tutte le persone di buon senso, lavoratori dell’azienda in primis, che temono per il proprio futuro. Con un’interrogazione rivolta al ministro del Lavoro ho chiesto allo Stato di mostrare la massima responsabilità a tutela delle migliaia di famiglie che si ritrovano in balia degli eventi, facendosi promotore di un tavolo congiunto tra le parti, come già richiesto dai sindacati, e per individuare modalità e tempistiche atte a scongiurare nuovi disoccupati”, lo dichiara l’onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia.

“Nascondersi dietro ad un dito non serve a nulla – prosegue la deputata forzista –. Lo sciopero di 4 ore proclamato dai sindacati per mercoledì, in concomitanza del quale potrebbe essere attuata anche una sensibilizzazione della popolazione locale con iniziative informative, è sintomatico di una situazione di grave difficoltà e disagio. Le rassicurazioni sin qui giunte dal Mise nulla possono contro gli annunciati 6 mila esuberi. Lo Stato deve dire, e subito, in quale direzione si muoverà per fare sì che coloro che presto non lavoreranno più in Ilva possano godere di nuove opportunità formative e professionali. Solo scelte avvedute eviteranno un ulteriore inaccettabile peggioramento della già gravissima situazione economica tarantina”.

lunedì, luglio 17, 2017

Fondo affitti: Regione stanzia altri 10 mln

BARI - La Giunta Regionale ha messo a disposizione dieci milioni di euro da destinare al cofinanziamento regionale del Fondo Nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, anno 2015.

Grazie all’azione congiunta dell’assessore alla Pianificazione Territoriale,  Anna Maria Curcuruto, e dell’assessore al Bilancio, Raffaele Piemontese, questa somma, in aggiunta ai cinque milioni già resi disponibili, consentirà, nonostante il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non abbia stanziato alcuna risorsa per lo stesso anno,  la concessione dei contributi sui canoni di locazione 2015 ai soggetti meno abbienti.

!La somma complessiva di  quindici milioni di euro che la Giunta Regionale ha reso disponibile – spiega Curcuruto - sarà con immediatezza ripartita tra i Comuni, per la successiva emanazione da parte dei Comuni medesimi dei bandi  per l’individuazione dei soggetti destinatari dei contributi”.

Sviluppo: Emiliano incontra delegazione iraniana della Regione di Hormozgan

BARI - “Riprendere la grande amicizia con il popolo iraniano e costruire insieme nuove opportunità di sviluppo e di collaborazione per entrambi i Paesi”, con questo spirito il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha accolto questa mattina in presidenza una delegazione iraniana della Regione di Hormozgan (composta dal suo Presidente, Jasem Jaderi e da alcuni rappresentanti culturali, commerciali e finanziari) per dialogare e confrontarsi su una accordo di collaborazione tra le due regioni da sottoscrivere dopo l’ok della presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero degli Esteri.

“Abbiamo vissuto questa anni (gli anni delle sanzioni ndr) con grande dolore – ha detto Emiliano nel corso dell’incontro - perché noi sapevamo che in questo modo stavamo interrompendo una catena di amicizia molto importante. Abbiamo provato a spiegare del privilegio di aver avuto, quando ero sindaco di Bari, nel conoscere gli uomini e le donne dell’Iran, ma la nostra voce era troppo piccola e non ci siamo riusciti. Potete quindi immaginare come è stata grande la nostra felicità nel sapere che questa amicizia può riprendere vigore e passare così alle nuove generazioni. Noi abbiamo la stessa idea della famiglia, della società, dell’economia e anche della pace”.

“Con l’incontro di oggi, voglio riprovarci. Voglio riprendere a spiegare quanto utile ed emozionante può essere riprendere questa grande amicizia tra il popolo italiano e il popolo iraniano. Sono convinto che, con i miei collaboratori, potremo mettere a disposizione molte opportunità per cercare di lavorare insieme. Possiamo fare tante cose e le faremo con convinzione e determinazione”.

Scopo dell’incontro, al quale hanno partecipato anche i direttori dei Dipartimenti regionali Sviluppo economico Domenico Laforgia, Agricoltura Gianluca Nardone, Cultura e Turismo Aldo Patruno e Rapporti Internazionali Bernardo Notarangelo,  confrontarsi sull’accordo di collaborazione che prevede diversi ambiti di intervento. Tra questi, il turismo sostenibile e creativo, la promozione di investimenti industriali, le innovazioni  tecnologiche nell’ambito della ricerca, l’innovazione, l’agricoltura e la pesca etc.

“L’economia è un veicolo di amicizia così come l’amicizia è veicolo di economia – ha sottolineato Emiliano - Noi dobbiamo essere capaci di stabilire buoni rapporti economici. Ad esempio la Puglia oggi ha il secondo o terzo porto più importante potenzialmente di tutto il mediterraneo, che è il porto di Taranto, città alla quale io tengo tantissimo e che ha bisogno di un rilancio economico. Questa potrebbe essere l’occasione per consentire a tutta l’economia iraniana di proiettarsi sui nostri porti per poter assicurare anche la semilavorazione e non solo i trasporto. Il porto di Taranto infatti avrà una zona retroprtuale molto importante. E questa potrebbe essere un’ipotesi di collaborazione per consentire alle aziende iraniane di investire sui nostri territori e alle aziende italiane di investire sui territori iraniani, che peraltro sono molto simili”.

Altro settore di intervento, per Emiliano, potrebbe essere anche quello universitario attraverso uno scambio accademico e scientifico attorno alle principali questioni, non solo culturali ma anche della scienza e della tecnica (Bari è sede del terzo politecnico italiano). Un ambito importante di collaborazione sicuramente quello legato alle questioni relative all’agricoltura, all’evoluzione della filiera industriale del settore e al riuso dell’acqua depurata in agricoltura.

Al termine del confronto durato più di due ore, c’è stato il consueto scambio di doni. 

Gasdotti, M5S: "Domani sit-in di protesta contro scelte miopi di Governo e Regione"

BARI - Scelte frutto di una politica energetica fallimentare attuata dal governo nazionale ai danni della collettività e avallate dall’inerzia del governo regionale, che plaude addirittura all’approdo sulle coste pugliesi di un terzo gasdotto. Il gruppo consiliare del Movimento 5 stelle torna a ribadire il proprio no ai progetti di TAP, Poseidon ed Eagle LNG annunciando - nella conferenza stampa tenutasi questa mattina alla quale sono intervenuti i consiglieri Antonio Trevisi e Gianluca Bozzetti, la senatrice Daniela Donno ed esponenti del Movimento NO TAP - un sit-in di protesta che prenderà il via domani alle 10,30 di fronte alla sede del Consiglio regionale. Una iniziativa di cittadini, attivisti, associazioni "alla quale sono invitate anche le altre forze politiche che intendano schierarsi a difesa del territorio e degli interessi dei cittadini pugliesi”.

Le ragioni del Movimento che - come hanno ricordato i consiglieri Bozzetti e Trevisi - “dal primo momento ha evidenziato le criticità dei progetti e gli interventi necessari a rivedere le autorizzazioni, vengono rafforzate oggi da nuovi elementi: i dati preliminari delle indagini condotte da Arpa Puglia, da noi sollecitate e finalizzate alla valutazione dello stato ambientale della zona di San Foca individuata da TAP come approdo, indicano che la presenza di Posidonia non è sporadica, viziando così la procedura di affidamento dell’opera. Inoltre, le dichiarazioni di EAGLE LNG, relative alla mancanza di posidonia nel sito di Lendinuso, sarebbero in contraddizione con quanto sostenuto da TAP che invece aveva scartato quella stessa zona a causa della presenza della pianta acquatica”.

"Senza dimenticare – ha sottolineato il consigliere Trevisi – che secondo Arpa lo studio di TAP è carente nella valutazione degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico riconducibile agli inquinanti Pm 10, monossido di carbonio, ossido e biossido di azoto emessi sia nella fase di cantiere che in quella di esercizio e che manca anche la valutazione di impatto sanitario”.

L’analisi dei cinquestelle si allarga poi alle ragioni per cui “una politica energetica basata sul gas nel 2017 sia fallimentare e miope da tutti i punti di vista, ambientale, economico e strategico e mentre il mondo si muove verso le fonte rinnovabili in Puglia si sceglie di “innovare” puntando sul “vecchio”.

“Nel 2005 - ha spiegato Trevisi - il consumo interno lordo di gas naturale in Italia era pari a 71,17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) nel 2015 si è attestato a 55,30 Mtep (fonte Bilancio Energetico Nazione del Ministero dello sviluppo Economico). In poco più di un decennio i consumi di gas in Italia sono scesi di oltre un quinto però oggi si continua a dire che abbiamo bisogno di realizzare dei gasdotti. In Puglia se ne vogliono realizzare addirittura tre. Nulla fa pensare che il gas possa diventare il vettore energetico del futuro: nel settore industriale ed edilizio gli impianti di riscaldamento hanno rese maggiori proprio se elettrici, alimentati da impianti fotovoltaici o altre rinnovabili e nel settore dei trasporti tutti puntano a sviluppare una mobilità elettrica a basso impatto ambientale. Di scelte energetiche sbagliate ne abbiamo viste molte negli ultimi decenni e questa si aggiungerebbe alle altre perché non c’è nulla che faccia pensare ad un interesse strategico nazionale di queste opere se non un grosso business che punta a monetizzare gli ultimi grossi giacimenti esistenti sul pianeta”.

In conclusione l’appello a “non ritardare la diffusione delle fonti rinnovabili, ormai più convenienti economicamente delle fossili. Non ce lo possiamo permettere, perché i cambiamenti climatici non seguono le logiche della ricchezza concentrata nelle mani di pochi. Domani manifesteremo per ribadire al governo regionale e a quello nazionale che i pugliesi sono stanchi di scelte miopi che si trasformeranno in problemi per i nostri figli domani. Per una volta si provi a ragionare a lungo termine per il bene della nostra collettività e non solo per soddisfare i soliti squallidi interessi economici e politici di qualcuno. Questo è il momento giusto per investire sul futuro ed abbiamo i mezzi per farlo”.